Il grande bluff del nuovo stadio di Firenze
Paolo Baldeschi
Non sono passati molti mesi, era il marzo di quest’anno, quando i Della Valle presentavano al pubblico il rendering del nuovo stadio di Firenze (segue)



Non sono passati molti mesi, era il marzo di quest’anno, quando i Della Valle presentavano al pubblico il rendering del nuovo stadio di Firenze, suscitando gli incontenibili entusiasmi della stampa locale: “Tokyo in confronto sembrerà Sorgane”, mentre i turisti “visiteranno la periferia nord fiorentina con lo stesso sguardo sognante che indossano (sic) quando passano su Ponte Vecchio”, solleticati dall’aria “molto sexy” di questa arena. “Il nuovo stadio della città, non avrà nulla da invidiare a quelli di Monaco, Bilbao, Bordeaux, Nizza” E ancora: le “morbide volute” dello stadio gareggeranno con “le guglie aguzze” del Palazzo di Giustizia “in una gara ideale di architetture contemporanee” “Costruiremo un tempio sopraelevato che ci permetterà di superare i nostri limiti”, sarà uno stadio da Rinascimento”[1].

Presentato il rendering dello stadio (non un progetto, si badi bene) già si stappava lo champagne per l’inaugurazione. Vi era ed è, beninteso qualche piccolo problema da risolvere. Lo stadio o meglio, la “Cittadella Viola”, con outlet, alberghi e varie attività commerciali, secondo l’accordo tra i Della Valle e l’amministrazione fiorentina, dovrebbe sorgere su un’area di circa 30-40 ettari attualmente occupata da Mercafir, i mercati all’ingrosso della città; questi, a loro volta, dovrebbero trasferirsi sulla vicina area di Castello, di proprietà Unipol, che nel corso dei decenni ha visto declassare le proprie destinazioni da centro di ricerca scientifica, a polo espositivo, a quartiere residenziale e infine, appunto a mercato.

Una bazzecola, per il Sindaco Nardella e l’Assessore all’urbanistica Perra che ne hanno già annunciato l’inaugurazione per il 2021. Una bazzecola che tuttavia richiede la demolizione, la bonifica e lo smaltimento di milioni di metri cubi di costruzioni esistenti, l’acquisto dell’area di Unipol e la costruzione del nuovo mercato all’ingrosso. Chi paga tutto ciò? Non certamente i commercianti, propensi a trasferirsi in strutture più moderne purché a costi zero. Non certamente Unipol, disposta a vendere i propri inappetibili terreni, ma non a regalarli. In teoria, tutti i costi dovrebbero essere sostenuti dai Della Valle che, tuttavia, si imbarcherebbero in un’operazione senza alcun senso economico.

Ma non si tratta solo della non fondatezza economica dell’operazione. Se questa andasse in porto, sulla periferia nord ovest di Firenze, nel delicato innesto con la piana, sarebbero situati la Cittadella Viola, con stadio, mega-outlet e attività varie, il nuovo Mercafir, il nuovo aeroporto, il Polo universitario, il costruendo inceneritore di Case Passerini, più le attività e i supermercati esistenti o di progetto, ognuno di questi grande attrattore di traffico; tutte funzioni gravanti sul principale ingresso dall’area metropolitana verso Firenze, il nodo di Peretola già attualmente e sistematicamente congestionato.

Invece di decentrare nell’area metropolitana si vuole accentrare sul capoluogo, creando una situazione infrastrutturale non risolvibile; aggravata in futuro dall’aumento del traffico in entrata per la realizzazione della terza corsia autostradale, stante il fatto che non può essere aumentata la capacità di assorbimento della viabilità interna della città; uno scenario da incubo, quando tutti gli attrattori entrassero in pieno esercizio, ad esempio, in una domenica di partita in casa. Senza contare l’abnorme concentrazione di attività in un quartiere già critico e di difficile abitabilità. Nessuna persona di buon senso può pensare che uno scenario di questo genere sia praticabile; nessuno, a meno che non sia sprovveduto o in cattiva fede.

Ora, dei Della Valle si può pensare tutto, meno che siano degli sprovveduti. I patron della Fiorentina sanno benissimo che realizzare la Cittadella Viola nell’attuale area Mercafir sarebbe un’operazione assolutamente antieconomica e non gestibile; ma anche il Comune di Firenze dovrebbe essere stato avvertito da qualche tecnico sull’irrealizzabilità dell’operazione. Perché, allora, continua il balletto degli annunci e delle schermaglie? La risposta è che nessuna delle due parti, dopo tanti titoli trionfali su Firenze che riduce Tokio alla stregua della periferia di Sorgane (chi sa se i Giapponesi sanno di cosa si tratta), dopo avere paragonato le forme del nuovo stadio all’ottagono del Battistero, vuole assumersi la responsabilità di rendere palese agli ingenui tifosi che si tratta solo di un bluff, in cui ciascuno cerca di addossare all’altra parte la responsabilità di un fallimento (per fortuna solo) annunciato: i Della Valle che vogliono vendere la Fiorentina, con il pretesto dell’impossibilità di costruire la Cittadella Viola, causa i soliti ostacoli burocratici; il Sindaco Nardella, terrorizzato che venga imputato al Comune di Firenze il fallimento dell’operazione. Fino a quando, inevitabilmente, le carte dovranno essere scoperte.

[1] Cito da  Antonio Fiorentino, su La città invisibile, 14 marzo 2017
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