La soap opera delle grandi navi
Giulio Marcon
Il manifesto, 25 febbraio2018. Tutto giusto e condivisibile: l’obiettivo è fuori le grandi navi dalla Laguna. Ma questo è solo un aspetto del problema: l’altro è la non sopportabilità, per Venezia, della quantità e la qualità della massa di visitatori. Ne riparleremo


«Venezia. La vicenda delle grandi navi a Venezia sembra una telenovela infinita, una soap opera in cui la fanno da protagonisti e comprimari dilettanti che non sanno di che parlano, “ponzio pilati” che scappano di fronte alle responsabilità e furbetti che vogliono che resti tutto così com'è»
Ormai siamo al ridicolo. La vicenda delle grandi navi a Venezia sembra una telenovela infinita, una soap opera in cui la fanno da protagonisti e comprimari dilettanti che non sanno di che parlano, “ponzio pilati” che scappano di fronte alle responsabilità e furbetti che vogliono che resti tutto così com’è. Ricordiamo ancora una volta come sono andate le cose. Nel marzo del 2012 (dopo la tragedia di gennaio della Concordia all’isola del Giglio), il governo Monti emanava un decreto (il Clini- Passera) in cui si vietava la navigazione delle imbarcazioni di stazza superiore alle 40mila tonnellate per il bacino di San Marco e il canale della Giudecca. Da tempo i “grattacieli del mare” lunghi 300metri e alti come palazzi di 12-13 piani passano o sostano a pochi metri da Piazza San Marco e solcano il canale della Giudecca, sballottando le piccole imbarcazioni e mettendo a dura prova canali e fondamenta. Ma c’è un “ma”. Qualche riga dopo aver posto il divieto, il decreto ne stabiliva… la sospensione fino a quando non sarebbe stata trovata una soluzione alternativa.

Sono trascorsi sei anni (e quattro governi: Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) e la soluzione non è stata trovata. Così i ”grattacieli del mare” hanno continuato a navigare per il canale della Giudecca e davanti San Marco, anche se con delle limitazioni più stringenti introdotte nel frattempo dall’autorità marittima di Venezia. Ma nei mesi scorsi c’è stata una novità: a novembre si è riunito il cosiddetto “comitatone” (che riunisce ministeri, enti locali, ecc) e – a quanto si è appreso dalla stampa- avrebbe trovato la soluzione alternativa: ovvero il transito delle grandi navi per il “canale dei petroli” che dalla bocca di Malamocco, dopo più di 25 chilometri arriva a Marghera. Si tratta di una ipotesi totalmente sbagliata e impraticabile (e a quanto ci ha detto Galletti, nemmeno sottoposta alla Valutazione di Impatto Ambientale), e per un semplice motivo: comporta altri scavi in laguna, per allargare o raddoppiare addirittura il canale. Soluzione dunque inaccettabile, che sconvolgerebbe un ecosistema delicatissimo che non può sopportare più altre devastazioni.

Il condizionale comunque è d’obbligo. Infatti di quella riunione di tre mesi fa non esiste nessun documento: né un “atto di indirizzo” (chi l’ha visto?), né un verbale, che pure dovrebbe pur esserci.

Tutto questo sta rendendo impossibile all’autorità marittima l’emanazione di una nuova ordinanza con l’indicazione del consolidamento delle limitazioni per il 2018 e gli anni a venire. L’omissione del governo sta aggravando la situazione in laguna ancora di più, soprattutto nell’imminenza della nuova stagione crocieristica in cui riprenderà alla grande il flusso delle grandi navi. Basta. Il governo sta facendo “melina”: prima sei anni di latitanza, poi la prospettiva di una soluzione, quella di Marghera (tutta campata in aria, senza progetto e valutazione di impatto ambientale, comunque sbagliata), che sembra fatta apposta per lasciare le cose così come sono e permettere alle grandi navi di continuare a passare indisturbate per il canale della Giudecca e il bacino di San Marco.

Ci sono tre condizioni irrinunciabili per trovare una soluzione “alternativa” alla navigazione delle grandi navi in laguna: a) il coinvolgimento dei cittadini delle comunità locali interessate, attraverso una consultazione vincolante sulle soluzione definitiva, b) un confronto tra le proposte presentate, che ovviamente devono superare pienamente la Valutazione di Impatto Ambientale: nessuna soluzione può essere imposta da Roma, c) il rispetto di un vincolo fondamentale: nessun altro scavo in laguna.

Alla fine si arriverà a questa conclusione: l’unica soluzione possibile per le grandi navi è di portarle fuori, non solo dal canale della Giudecca e da San Marco, ma dalla laguna.
Leggere in proposito l'articolo di Clara Zanardi, Oltre la nave 


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