Minima moralia. Meditazioni sulla vita offesa, a Ostia
Carmelo Albanese
officinedeisaperi.it online, 12 novembre 2017. Nei drammi della periferia romana la testimonianza di ciò che accade quando le politiche dei decisori perde ogni contatto con la quotidianità delle vite vissute dalle persone.

La chiave urbanistica è una chiave fondamentale. La mancanza totale di un progetto per la città e in particolare per le sue zone più esterne, è certamente la più grande prova di come le amministrazioni abbiano progressivamente svuotato di senso i luoghi nei quali si svolge la vita quotidiana delle persone.

La pianificazione si occupa ormai dei luoghi del consumo; della produttività; del commercio; dell’arte, nella misura in cui è funzionale al mercato; dello sport, laddove è conforme alla possibilità di essere mercificato. I luoghi destinati alla vita di relazione, allo scambio di emozioni e di esperienze, in altre parole la città pubblica, è scomparsa dalle visioni della politica e delle amministrazioni fantasma nelle quali si traduce. I bisogni immateriali degli esseri umani sono schiacciati prepotentemente su una qualsiasi delle chiavi sopra indicate, invitati a trovare la loro falsa realizzazione in uno dei modi attraverso i quali possono essere messi a profitto. Le città non somigliano più neppure lontanamente a quanto ancora la parola “città” prova ad evocare semanticamente in noi. Sono simulacri privi di una qualsiasi forma di vita indipendente dalle leggi della vendita e della compera. Si dice che dal medioevo a oggi ci sia stato un progresso democratico. Qualsiasi centro medievale attesta il contrario. In qualsiasi centro medievale è certamente più ingombrante il potere, ma vi si scorge chiaramente l’attenzione per il luogo della vita comunitaria. Si sente ancora il respiro del luogo ed è facile riscontare l’armonia con il territorio. Nel moderno medioevo delle nostre città, dei nostri quartieri, invece, il potere è certamente meno visibile e ingombrante, ma la sua apparente assenza è compensata da un’assoluta mancanza di senso. Si tratta di luoghi anonimi, che hanno perso il rapporto con i territori che li circondano e sembrano disabitati anche e soprattutto quando sono pieni di gente.

Oggi abitiamo luoghi progettati per non essere vissuti. Ostia è un esempio illuminante in questo senso. È forse l’unico posto di mare al mondo dove non c’è più neppure un pescatore, vale a dire nessun uomo che viva della specificità del suo territorio e questo qualcosa ci dice. È un luogo che ha perso ogni rapporto vitale con il mare che gli vive accanto, svilendone le tradizioni e consumandolo villanamente alla prima parvenza d’estate. Una piccola cittadina che ci ostiniamo a chiamare quartiere, votata a dissolvere la meraviglia in cui potrebbe vivere facilmente se solo lo volesse, o tornasse a volerlo. A Ostia l’insoddisfazione è l’unico sentimento ad avere qualche possibilità di futuro, ma in quanto sentimento, è anch’esso destinato ad essere messo a profitto. Le diverse organizzazioni in odore e in metodo di malavita, non fanno altro che provare a organizzare le uniche relazioni contrastive del vuoto progettuale cui altrimenti quei luoghi sarebbero destinati, da politiche cieche e sovra-determinate. In questo senso non solo vanno comprese, ma persino rivalutate.

In un luogo dove si ha l’abitudine di lasciare carcasse di animali morti lungo la strada, non ce la si può prendere con gli avvoltoi. È normale e persino un bene che ci siano. A Ostia, come ovunque nell’epoca moderna, le istituzioni che hanno determinato il deserto umano che ci circonda a partire dal piano urbanistico che lo rende visibile, non possono avere né l’autorevolezza, né la moralità necessarie, per contrastare l’orrore e promuovere il riscatto.

Sono le istituzioni e le politiche dei “minima moralia” e della “triste scienza” ad aver offeso la vita a Ostia come altrove. Il riscatto è possibile solo con un cambio generale di paradigma, con la restituzione al quotidiano e al territorio della morale universale del profitto. Sembra un passaggio difficilissimo, ma in realtà oltre ad essere l’unico possibile, è anche ampiamente nel novero delle nostre possibilità. È, o potrebbe essere, la semplicità che è difficile a farsi, la soluzione dietro l’angolo. Come il mare a Ostia.
Sullo stesso tema
Farhad Khosrokhavar
9 June 2018. L'importanza della qualità dello spazio, e di come povertà, stigmatizzazione e ghettizzazione sono responsabili nello scatenare forme di trasgressione, anche di fanatismo religioso. (i.b.)
Eddyburg
Fortezze proletarie: Moinho das Rolas è uno dei tanti progetti di re-insediamento degli immigrati dei 'barrios de barracas' di Lisbona. Nuove pratiche di colonialismo, simili a quelle praticate in Angola o Mozambico, introdotte con l’adesione del Portogallo all’Unione Europea per rendere invisibili i poveri e distruggere le varie forme di resistenza, ma senza fornire una soluzione all'esclusione o alla precarietà economica.A differenza delle bidonville, costruite dalla comunità e che comprendevano una complessa sovrapposizione di privati ​​e comunali spazi, i nuovi condomini sono ostili e chiusi e i residenti sono compartamentalizzati in scatole di cemento. Sono sei blocchi di appartamenti in cement di cinque piani, tre lati su un vicolo cieco, a meno di 300 metri da un parco tecnologico, dove alcuni residenti lavorano come addetti alle pulizie e personale di servizio. Tuttavia, le comunità di Moinho das Rolas non hanno smesso di resistere e trasformare lo spazio che gli è stato imposto. I residenti hanno occupato informalmente gli spazi di manutenzione e unità commerciali della proprietà per attività comuni e hanno creato un centro sociale, il "Braku Bagda", per le riunioni, le battaglie per il cibo e il freestyle. Nel frattempo, le persone gestiscono piccole imprese di ristorazione informale dalle loro case o forniscono servizi come parrucchiere, e hanno usato lo spazio verde intorno ai condomini per creare orti urbani.Fonte: Foto di António Brito Guterres. Il testo è stato estratto e tradotto dall’articolo “The invisible city. Existence and resistance in the peripheries of Lisbon” di Ana Naomi de Sousa e António Brito Guterres pubblicato su The Funambulist. Qui il link alla rivista.
Guglielmo Apolloni e Francesca Battiston
27 ottobre 2017. Annuncio di un laboratorio di quartiere «nato con l’idea che sia necessario ripartire dai luoghi e dalla comunità per produrre nuove relazioni sociali e culturali». (c.m.c.)
Ultimi post
Redazione di Eddyburg
Il sito è ancora in versione provvisoria, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
CopyrightMappa del sito
© 2020 Eddyburg