Il mistero 
dei salari stagnanti
Immanuel Wallerstein
Internazionale, 20-27 Ottobre 2017 (Agence Global). “Nell’economia di mercato quando l’offerta di lavoro è alta, i lavoratori guadagnano di più. Ma oggi questo non succede.
 È la prova che il sistema è in una crisi profonda” (i.b)


Secondo la teoria economica neo- classica, il rapporto tra i salari e l’occupazione è semplice. Quando la domanda di forza lavoro è bassa, i salari si riducono, perché i lavoratori sono in competizione tra loro per ottenere un posto. Quando la richiesta di manodopera è alta, i salari aumentano, perché questa volta sono i datori di lavoro a competere tra loro per accaparrarsi la forza lavoro. Questo ciclo instabile dovrebbe permettere al sistema del libero mercato di funzionare tranquillamente, garantendo un costante ritorno al punto d’equilibrio.

Oggi però il rapporto tra salari e occupazione non segue più questa legge: nono- stante la ripresa, i salari non aumentano o addirittura diminuiscono. Per gli esperti è un grande mistero. Il New York Times ha spiegato il fenomeno con l’aumento dei la- voratori a tempo determinato e part-time e con l’avanzata dei robot. Per tutti questi motivi, ha scritto il quotidiano, le aziende dipendono meno dai lavoratori a tempo pieno, mentre i sindacati sono sempre più deboli e per i dipendenti è più diicile lottare contro i datori di lavoro. Tutto questo è vero. Perché, però, succede ora e non è successo prima?

Un’argomentazione relativamente nuova è quella che fa riferimento ai “lavoratori che svaniscono”. Ma come possono sparire i lavoratori? Cosa signiica? A quan- to pare, un numero crescente di lavoratori smette di cercare lavoro. Forse non hanno più alcuna protezione o hanno inito i risparmi. Sono diventati senzatetto, tossico- dipendenti, o tutt’e due le cose. Ma non hanno smesso volontariamente di cercare un lavoro. Sono stati espulsi dal sistema, e questo dà un doppio vantaggio alle azien- de: non devono investire (attraverso le tasse o in altri modi) nei programmi di prote- zione sociale e possono instillare nei lavoratori che ancora cercano un impiego la paura di essere a loro volta espulsi dal sistema.


Non può durare


Ma, mi chiedo ancora, perché succede ora e non è successo prima? Per “prima” s’inten- de quando il sistema funzionava in modo normale. Prima i capitalisti avevano biso- gno di questi cicli per poter lavorare ottimizzando i guadagni sul lungo periodo. Supponiamo, però, che oggi i datori di lavoro sappiano, o semplicemente intuiscano, che il capitalismo sta attraversando una profonda crisi strutturale e che quindi è moribondo. Cosa potrebbero fare?

Se non devono preoccuparsi che il sistema sia sostenuto da una domanda efettiva, potrebbero accontentarsi di accaparrarsi tutto quello che possono inché possono. Sarebbero completamente concentrati sui risultati immediati. Si limiterebbero a cercare di aumentare i ricavi nei mercati azionari senza preoccuparsi del futuro. Non è forse quello che sta succedendo oggi in tutti i paesi ricchi e perino in quelli meno ricchi?

Naturalmente tutto questo non può durare. Ecco perché le luttuazioni sono così grandi e il caos è così profondo. E sono po- chi, senza dubbio i capitalisti più scaltri, quelli che puntano a vincere la battaglia del medio periodo, cioè quella di individuare la natura del sistema mondiale (o dei sistemi mondiali) del futuro. Non stiamo assistendo a una nuova normalità, ci troviamo di fronte a una realtà transitoria.

Quindi qual è la lezione per chi si preoccupa dei lavoratori “che stanno svanendo”? È abbastanza chiaro che bisogna lottare per difendere tutte le forme di protezione di cui i lavoratori possono ancora beneficiare. Bisogna lavorare per ridurre al minimo la sofferenza. Al tempo stesso, però, è necessario lottare per vincere la battaglia intellettuale, morale e politica sul futuro da costruire. Solo attraverso una strategia che combini la lotta per oggi con quella per il futuro si può sperare in un mondo migliore, che è senz’altro possibile, ma non certo.

Sullo stesso tema
Roberto Ciccarelli
Il manifesto, 17 giugno 2018. Resoconto di una manifestazione contro il razzismo e contro lo sfruttamento. Forse segna l'inizio di un percorso di liberazione. Con commento (e.s)
Lorenzo Cini e Nicolò Bertuzzi
Sbilanciamoci.info, newsletter 551, 11 maggio 2018. Un'inchiesta ampia e accurata che testimonia non solo la delusione per la vecchia politica politicante, ma anche la rassegnazione a una situazione che non si spera di poter cambiare
Laura Pennacchi
il manifesto, 3 maggio 2018. 
Tentativi generosi di trasformare il capitalismo rimanendo nel suo ventre e utilizzando "a buon fine" le innovazioni tecnologiche non sembrano suscettibili di interrompere la sua discesa verso il baratro
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg