La città di Napoli e la sua pianta originaria
Mauro Trotta
il manifesto, 20 settembre 2017. «Un'analisi suggestiva di Teresa Tauro ora spiegata nel volume Alle origini dell’urbanistica di Napoli».  (c.m.c)





«Per le nostre città, le grandi città italiane, è (…) necessario, prima di tutto, avere consapevolezza del proprio ethos, delle proprie radici, del proprio senso storico, della propria memoria. Se non si parte da qui è molto difficile, impossibile, direi, reimmaginarle o reinventarle». Così, in un libro di interviste dedicate a Napoli, si esprimeva, vari anni fa, Massimo Cacciari. Scoprire la propria memoria, indagare le origini della propria città è dunque fondamentale, propedeutico per qualunque reale cambiamento, trasformazione, reinvenzione.

Da vari anni, Teresa Tauro, architetta pugliese d’origine che vive da tempo nella città partenopea, si dedica a studiare le origini della città che la ha accolta. Le sue indagini, le sue ipotesi e le sue scoperte sono ora esposte in un piccolo libro, scritto insieme a Fausto Longo, professore di Archeologia all’Università di Salerno, intitolato Alle origini dell’urbanistica di Napoli (Pandemos, pp. 32, euro 12). Il testo – nato inizialmente come contributo a Dromoi (volume che raccoglie una serie di studi in onore di Emanuele Greco) – seppur breve è davvero interessante e ricco di rivelazioni importanti sulla antica Neapolis.

Anzitutto si scopre che la fondazione della città, in genere fissata al 470 a. C., va retrodatata almeno all’ultimo quarto del VI secolo, in piena Megale Hellàs, quando erano attivi Pitagora e il suo circolo. Indagando la struttura urbanistica emergono poi elementi significativi legati al concetto di città ideale vitruviana, si scopre nell’impianto topografico il rapporto tra cerchio e quadrato si vede che viene utilizzato un nuovo modo di suddivisione dello spazio urbano, proporzionale e armonico, basato sulla corrispondenza numerica delle varie grandezze architettoniche.

Soprattutto emerge, sulla base della geometria frattale, che la città di Neapolis sia stata creata come un ologramma: la particella urbanisticamente più piccola conteneva in sé la forma dell’intera città. Tante le scoperte e le suggestioni che questo piccolo libro permette di conoscere e non soltanto in ambito architettonico e urbanistico. Un testo che esibisce una scrittura rigorosa e precisa, ma chiaramente comprensibile anche per i non addetti ai lavori.
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