Esportazione selvaggia dei beni culturali: martedì l'ultimo atto
Tomaso Montanari
«Per eliminare i controlli, di fatto si elimina una parte dal patrimonio culturale nazionale». la Repubblica, articolo9, blogautore, 29 luglio 2017 (c.m.c)


In questo Paese parlare di politica non vuol dire parlare di cose, ma di formule. Non di vita reale, ma di logiche astratte. Non di giusto e sbagliato, ma di tattico e conveniente.

Per esempio: martedì prossimo ci sarà al Senato il voto definitivo sul famoso ddl sulla concorrenza. E siccome con ogni probabilità il governo porrà la questione di fiducia (abusandone ancora una volta) tutto coloro che sostengono il governo voteranno sì, salvo poi venire a spiegare che hanno 'dovuto' votare una legge in parte sbagliata. Dannosa, distruttiva. E scritta sotto dettatura della lobby dei grandi mercanti d'arte.

Alcuni senatori di Articolo 1 - Mdp hanno provato a presentare un ordine del giorno che impegnava il governo a rivedere l'articolo relativo all'esportazione dei patrimonio culturale, perché reca «evidente pregiudizio per la certezza del diritto, la parità di trattamento fra i cittadini, la tutela del nostro patrimonio culturale». Con un discutibile cavillo procedurale si è loro impedito di farlo, ma la sostanza resta. E la sostanza è che il ddl Concorrenza non rimuove alcun ostacolo al libero mercato dell'arte, ma invece elimina i controlli che lo Stato esercita su antiquari, galleristi e case d'aste in funzione dei compiti di tutela del patrimonio culturale demandatigli dall'articolo 9 della Costituzione.

Per eliminare i controlli, di fatto si elimina una parte dal patrimonio culturale nazionale stabilendo che alcuni beni che oggi ne fanno parte, domani non vi rientreranno più e dunque non dovranno più, fra l'altro, passare al vaglio degli uffici esportazione del Ministero per lasciare il territorio del Paese. Per esempio lo fa innalzando da 50 a 70 anni la soglia in cui un'opera d'arte è tutelata: la norma, di carattere generale, impatta sull'intero patrimonio culturale, non solo su quello che interessa galleristi, antiquari e case d’aste, visto che coinvolge anche i beni degli enti pubblici, delle fondazioni, degli enti ecclesiastici e gli immobili e che, soprattutto, non riguarda solo l'esportazione, ma tutte le attività di tutela.

Dopo che il ddl sarà approvato tutte le migliori opere di architettura, design, pittura, grafica, scultura, realizzate fra il 1947 e il 1967 da maestri quali Luigi Caccia Dominioni, Gio Ponti, Ignazio Gardella, Figini e Pollini, BBPR, Vico Magistretti, Marco Zanuso, Luigi Moretti, Carlo Mollino, Achille Castiglioni, Bruno Munari e perfino da Balla, Carrà, Fontana, Burri, Melotti, Morandi, De Chirico, Guttuso e molti altri saranno libere di essere demolite, distrutte, danneggiate, vendute, alterate, adibite a usi non consoni, restaurate e trasformate senza controllo, perché non più protette dal Codice dei Beni culturali.

E tutto questo solo per consentire che le opere d'arte realizzate fra il 1947 e il 1967 escano liberamente dal Paese! E poi c'è la famosa autocertificazione: basta che chiunque autocertifichi che un'opera che possiede vale meno di 13.500 euro e potrà esportarla. Cioè la volpe potrà autocertificare che la gallina che sta per mangiarsi è una gallina piccola piccola, davvero irrilevante per l'integrità del pollaio.

Uscirà davvero qualunque cosa: senza rischi per nessuno, visto che le autocertificazioni false non sono sostanzialmente punite. E l’uscita automatica riguarderà non solo le opere con meno di 70 anni ma anche tutte quelle che, indipendentemente da età e autore (che potrebbe anche essere Michelangelo, o Caravaggio) siano ritenute di valore economico inferiore ai 13.500 euro. Il valore sarà autodichiarato direttamente dal richiedente l'uscita, vale a dire da chi ha un interesse concreto e diretto a sottostimare il bene.

L'uscita automatica di beni in regime di autodichiarazione favorirà la circolazione internazionale di beni rubati, contraffatti, falsi, inalienabili perché appartenenti a enti pubblici o parapubblici che necessitano di permessi previ alla commercializzazione, staccati da monumenti, complessi architettonici e collezioni senza le dovute autorizzazioni, posseduti illecitamente perché scavati o rinvenuti sottacqua dopo il 1909, oggetto di frode fiscale, riciclaggio, operazioni finanziarie gestite dalla criminalità organizzata sempre più spesso adusa a investire nel mercato dell’arte del ‘900 e contemporanea. Insomma, rispetto a Dario Franceschini, Sandro Bondi ci sembrerà un eroe della tutela del patrimonio culturale, un paladino della Costituzione!

Bisogna dare atto a Claudia Mannino (ex 5 stelle) alla Camera e a Michela Montevecchi (5 stelle) al Senato di essere state le più coerenti e forti oppositrici di questa grave umiliazione dell'articolo 9 della Costituzione. Sarebbe bello che anche tutti i politici che si richiamano alla sinistra (come i senatori di Mdp) fossero altrettano forti e coerenti nella loro battaglia parlamentare.

Perché i cittadini non sono più disposti ad accettare la logica autoreferenziale del gioco politico: e credono che se un governo mette la fiducia su una legge che vìola platealmente la Costituzione non si possa in coscienza votare quella fiducia. Perché la Costituzione vale più di un governo. E perché sono Paolo Gentiloni e Dario Franceschini ad essere al servizio del patrimonio culturale della nazione: non il contrario.
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