Tanzania. Al via l'impianto idroelettrico nella riserva d Selous
Bruna Sironi
Nigrizia, 2 gennaio 2018. per produrre ulteriore energia finalizzata ad accrescere uno sviluppo insensato e terricola si apprestano a distruggere una preziosa riserva naturale e a sfrattare dal loro habitat 200mila persone



«I lavori dovrebbero partire a febbraio. Il progetto costerà 2,6 miliardi di dollari e produrrà 2.100 Megawatt di energia elettrica. Secondo un rapporto diffuso dal Wwf nel 2017, la costruzione dell’impianto tanzaniano avrà un impatto negativo per la sopravvivenza di almeno 200mila persone che vivono ora di agricoltura»


Potrebbero cominciare il prossimo febbraio i lavori di costruzione di un impianto per la produzione di energia elettrica nel cuore della riserva naturale di Selous, nel sud della Tanzania, compresa tra i siti patrimonio dell’umanità dall’Unesco fin dal 1982. Lo hanno deciso i ministeri competenti in una recente riunione a Dodoma, la nuova capitale amministrativa del paese. L’impianto si comporrà di una diga, la Kidunda Dam, e di una stazione per la produzione di energia idroelettrica, la Stiegler’s Gorge Hydropower generation station, entrambe costruite nel cuore della riserva. Il progetto costerà complessivamente 2,6 miliardi di dollari e produrrà 2.100 Megawatt di energia elettrica. Il progetto, studiato già una quarantina d’anni fa, è fortemente voluto dal presidente tanzaniano John Magufuli, che si propone così di spingere l’industrializzazione del paese e di attirare investimenti stranieri, secondo il suo piano quinquennale di realizzazioni a sostegno dello sviluppo del paese. Almeno nella sua fase iniziale, verrà finanziato con risorse nazionali.

Il progetto è stato molto criticato in tutto il suo percorso perché verrà realizzato in una riserva naturale vasta più o meno come la Svizzera, una delle più grandi e importanti di questo genere non solo in Africa, ma nel mondo intero. Vi si trovano alcuni siti noti per essere stati l’habitat di gruppi di ominidi, ed è dunque da considerare come una delle culle dell’umanità.

Ha inoltre una numerosa e differenziata fauna selvatica, tra cui una popolazione di almeno 110mila elefanti, il gruppo più numeroso rimasto al mondo. Tra i critici più accesi è da annoverare il governo tedesco, che, attraverso la Frankfurt Zoological Society (FZS) e il WWF sta finanziando un programma anti bracconaggio e uno di sostegno allo sviluppo ecosostenibile della zona, in cui protagonista è la popolazione locale. Questi gruppi ambientalisti e animalisti, e numerosi altri, temono infatti fortemente che la costruzione dell’impianto metterà in gioco l’equilibrio socio ambientale di un vasto territorio oltre a facilitare l’attività di bracconaggio che già ora è fuori controllo nel paese. Ha espresso timori perfino la Banca Mondiale, che sta finanziando nella zona programmi di sostegno al turismo, attività che genera annualmente un prodotto di 6 milioni di dollari.

Secondo un rapporto diffuso dal WWF nel 2017, la costruzione dell’impianto avrà un impatto negativo per la sopravvivenza di almeno 200mila persone che vivono ora di agricoltura e pesca nel bacino del fiume che verrà devastato dalla diga. Ripercussioni si avranno fino alle coste dell’Oceano Indiano dove saranno messe a grave rischio anche zone umide protette dalla convenzione internazionale di Ramsar.

In molti si sono appellati al governo tanzaniano perché abbandoni il progetto, frutto di un modello di sviluppo decisamente sorpassato, per investire nello sfruttamento di fonti alternative di energia, come ad esempio il gas, di cui il paese sembra essere ricchissimo. Ma almeno per ora gli appelli sono caduti nel vuoto

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