Nigrizia febbraio
Alex Zanotelli
Nigrizia, 28 febbraio 2018. Una delle grandi sfide mondiali delle quali nessuno dei grandi partiti parla in questa squallida campagna elettorale, né è in grado di rivendicare una propria azione coerente

È grave che un problema così impellente come la crisi ecologica non sia al centro del dibattito elettorale nel nostro paese. «Le previsioni catastrofiche - ci ammonisce papa Francesco nella enciclica Laudato si’ - non si possono più guardare con disprezzo o ironia. Potremo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia».
Siamo sull’orlo del disastro ecologico. Eppure continuiamo a procedere come se nulla fosse. La colpa è di tutti noi. Primo della politica, oggi prigioniera della lobby degli idrocarburi, poi del movimento ambientalista, oggi più che mai frammentato e indebolito, e infine delle comunità cristiane che non hanno ancora colto la sfida della “conversione ecologica” lanciata dal papa.
Il movimento ambientalista riteneva che l’Accordo di Parigi (Cop 21 - 2015) avrebbe finalmente dato una forte spinta per forzare i governi a prendere drastiche misure per scongiurare la catastrofe ecologica. Ma purtroppo non ci eravamo accorti che Parigi era il frutto avvelenato delle lobby petrolifere Usa, perché è solamente un accordo e non un Trattato, e inoltre ogni nazione ha la responsabilità di decidere i suoi impegni che non sono vincolanti.
Ci eravamo illusi che il movimento avrebbe potuto forzare i governi ad implementare l’Accordo: ciò non è avvenuto. L’arrivo poi di Trump, con la decisione di ritirare gli Usa dall’Accordo, ha fatto il resto. L’Italia, che invece ha firmato l’Accordo, ha fatto ben poco per metterlo in pratica. Con “Sblocca Italia”, il governo Renzi ha rilanciato con forza le trivellazioni per terra e per mare, prevedendo procedure semplificate per il rilancio dei permessi di ricerca e di estrazione. Sia Renzi che Gentiloni hanno poi continuato la politica degli inceneritori, delle discariche, della cementificazione selvaggia del suolo, della TAV, della TAP, delle megastrutture stradali e aeroportuali.
«La questione ambientale - ha detto giustamente il senatore Manconi - riguarda il Pd e tutta la politica italiana e rimanda a un deficit culturale dell’intera classe dirigente». Dobbiamo riconoscere che i partiti italiani, in larga parte, sembrano avere un’unica preoccupazione: la crescita. Eppure sappiamo che una crescita costante e illimitata, sia in economia come nei comfort, è alla base della crisi ecologica.
Purtroppo dobbiamo anche riconoscere che il movimento in difesa dell’ambiente si è indebolito e annacquato. «Col passare degli anni, i movimenti si sono appiattiti sui valori e le “leggi” dell’economia globalizzata - osserva l’ambientalista Giorgio Nebbia. Molti sono diventati collaboratori dei governi nelle imprese apparentemente verdi». In questo indebolimento hanno giocato anche fattori come visibilità, protagonismo, individualismo, ricerca di potere. Anche in Campania il movimento (contro discariche, rifiuti tossici, roghi) si è sciolto come neve al sole.
Ma altrettanto deludente per me è il fatto che dalle comunità cristiane non sia nato un forte impegno ecologico in seguito all’enciclica Laudato si’. Un impegno che trova difficoltà a essere fatto proprio dai fedeli, forse perché anche preti e vescovi non l’hanno fatto proprio. Infatti non è ancora nato un serio movimento in seno alla Chiesa in Italia. È un peccato questo perché un serio impegno da parte della comunità cristiana potrebbe rafforzare il movimento in difesa dell’ambiente. Solo insieme, credenti e laici, potremo realizzare un grosso movimento popolare per forzare i partiti e il nuovo governo a mettere al centro il problema ecologico. E’ un compito fondamentale per tutti noi, credenti e laici. Solo insieme ci possiamo salvare.
«L’Accordo di Parigi è totalmente insufficiente per affrontare la problematica del riscaldamento globale - affermano G. Honty e E. Gudynas di Via Campesina. La società civile non può restare passiva e deve raddoppiare i propri sforzi per andare oltre questo tipo di accordi e realizzare misure effettive, reali, concrete, contro il cambiamento climatico. Molte saranno costose e dolorose, ma il compito è urgente».
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