Sala & Maran: sentire o ascoltare, il dito e la luna
Luca Beltrami Gadola
«In un Paese democratico i cittadini hanno libertà di parola, e il “potere” ha il dovere di ascoltare. Se non si ascolta non c’è democrazia, meno ascolto meno democrazia».  arcipelagomilano, 12 luglio 2017 (m.c.g.) con postilla

 


Sentire o ascoltare. La lingua italiana, forse una delle più belle del mondo, è umiliata dall’uso che ne vien fatto soprattutto dai social e nella comunicazione politica. Il guaio maggiore è che insieme alla lingua si sono persi i pensieri ma forse non tutto è andato perduto almeno nel significato delle parole: il sindaco Sala e l’assessore Maran nella vicenda scali hanno certamente “sentito” molte voci ma poche o nessuna ne hanno “ascoltata”. Per il momento almeno confrontando il testo del vecchio Accordo di Programma con il nuovo, quello firmato dal sindaco il 22 giugno scorso, di ascolto non se ne vede e non se ne vedrà perché ormai è un testo immutabile: sottoscritto com’è dalle parti va ratificato entro il 22 luglio.

Sentire, nella lingua italiana, tra gli altri significati che lo riconducono a quello di avvertire una sensazione, ha anche quello delle sensazioni colte col senso dell’udito: sentiamo rumori, sentiamo parole, sentiamo suoni. Un atteggiamento passivo.

Ascoltare è tutt’altro. Ascoltare vuol dire due cose essenzialmente, udire con attenzione ma anche accettare consigli, suggerimenti, cogliere pensieri altrui. Ascoltare in tutte le sue accezione è un atteggiamento attivo.In un Paese democratico i cittadini hanno libertà di parola, possono farsi sentire, è un loro diritto ma non sempre ne hanno gli strumenti necessari. In un Paese democratico il “potere” ha il dovere di ascoltare. Se non si ascolta non c’è democrazia, meno ascolto meno democrazia. Che altro?

In un Paese democratico il potere ha anche il dovere di rispondere quando viene interpellato. Certo il potere chiede di essere interpellato nelle forme e nelle sedi previste dai regolamenti ma vi sono anche interrogativi sollevati in altre sedi e pure di questi va tenuto conto. Sugli scali nessuna risposta a fronte di tante domande “fuori sede”.L’irritazione degli inascoltati si coagula attorno ad iniziative di contrasto destinate a percorrere vie giudiziarie spesso coronate da successo soprattutto nel nostro Paese, tanto attento più alle forma che alla sostanza: ci sono appigli per tutti.

Perche non ascoltare? Chi è, se c’è, l’anima nera in questa vicenda? Chi suggerisce di non ascoltare? Milano ha dunque la sua Aracne?


Il dito, la luna e il sindaco Sala – Lette le carte della Procura il sindaco Sala dichiara: ” Mi sembra tutto molto trasparente, il Consiglio di amministrazione ha approvato il tutto” e a seguire il suo avvocato Salvatore Scuto: “Tutta l’azione da lui svolta è stata improntata alla più assoluta trasparenza”. La domanda preliminare resta un’altra: lo scorporo della fornitura del verde dall’appalto della piastra per come è stata fatta rispetto al codice degli appalti è un atto legittimo? E ancora: quali sono le ragioni dello scorporo? Nell’interesse di chi si è proceduto alla scorporo? Se è vero, come appare dai giornali, che a scorporo avvenuto non vi è stata riduzione dell’ammontare dell’appalto principale, lo scorporo è doloso in quanto non solo costituisce illecito arricchimento dell’appaltatore ma danno evidente per il committente.

Se dunque nella vicenda dello scorporo vi è stato dolo, il fatto che una decisione dolosa sia stata presa non solo da un singolo ma da un intero consiglio di amministrazione di una SpA pubblica, regolarmente trascritta nei verbali di Consiglio e dunque”trasparente”, non sposta di una virgola il vero quesito: fu un atto legittimo? Non inquinato da pressioni esterne e fatto nell’esclusivo interesse pubblico? La trasparenza di un atto non ne legittima la correttezza. Se poi tutti i consiglieri hanno approvato l’atto risultato doloso potrebbe persino configurarsi l’associazione a delinquere. Se poi non vi fu dolo ma solo “leggerezza” dovremo parlare di danno erariale.

Dalle carte della Procura emerge comunque uno spaccato della società che ruotava attorno a Expo 2015 molto si avvicina al “mondo di mezzo” di Mafia Capitale. La visita negli uffici di Expo di Greganti e Frigerio la dicono lunga e avrebbero dovuto essere un campanello d’allarme. Da chi siano andati ancora non si sa. Chi aveva l’obbligo di garantire con ogni mezzo la legalità delle procedure e la lealtà e onestà dei propri collaboratori?

postilla

Un convincente commento critico a due vicende di ‘malaurbanistica’ che non sembrano intaccare le certezze della gioiosa macchina da guerra dell’amministrazione milanese: la approvazione dell’Accordo di Programma sugli scali ferroviari, ormai in dirittura di arrivo malgrado le numerose voci che si sono levate contro la cementificazione delle ultime grandi risorse territoriali disponibili nel cuore della Città Metropolitana di Milano; e la vicenda giudiziaria del sindaco Sala la quale, al di là degli esiti, lo delegittima agli occhi dei cittadini consapevoli, di chi ha a cuore il bene comune e non gli interessi degli immobiliaristi.
Nel frattempo, dall’8 al 23 luglio, è in corso alle scalo Farini la “Festa metropolitana” del PD, dall’incomprensibile titolo “Oggi Milano, domani Lombardia”. Insomma, già dal titolo si evince che, in questa sedicente ‘Festa metropolitana’, agli amministratori e responsabili politici del PD della Città Metropolitana non importa nulla; ma delle occasioni di speculazione immobiliare molto. E infatti, Pietro Bussolati, segretario del Partito Democratico di Milano, nella enfatica e trionfalistica pagina introduttiva al calendario della Festa, scrive: “Dopo lo scalo di Porta Romana dell’anno scorso, quest’anno è la volta dello scalo Farini, oggi un fantastico sito di archeologia industriale, destinato a diventare il terzo parco – per estensione – della città, che ospiterà verde, spazi di aggregazione, terziario e social housing. La riqualificazione degli scali cambierà il volto urbanistico di Milano e il progetto è il simbolo di una città che corre verso l’innovazione”. Peccato che la festa sia totalmente disertata dai cittadini. Ma nelle giornate conclusive sono previsti anche alcuni oratori illustri che certamente ne risolleveranno le sorti: Luca Lotti, Stefano Boeri, Marco Minniti, Roberta Pinotti e Maria Elena Boschi.
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