Cemento e lottizzazioni Sardegna, il piano casa che piace al Qatar
Mauro Lissia
«La storia.La giunta di centrosinistra dà il via libera a costruzioni nella fascia costiera: spiagge, oasi verdi e pinete a meno di 300 metri dal mare». la Repubblica, 31 luglio 2017 con postilla


L’emirato del Qatar detta le norme per la gestione delle coste e chiede vincoli più leggeri, la Regione sarda targata Pd obbedisce. Nella scorsa primavera, Mario Ferraro, l’amministratore delegato di Sardegna Resorts e di Qatar Holding, proprietaria di Porto Cervo e dei blasonatissimi hotel della Costa Smeralda, si è presentato davanti alla commissione urbanistica regionale con in pugno un documento di quattordici cartelle firmate una per una, come si fa nei contratti civili, dove il manager propone un’ampia revisione della legge per l’edilizia, il piano casa del centrosinistra varato nel 2015 tra le proteste delle associazioni ecologiste.

Ferraro mette in chiaro una cosa, suggerendo parole, incisi e parametri: serve più cemento, più cubature vicino al mare, anzi vicinissimo. Persino là, nella fascia dei trecento metri dalla battigia vincolata dal piano paesaggistico di Renato Soru, dove non ha osato neppure l’amministrazione regionale berlusconiana, quella guidata da Ugo Cappellacci. La dettagliatissima proposta qatariota parte da un punto fermo: cari amici sardi, a chiedercelo è il mercato.

I turisti che contano, quelli che hanno le tasche piene, vogliono il frontespiaggia e noi, causa i divieti imposti dal Ppr, giochiamo una partita in perdita. «Le aree interessate da insediamenti turistici — scrive Ferraro — non possono essere considerate alla stessa stregua delle aree incontaminate, meritevoli invece di tutela integrale. Escludere la possibilità di riqualificare ed accrescere la potenzialità delle strutture che insistono in tali aree significa condannare le stesse a divenire inadeguate agli standard internazionali ».

In altri tempi la politica sarda, sempre gelosa della propria autonomia, sarebbe saltata sulla sedia e avrebbe gridato all’intrusione indebita nell’attività legislativa. Niente di tutto questo: i rapporti con il Qatar sono molto collaborativi, specie da quando l’emirato ha deciso di finanziare la realizzazione del mega ospedale Mater Olbia, nella città gallurese, un’incompiuta del San Raffaele per la quale si è speso di persona l’ex premier Matteo Renzi. Se qualcosa prendi — sembra aver ragionato il Pd sardo — qualcosa devi dare. Così nella legge urbanistica che sta per essere portata in consiglio regionale dalla maggioranza è sparito il vincolo dei trecento metri.

Resort e alberghi potranno allargarsi fino al 25 per cento «anche in deroga agli strumenti urbanistici». Le imprese avranno licenza di costruire nuovi corpi di fabbrica, spa e piscine aggravando un impatto che già oggi preoccupa il mondo ambientalista sardo. Come una città che diventa più grande di un quarto, con tutto il peso dei servizi, degli impianti idrici, delle strade, dell’illuminazione. Un impatto che in Sardegna sarà concentrato tutto nella fascia costiera, l’area più delicata e preziosa.

Un regalo miliardario che Sardegna Resort ha chiesto con forza e che i costruttori dell’isola attendevano da anni, contenuto in un sistema di norme che anziché rafforzare le tutele le riduce, in aperto contrasto con lo spirito del Codice Urbani. Poco male se a leggere il rapporto Ispra del 2016 la Sardegna occupa il quarto posto in Italia per consumo di suolo, dietro Sicilia, Campania e Liguria. L’addio al vincolo di inedificabilità — a sentire la Regione — servirà a semplificare il sistema di norme e a mettere ordine in un settore finora molto confuso. Insomma, un toccasana a base di mattoni e cemento.

E Soru? Uscito da un lungo letargo dovuto a complicazioni giudiziarie, quasi tutte risolte, il padre politico del Ppr sembra aver ritrovato lo smalto del 2004, quando si iscrisse al registro degli ecologisti duri e puri. In un documentato servizio uscito sull’Espresso parla della prossima legge urbanistica e manifesta preoccupazione «per la cecità di una classe dirigente che sta mettendo in pericolo il futuro della Sardegna ».

Gli ha risposto con una lettera indirizzata al settimanale il neosegretario del Pd sardo, Giuseppe Luigi Cucca, che nel tentativo di spegnere il nascente scontro interno nel partito annuncia un emendamento alla legge per “contemperare l’impatto” degli interventi sulla costa. In altre parole: il 25% di nuova volumetria non verrebbe calcolato sul totale dell’immobile, sarà previsto un tetto massimo per limitare i danni. Ma ora i senatori dem chiedono che Pigliaru venga sentito in commissione ambiente sui contenuti della legge. Il Pd chiama il Pd a render conto di se stesso.

postilla

E, utile precisare che l'inedificabilità nella fascia di 300 metri non è disposta al piano paesaggistico, ma da una legge nazionale tuttora valida in tute le regioni italiane (la legge Galasso, legge n. 431 dell'8 agosto 1985). Il piano paesaggistico regionale della Sardegna, formato sotto la guida di Renato Soru e in vigore fin dal 5 settembre 2006, sottopone a tutela una fascia litoranea ben più ampia, variabile dal minimo ex lege dei 300 metri fino a circa 3mila metri, definita sulla base di studi multidisciplinari in relazione alle diverse caratteristiche oggettive e alle qualità ambientali e paesaggistiche da tutelare. Di tutto ciò la Giunta Pigliaru, sta facendo strame, avendo ceduto la sovranità dell'Isola - una volta gelosa della sua autonomia - agli sceicchi immobiliari di alcune regioni dell'Arabia .
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Sotto attacco in Sardegna quanto resta della svolta impressa 14 movimento Progetto Sardegna, per difendere della tutela le qualità del paesaggio minacciati dagli interessi affaristici dei cementificatori dello coste. Con commento (e.s.)
Paola Pintus
Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2018. Imbrogli, imbroglietti e imbroglioni per tentar di cancellare il piano di Renato Soru per la difesa delle coste della Sardegna. Da che parte sta l'attuale presidente della Regione?
Costantino Cossu
il manifesto, 20 aprile 2018. Niente da fare. Da quando Renato Soru non c'è più le coste della Sardegna sono governate dagli "sviluppisti", più o meno aggressivi: il paesaggio è una variabile subordinata. con postilla
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