No al terrorismo fascista a Venezia
Eddyburg
Laboratoriooccupato Morion, 13 febbraio 2018. I motivi e le ragioni della chiamata a raccolta per il presidio cittadino antifascista di oggi. Parole di equilibrio dal centro sociale di Venezia.  Solo tutti assieme si sconfigge la violenza. (m.p.r.)


Chiudiamo una volta per tutte le porte della città all'odio.

CI VEDIAMO DOMENICA 18 ALLE 14 DAVANTI ALLA STAZIONE per dar vita a una grande piazza antifascista e antirazzista e allontanare Forza Nuova dalla nostra città.


Sabato scorso a Macerata è andata in scena una grande manifestazione, dove 30.000 persone hanno dato la migliore risposta possibile ad un attentato terroristico di matrice fascista, razzista e sessista. Lo hanno fatto da donne e uomini liberi, non solo contro la destra, ma nonostante tanti partiti, sindacati ed associazioni del centrosinistra abbiano tentato di boicottare quella piazza per mero calcolo elettorale. Sono stati sconfessati dalla loro stessa base che, assieme ai movimenti, ha invaso pacificamente Macerata, regalando gioia, energia ed una boccata d'ossigeno per chi cominciava a sentirsi stretto tra l'odio neofascista e l'indecenza delle istituzioni.

E' necessario che lo spirito di Macerata viva in ogni città, compresa la nostra. Dire no al terrorismo fascista a Venezia significa prima di tutto non accettare che la nostra città venga utilizzata come sfondo dalla propaganda di chi proclama l'odio razziale, la soppressione violenta di ogni diversità etnica, culturale, di genere e auspica il ritorno dei pogrom.

Luca Traini non è, come tutto l'arco istituzionale si è affrettato ad indicare, un folle. Se i partiti balbettano per calcolo elettorale, per timore di perdere consensi nella "pancia del paese", a tutte e tutti noi, tocca invece il compito di dire la verità. Luca Traini è un terrorista fascista. Se, di fronte a questa evidenza, Berlusconi e Salvini soffiano sul fuoco dando la colpa all'immigrazione, c'è addirittura un partito che ha apertamente dichiarato di stare dalla parte dello sparatore, di sposarne le ragioni, di voler sostenere le sue spese legali, di avvallare l'inaccettabile sessismo implicito nel volere presentare quell'azione come reazione al probabile omicidio di Pamela. Pamela che così è offesa due volte, prima da chi l'ha uccisa e martoriata, poi da chi la usa come scusa per un'aggressione razzista nel confronti di persone totalmente innocenti.
Il partito in questione è Forza Nuova che ha così definitivamente gettato la maschera rivelandosi per quello che è, un'organizzazione in nulla differente da quei gruppi di fanatici islamisti che si felicitano quanto un terrorista radicalizzato si lancia con un camion sulla folla del lungomare. Forza Nuova sarebbe felice di una strage in una moschea a firma di un gruppo neofascista, tanto quanto lo Stato Islamico si felicita di un omicidio di massa in una sala da concerto nel cuore dell'Europa.

Purtroppo non stiamo drammatizzando, l'ondata neofascista non è più un fenomeno minoritario, ma avanza in tutta Europa con ambizioni di governo. E' molto probabile che dopo il quattro marzo siederanno al Parlamento, per la prima volta dalla Liberazione, dei deputati apertamente fascisti.

Di fronte a questa follia l'argine istituzionale è saltato, il rifiuto del fascismo non è più una precondizione alla vita democratica, ma una variabile da giocarsi a seconda del calcolo elettorale. Ciò significa che l'antifascismo non è più delegabile alle autorità, non basta richiamarsi alla carta costituzionale, nessun democratico può sentirsi dispensato dalla necessità di ricostruire una cultura di un nuovo antifascismo all'altezza dei tempi.

Un nuovo antifascismo popolare, questo deve nascere, e può nascere a partire dalle città. Può nascere da quei luoghi che più di altri hanno fondato le loro fortune sull'apertura verso il mondo, che hanno creato le proprie ricchezze economiche e culturali sul meticciato, che hanno costruito modelli sociali vincenti a partire dal confronto continuo tra differenze, tramutando la paura dell'altro in forza comune.

Eppure oggi la risposta più semplice alla crisi è il razzismo, è la guerra tra poveri. Nessuna città è più al sicuro e questo vale anche per Venezia. Non basta più la sua storia cosmopolita a tenerla al riparo. Sono anni che le formazioni neofasciste provano a radicarsi qui, già forti di un consenso storico in alcune aree della regione. Da anni i movimenti sono impegnati nella lotta per impedire che questo radicamento avvenga, che la cultura dell'odio trovi uno spazietto, magari piccolo, ma prezioso, per attecchire anche da noi.

Dunque noi proponiamo di aprire una campagna permanente per riaffermare il primato dell'antifascismo. Una campagna aperta ai singoli e alle organizzazioni dove ognuno, secondo la proprie possibilità e sensibilità, si impegni nella promozione di una cultura democratica e nella vigilanza contro le manifestazioni di fascismo nel nostro territorio. C'è bisogno di tutti e a tutti dobbiamo parlare, abbandonando le nostre certezze, ripensando pratiche, linguaggi, immaginari.
C'è bisogno dei giovani che in troppi casi incominciano ad incanalare la rabbia generazionale in pulsioni razziste ed identitarie. C'è bisogno delle donne e dei generi non conformi che oggi devono battersi contro rigurgiti di sessismo e patriarcato. C'è bisogno dei migranti che sono il capro espiatorio di una crisi che ha a che fare non tanto con loro, ma con la mancanza di giustizia sociale e con l'aumento del divario di reddito tra ricchi e poveri. 
C'è bisogno degli antirazzisti che fanno un lavoro incredibile su territori (geografici e digitali) spazzati dal vento della xenofobia. C'è bisogno del mondo della cultura e della ricerca, in parte destrutturato dal pensiero unico neoliberale, in parte assopito e autoreferenziale, spesso solerte nel fornire lezioni di politicamente corretto, raramente pronto a mettere in discussione le proprie certezze e dunque a ritrovare un ruolo sociale oltre l'autoconservazione. C'è bisogno persino di quelle organizzazioni e di quei sindacati che non hanno svenduto la propria azione al mero calcolo elettorale, la crisi della rappresentanza dipende anche dal prolungato e sistematico abbandono del terreno dell'antifascismo. C'è bisogno dei ceti popolari, impoveriti e invitati a scagliarsi contro altri poveri piuttosto che contro i responsabili effettivi delle loro condizioni. 
C'è bisogno dei ceti medi democratici e dei lavoratori autonomi, impoveriti anch'essi, individualizzati e a volte intrappolati in una sindrome da "anime belle", involontari favoreggiatori dei neofascismi a colpi di citazione di Voltaire. C'è bisogno degli imprenditori, non certo di quelli che sfruttano e dequalificano il lavoro o di quelli che hanno deciso di giocare sui tavoli della finanza globale, ma di quelli intenzionati (come un tempo) a coniugare profitto e giustizia sociale, impresa e cultura democratica, investimento e filantropia. C'è bisogno di quelle organizzazioni religiose che fanno dell'ecumenismo, della pace e dell'accoglienza degna altrettanti pilastri della loro fede.

Crediamo, infine che ci sia anche bisogno di noi, dei centri sociali, dei comitati, dei collettivi, di noi che non abbiamo mai abbandonato l'antifascismo, ma che oggi dobbiamo certamente ripensarlo alla luce di una critica delle nostre convinzioni. Non vogliamo rinunciare alla radicalità, ma questa non vive se non inserita all'interno di un tessuto rinnovato di relazioni, di dialogo e di pratiche con chi è diverso da noi, ma che con noi condivide un'impostazione antifascista.
Cominciamo da Venezia, facciamo circolare questo appello per costruire una campagna permanente che prima di tutto dica no all'accoglienza di manifestazioni favorevoli al terrorismo fascista e che poi sfoci in momenti pubblici, costituenti di un nuovo tessuto di antifascismo culturale e popolare.
Riaffermare la connotazione di Venezia come città democratica dipende da tutte e tutti noi!

Domenica 18 Forza Nuova sarà a Venezia. È compito nostro far sì che ciò non avvenga mettendo in campo tutte le anime antifasciste di questa città.
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