«Più nazisti che fascisti, ma attenti all’allarmismo strumentale»
Filippo Focardi
il manifesto, 10 dicembre 2017. Intervista  di Andrea Fabozzi a Filippo Focardi. «Ci dovrebbe essere un’attenzione costante per la minaccia neofascista, non solo in campagna elettorale», mette in guardia il professore», con postilla


Professor Focardi, nel nostro paese gli episodi di apologia di fascismo si stanno effettivamente moltiplicando o c’è solo maggiore attenzione da parte della stampa e dei partiti in campagna elettorale?
«Direi l’una e l’altra cosa. Registro una ripresa di attenzione dei media non solo italiani, recentemente sono stato intervistato da quotidiani spagnoli, olandesi e inglesi che sono interessati e preoccupati dalla ripresa del fascismo in Italia. Magari la stampa enfatizza e crea allarmismo, magari c’è un uso strumentale di questi allarmi, ma è innegabile che ci sia un salto di qualità nelle azioni delle formazioni neofasciste italiane».

Quali sono le caratteristiche di questo salto di qualità?
«Innanzitutto va ricordato che l’Italia ha avuto il maggiore partito neofascista dell’Europa occidentale, il Movimento sociale. Negli anni Novanta abbiamo assistito a un ritorno di protagonismo dell’estrema destra, con il primo Berlusconi e il suo anticomunismo vintage. Oggi invece è la paura dell’immigrazione a sostenere i neofascisti. Non a caso prevalgono i richiami al nazismo, più che al fascismo, che pure aveva una componente razzista, ma su questo terreno il neonazismo funziona meglio. Si parla di “sostituzione etnica” e vengono recuperati slogan e simboli hitleriani, compresa la bandiera nella stazione dei Carabinieri qui a Firenze».

Che giudizio dà della legge Fiano?
«Mantengo delle perplessità, come tutti gli storici, sulle leggi che corrono il rischio di colpire la libertà di opinione. D’altra parte non ho dubbi che la democrazia vada difesa dalla minaccia concreta di queste formazioni neofasciste. Il loro obiettivo dichiarato è arrivare in parlamento, il loro recente protagonismo può essere letto come un’azione preventiva di fronte al rischio di scioglimento ed esclusione dalla competizione elettorale».

L’antifascismo da campagna elettorale non è controproducente? Non è rischioso che possa essere rivendicato e identificato come il valore di una sola parte?
«C’è questo rischio e va evitato. Ci dovrebbe essere un’attenzione costante per la minaccia neofascista, non solo in campagna elettorale. Non è sufficiente organizzare un corteo a Come, che pure va benissimo ed è da elogiare. Bisogna lavorare sul piano culturale, ormai è prevalso un paradigma valutativo del fascismo che lo ridimensiona, privandolo delle sue caratteristiche repressive, oppressive e criminali che invece ha storicamente avuto. Gli italiani trascurano completamente la dimensione criminale del fascismo e ne hanno un’immagine banale e riduttiva, come di una dittatura all’acqua di rose».

Per questo può servire un museo storico sul fascismo? A Predappio?
«Io penso sia necessario un museo importante sul fascismo, ma a Roma che è la città dov’è andato al potere o a Milano dove è nato. A Predappio il museo si presta più alla nostalgia che alla memoria. Fare di Predappio il luogo della visione critica del fascismo è una sfida che può essere persa e non possiamo permettercelo».

postilla
Prima  ancora di «un’attenzione costante per la minaccia neofascista» dovrebbe esserci una formazione volta nel suo insieme (dalla famiglia alla scuola alla società) a promuovere valori e principi negati dalle ideologie nazifasciste: il rispetto, il valore e le curiosità per la ricchezza costituita delle diversità, la solidarietà per i deboli e gli oppressi, l'accoglienza per i fuggitivi, e via enumerando i sentimenti e i gesti di civiltà.

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