La città che c'è e quella che vorremmo
Ilaria Boniburini e Edoardo Salzano
Video e testo dell'intervento inviato all'incontro dell'Assemblea popolare per la democrazia e l'uguaglianza. Bologna, 10 novembre 2017. 
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LA CITTÀ CHE C’È

La città

La città è la forma che ha assunto, in una determinata fase della storia dell’umanità, l’insediamento delle società sul territorio: una forma caratterizzata dalla spiccata densità della popolazione, dalla forte intensità delle relazioni tra i suoi abitanti, e dalla parallela consistenza delle trasformazioni fisiche e antropiche del suolo (al limite “la repellente crosta di cemento e asfalto” A. Cederna).

Nel tempo, la contrapposizione tra città e territorio rurale si è affievolita. Il processo di espansione della civiltà urbana si è esteso molto al di là dei confini delle città, investendo parti via via più ampie del territorio del pianeta Terra.

 
In gran parte del mondo, la “condizione urbana”, un’espressione coniata per indicare una situazione socio-economica, politica e culturale, oltre che fisica, investe e comprende il territorio.

La rendita

L’appropriazione privata della rendita urbana è il tarlo che rode la città dall’interno e la rende via via invivibile per l’abitante

. Per effetto di questo tarlo nella città si manifesta un conflitto tra due opposti destini: il conflitto tra la città della rendita e la città dei cittadini

Il conflitto
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È dalla contraddizione tra la definizione della città come habitat dell’uomo, e il peso che ha nelle sue trasformazioni l’appropriazione privata della rendita, che nasce il conflitto di fondo che caratterizza la città.

 
Questo conflitto è tradizionale per la città, ma ha visto mutare le sue forme in relazione alle gigantesche trasformazioni avvenute nell’attuale epoca (o fase) della globalizzazione capitalista
. La politica deve decidere se le trasformazioni (fisiche, funzionali, proprietarie, fruitive) della città devono essere dominate dalla logica dell’accrescimento dei benefici economici ottenibili attraverso la loro privatizzazione, oppure da quella del suo miglioramento qualitativo in relazione ai bisogni della società che la abita



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LA CITTÀ CHE VORREMMO

La città dei cittadini

Vogliamo la città dei cittadini. Se vogliamo combattere davvero la città della rendita non possiamo fermarci agli slogan: dobbiamo raccontare che cosa vogliamo nel concreto.

Vogliamo una città bella perché equa: una città in cui siano presenti tutti i luoghi e i servizi necessari al di là dell’uscio della propria abitazione, distribuiti sul territorio in modo che siano raggiungibili da tutti quale che sia il loro reddito.

 

Una città nella quale, accanto alle aree trasformate e rese artificiali, c’è la maggiore quantità possibile di suolo naturale per mantenere l’adeguato approvvigionamento di acqua, cibo, e contatto con la natura.
 Una città senza barriere né recinti, fisici o sociali che siano.
 
Una città che faciliti le relazioni tra le persone e i gruppi sociali diversi, in cui l’identità delle singole parti non cancelli né impedisca il colloquio tra le diversità, e anzi lo stimoli.

 
Una città che consenta agli esseri umani di mantenersi in salute, facendo fronte all’inquinamento sempre più grave e a una produzione di cibo, la cui qualità, oggi dipende dal quanto ciascuno può spendere.

 
Una città che consenta agli altri esseri viventi, animali e piante, di vivere in armonia con gli umani.

Una città capace di razionalizzare la propria produzione di beni per tornare a dar loro un valore d’uso più che un valore di scambio e consentire una riduzione degli sprechi e dei rifiuti.
 
Una città capace di decidere del proprio futuro attraverso la pace e il dialogo, per quanto lungo ed estenuante possa essere, e aperta alla collaborazione e cooperazione con i territori vicini e non in competizione con essi.
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