Il crepuscolo della turbo-stabilità
Lorenzo Marsili
il Fatto Quotidiano, 27 settembre 2017. «Tra la politica dello struzzo e quella del camaleonte si sono smarriti buon senso ed equità». (p.d.)

Anche la Germania, l’ultimo bastione di quella stabilità così cara alle élite di governo, si ritrova nel grande tumulto che sta condizionando la vita politica di tutto l’Occidente. Si può rispondere in tre modi. Il primo è minimizzare, vivacchiare, fare finta di nulla. Tanto alla fine la Cancelliera la spunterà. Avanti così, a insistere su quello status quo iniquo e ingiusto che per primo sta lastricando la strada a nazionalismi e razzismi. È la strategia dello struzzo. E quella di buona parte del Pd.

Oppure possiamo provare a fare nostre alcune delle parole d’ordine del nuovo fascismo. Sperando che qualche fesso preferisca la copia all’originale. È questo il disegno del ministro Minniti; questo a volte il calcolo degli algoritmi a 5 stelle quando ordinano di scaraventarsi contro chi salva vite in mare. È la strategia del camaleonte.

Oppure, nel fitto della giungla, possiamo provare a restare umani. Possiamo alzarci su due gambe e creare le condizioni per una rivoluzione politica necessaria quanto ineluttabile. La prima gamba si chiama ambizione. Perché non si tratta più di litigare su qualche decimale di spesa pubblica o qualche auto blu. Non si tratta di creare spazi di testimonianza. Ma di definire un nuovo modello di società a fronte di un sistema in bancarotta morale a materiale. Anche in Germania, Paese ricco ma con il maggior numero di lavoratori poveri d’Europa. Il centrismo, la Terza Via, la vecchia socialdemocrazia: tutto ciò è morto e deve essere abbandonato.

Una società che ponga al centro la ridistribuzione di una ricchezza selvaggiamente concentrata, la garanzia di un reddito, la centralità di istruzione e ricerca, la liberazione dal giogo mortale della grande speculazione, tutto ciò e molto altro ancora, deve divenire oggi puro e semplice buonsenso. “La grande ricchezza può essere più pericolosa della criminalità organizzata”. Fu il presidente americano Roosevelt, ideatore del New Deal, a pronunciare queste parole. Le dobbiamo sentire nuovamente.

La seconda gamba si chiama Europa. Due sono stati i temi che hanno affossato Angela Merkel: la crisi dell’Eurozona e la crisi dei rifugiati. Sono temi che condizionano fortemente le nostre vite e che sono al centro della campagna elettorale italiana.

Ma sono temi su cui la politica nazionale – anche quella del Paese più forte – può sempre meno. Se ne possono aggiungerne di altri. Come lo scandalo dell’evasione fiscale delle grandi multinazionali o i cambiamenti climatici oggi sotto gli occhi di tutti. Temi che definiscono alla radice le nostre vite. Temi su cui nessun governo nazionale può esercitare reale sovranità. E quindi? Per citare lo slogan della campagna per la Brexit, bisogna “riprendere il controllo”. E questo significa non ripiegare sulla nazione ma su alcune questioni superarla. Per noi europei, significa costruire una forza pubblica continentale in grado di restituire reale controllo democratico sulle grandi scelte del futuro. E questo dipende in buona parte da noi, non dai burocrati di Bruxelles.

Dobbiamo riuscire a forgiare nuove forze politiche europee capaci di agire direttamente sui grandi temi che la politica nazionale non riesce più a governare. Non è un auspicio vuoto. Ci sono attori, come il movimento europeo DiEM25, che lo stanno facendo, con un occhio alle prossime elezioni europee del 2019. Ci vorrà tempo, certo. Ma non si esce dalla giungla senza recuperare l’orizzonte. Alziamo lo sguardo e alziamoci su due gambe. Perché non siamo struzzi ne camaleonti. Ma uomini e donne che vogliono tornare a dominare il proprio futuro.
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