In libreria l'autobiografia di Toni Negri 'Galera ed esilio': appunti del passato, spunti per il presente
Rosa Mauro
Huffington post, 25 gennaio '18. In un nuovo libro di Antonio Negri una pagina dimenticata della nostra democrazia malata, che per non rischiare di essere salvata utilizza il terrore mediatico

«Storia di un comunista: l'Italia degli anni '70-80, i teoremi politico-giudiziari, Pannella, Rodotà...»

Vale la pena leggere Storia di un comunista perché non tratta della mera difesa di un uomo cui è toccata la parte di "prigioniero da esibire", come Negri pure scrive nel libro, di "capro espiatorio di una stagione di insuccessi del potere nel reprimere la rivolta dei movimenti cominciata nel '68".

No: Storia di un comunista è un'autobiografia intellettuale e sentimentale, la biografia di un'intera generazione e la rivendicazione di una filosofia di vita e di lotta: l'Autonomia, richiesta collettiva di "trasformazione e partecipazione". Niente a che fare con lo "sciovinismo militarista" delle Brigate Rosse, che Negri si ritrovò come compagni di carcere, con cui si scontrò proprio lì tra le sbarre fino a riceverne minacce di morte e fino a scrivere "Terrorismus, nein danke!" ("Terrorismo, no grazie!"), testo pubblicato su 'il manifesto' nell'81 e riportato nel libro.

Parlava di dissociazione dalla lotta armata. "La linea armata della lotta di classe - scriveva - non è solo effettualmente sconfitta, ma logicamente scartata da un movimento di lotte che non vede, nella lotta armata, necessità di rigore e conseguenze". Le Br vengono accusate di aver "strumentalizzato" le rivolte nelle carceri: "L'assassinio politico è oggi prima di tutto assassinio delle lotte". Dalla primavera del 1979 "la ricchezza delle alternative politiche è stata tolta di mezzo e, attraverso la distruzione di ogni tessuto politico, si è di fatto affidata alle Brigate Rosse una rappresentanza globale del movimento, che faceva gioco sulla decisione statale di costruire un simulacro di guerra civile".

Un discorso che metteva a fuoco lo strabismo istituzionale e che arrivò anche in Parlamento, quando la Camera discusse e approvò la richiesta di autorizzazione a procedere per Toni Negri, deputato eletto nelle liste dei Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino. "Mi permetto di ricordarvi - diceva allora all'aula - che quando il processo politico diviene una funzione propria dello Stato, il pericolo di degradazione delle istituzioni è molto forte...", dovrebbero "esistere regole che distinguono il processo dalla prevaricazione e che delimitano il potere".

In aula, la difesa di Stefano Rodotà, allora deputato della Sinistra indipendente: "La Repubblica ha veramente timore del deputato Antonio Negri libero? Se concludessi in questo senso, dovrei dire non essere vero che il terrorismo è stato battuto...". In aula il tradimento dei Radicali, che si astennero risultando determinanti per la concessione dell'autorizzazione: 300 sì, 293 no. Pannella "giacobino individualista", scrive Negri nell'autobiografia, salvando però Emma Bonino, che lo aiuta a scappare da un'intervista a Parigi, quando ormai Negri è già lì tra gli esuli italiani 'salvati' dalla dottrina Mitterand.

Nel libro c'è anche il racconto della fuga in Francia: in barca a vela da Punta Ala, località del grossetano protesa verso la Corsica. Oggi Negri è un intellettuale riconosciuto in tutti i paesi occidentali. Meno in patria, un'Italia dalle passioni forcaiole, capace di piangere al funerale di Stefano Rodotà e insieme dimenticarne le lezioni.
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