Meno disuguaglianze se la governance è donna
Marco Coch
Nigrizia, 6 gennaio 2018. Drammatico il divario tra ricchi e poveri nel Continente antico, massimo in Nigeria e in Sudafrica. Che fare per superarlo, secondo la rivista dell'Onu. Africa Renewal, che spiega come il promuovere l’uguaglianza di genere, anche nella gestione del potere, giovi alla società e all’economia




Quanto la ricchezza dell’Africa sia sempre più concentrata nelle mani di pochissime persone è stato esaminato tre mesi fa dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), che in un dettagliato studio ha evidenziato l’enorme divario tra ricchi e poveri nel continente. Tra i dati salienti da segnalare, il primato del Sudafrica, che oltre a essere l’economia più sviluppata dell’Africa è anche quella con il più alto livello di disuguaglianza di reddito al mondo. Ed appare, inoltre, che tra i 19 paesi nei quali si registra la maggiore disparità a livello globale, ben dieci sono in Africa subsahariana. Tra questi figurano Botswana, Namibia e Zambia.

Senza tralasciare la profonda disparità che affligge la Nigeria, monitorata nel maggio scorso da uno studio di Oxfam, dal quale emerge che nel 2017 la scala della disuguaglianza nel paese africano ha raggiunto livelli estremi. Come dimostra il fatto che le cinque persone più ricche della nazione detengono una ricchezza complessiva di 29,9 miliardi di dollari, che equivale all’intero bilancio della Nigeria nel 2017.

Tutti questi dati convergono sull’urgenza di combattere la disuguaglianza, alla quale la rivista quadrimestrale Africa Renewal, edita dalla sezione africana del dipartimento delle Nazioni Unite per l’informazione pubblica, ha dedicato il suo nuovo numero.

Nel descrivere lo scenario, il magazine specifica che i paesi dove la disuguaglianza di reddito è più elevata sono principalmente quelli dell’Africa meridionale e centrale, mentre le cause alla base della disparità sociale raramente sono le stesse da un paese all’altro. Tra i fattori primari che influenzano le disuguaglianze sono inclusi l’accesso limitato a capitali e mercati, sistemi fiscali ingiusti, eccessiva esposizione a determinati mercati vulnerabili alle oscillazioni delle materie prime, corruzione dilagante e cattiva gestione delle risorse pubbliche.

Cose da fare

Dalla lettura dei vari approfondimenti contenuti nella pubblicazione si evince, che per affrontare una sfida di simili dimensioni è necessario fornire risposte multiple. Qualunque sia la storia e le dinamiche economiche di ogni singolo paese, alcune misure si sono già rivelate particolarmente proficue nel ridurre le disuguaglianze nella macroregione.

Tra queste, vengono elencate l’aumento della produttività tra i piccoli agricoltori, la garanzia per le donne dell’accesso alle risorse produttive necessarie alla sicurezza alimentare delle famiglie, la riduzione del favoritismo nelle opportunità economiche, la promozione della manodopera intensiva nelle industrie, la fissazione di salari minimi, il potenziamento della lotta all’evasione fiscale per impedire ai ricchi di evadere le tasse, l’aumento delle imposte dirette, l’incentivazione di investimenti nell’istruzione e nell’agricoltura, oltre all’introduzione di incisivi programmi di protezione sociale per porre fine alle forme di esclusione.

Nondimeno, è importante promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile. Lo dimostra il fatto che la disuguaglianza di genere incide sul 6% del Pil dell’Africa subsahariana, mettendo a repentaglio gli sforzi del continente per lo sviluppo umano inclusivo e la crescita economica.

Il reddito familiare favorisce in modo sproporzionato i maschi adulti, mentre la discriminazione di genere è acuta ed endemica. Una delle analisi contenute nella rivista correla l’uguaglianza di genere con lo sviluppo umano rilevando che Maurizio e Tunisia hanno bassi livelli di uguaglianza di genere e alti livelli di sviluppo umano. Al contrario, Ciad, Mali e il Niger hanno alti livelli di disuguaglianza di genere ma bassi livelli di sviluppo umano.

Ne consegue che gli uomini sono indicati come i principali responsabili dei problemi economici dell’Africa. E inoltre è anche evidenziato che quando a livello decisionale c’è una maggioranza femminile, c’è meno corruzione. Fino ad oggi, però, non si è sufficientemente incoraggiato l’aumento della presenza di donne nella governance africana.
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