Per la città, in «direzione opposta»
Adriana Pollice
il manifesto, 5 ottobre 2017. «Napoli. Il progetto di una piattaforma per collegare le lotte per la rigenerazione urbana, il lavoro, il diritto all’abitare, i servizi essenziali».(c.m.c.)



‘Napoli direzione opposta’ non è un partito e neppure un cartello di sigle ma è l’evoluzione di un percorso politico che è cominciato da collettività che hanno riaperto spazi abbandonati della città, che hanno quindi provato a tessere un programma dal basso utilizzando la piattaforma Massa critica e poi hanno sperimentato, attraverso Mutuo soccorso Napoli, una rete che mettesse in comune sportelli sociali, presidi medici solidali, lotte per il lavoro e l’abitare, contrasto alla povertà e sostegno ai migranti.

Il passo successivo è Ndo: a lanciare l’iniziativa sono il Comitato Soccavo, il collettivo Bancarotta 2.0 che anima il Lido Pola, Villa Medusa e il Laboratorio Politico Iskra di Bagnoli, Scacco Matto e Zero81 al centro storico, la proposta è formare un blocco sociale con una piattaforma politica. Il 2 dicembre si terrà un’assemblea per tirare le somme e valutare quanti, nell’area metropolitana e regionale, avranno aderito.

«Vogliamo sviluppare una piattaforma per collegare pratiche e lotte in una confederazione – spiega Michela Antonucci -. Il punto di partenza sono i territori, il lavoro con chi sui territori vive, i bisogni che vengono cancellati attraverso meccanismi come i vincoli di bilancio e il taglio delle risorse ai comuni. Basta utilizzare una di queste leve per cancellare il trasporto pubblico, tagliare gli ospedali o allontanare i ragazzi dalle scuole. Ma non ci sono solo i tagli, ci sono anche le politiche attive che spesso hanno avuto effetti distorsivi: a Bagnoli il governo ha provato a imporre un piano che metteva i suoli e il piano di rigenerazione in mano ai privati e solo la lotta dal basso ha bloccato il progetto; il turismo, incentivato dagli enti pubblici, da un lato riempie le tasche dei commercianti ma dall’altro innesca un meccanismo di gentrificazione che espelle gli abitanti storici, relegandoli nelle periferie».

Si tratta di costruire un percorso comune, articolato con chi abita la città, intorno a quattro punti: la rigenerazione urbana; il lavoro che significa anche contrasto alla povertà, al precariato diffuso e l’utilizzo delle risorse pubbliche in modo trasparente; diritto all’abitare (a Napoli nel 2016 il 90% degli sfratti sono stati per morosità incolpevole); i servizi essenziali. Un percorso che si rivolge a tutti gli attori, inclusi quelli istituzionali, perché «vogliamo che sia un percorso del tutto trasparente – spiega Eduardo Sorge -. Non ci interessano cartelli elettorali, ma sviluppare un programma per spostare l’orizzonte delle politiche nella direzione opposta a quella degli ultimi anni. Sta alle istituzioni decidere quale posizione prendere rispetto alle richieste delle comunità che amministrano, comunità che non vogliono più subire decisioni calate dall’alto».

A Napoli il comune con una delibera ha affidato sette spazi alle comunità che quegli spazi animano, la Corte dei conti ha aperto un’inchiesta perché i beni non sono stati messi a profitto, si tratta allora di stabilire dove sta l’interesse comune: nell’utilizzo collettivo oppure nella vendita o affitto al privato per un ricavo spesso inferiore al valore del bene.

Prima dell’assemblea del 2 dicembre ci saranno una serie di appuntamenti. Sabato e domenica prossimi si terrà a Napoli la prima Conferenza delle giuriste e dei giuristi del Mediterraneo, si ragionerà del loro ruolo nell’area del Mediterraneo, di «autodeterminazione, stato di diritto, tutela dei diritti umani e democrazia». Quindi il 19 e 20 ottobre si terrà ad Ischia il G7 dei ministri dell’Interno e, in contemporanea, ci sarà la mobilitazione «Stop G7 tutti a Ischia» contro, in particolare, le politiche del ministro Marco Minniti. Infine, dal 17 al 19 novembre ci sarà a Napoli Commons and cities: tre giorni dedicati a beni comuni, diritti e dignità aperti alle realtà internazionali.
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