Alberghi, 18 proposte in una settimana
Alberto Vitucci
Insaziabile la fame con la quale la vergognosa compagine del sindaco Brugnaro sta distruggendo Venezia, allargando oltre ogni limite la peste del turismo. E all'Unesco girano la testa da un'altra parte. Distratti o complici? La Nuova Venezia, 17 luglio 2017


«Venezia. La giunta allarga le maglie della delibera sui cambi di destinazione d’uso. Opposizioni all’attacco: "Vogliamo un’inchiesta"».

Tre parole aggiunte all’ultimo minuto, sotto forma di emendamento di giunta. E così il meccanismo salta. Nelle more dell’entrata in vigore della delibera sui cambi d’uso, ben 18 progetti di nuovi alberghi e ampliamenti sono stati presentati in una sola settimana. Più di tutto l’anno precedente. E adesso secondo la nuova norma dovranno essere accolti. L’opposizione grida allo scandalo. E annuncia un’inchiesta «amministrativa».

Nel mirino la delibera numero 25 approvata il 15 giugno scorso dal Consiglio comunale che ha per titolo «Provvedimenti per la tutela dell’integrità fisica, funzionale e sociale della Città Antica, variante normativa 18 al Piano degli Interventi Vprg». In sostanza la norma che secondo l’amministrazione blocca i cambi d’uso da residenza a locazione turistica. Non si applica, specificava il testo originario «agli interventi che alla data di adozione della presente variante, sano oggetto di istanze già formalmente presentate al Comune».

Dopo l’emendamento di giunta alle «istanze» vengono aggiunte «dichiarazioni, segnalazioni o comunicazioni finalizzate all’insediamento o ampliamento di attività ricettive alberghiere o complementari». «Fa una bella differenza», accusa Renzo Scarpa, consigliere del Gruppo Misto (ex lista Brugnaro) che ha presentato una richiesta di accesso agli atti. «Ora vogliamo che si faccia chiarezza», dice, «abbiamo il dovere di farlo. Avvieremo approfondimenti su tutti questi casi». Il coro di critiche è formato da tutte le forze politiche di opposizione. Nicola Pellicani (Pd), Davide Scano (M5S), Rocco Fiano (Lista Casson).

Scano, Pellicani e Casson puntano il dito sullo «strano meccanismo» che ha consentito a 18 aziende di presentare in una sola settimana (dall’ 8 al 15 giugno), periodo dell’iter della delibera, proposte di nuovi alberghi, casa vacanze, affittacamere, alloggi turistici, ampliamenti e depandance. Altre gocce nel mare dei locali adibiti a ricettività turistica. «Quasi tutti», annota Scano, «sono permessi di costruire, cioè autorizzazioni obbligatorie, quando ci sia il cambio d’uso. Solo tre le “Scia”, dichiarazioni dei professionisti che comunicano l’avvio dei lavori. Nuovi alberghi a Cannaregio, San Polo, Castello, Santa Croce». Che si vanno ad aggiungere ai progetti già in corso alla data di approvazione della delibera, presentati nel dicembre 2015 e nei primi tre mesi del 2017.

Altre deroghe erano state concesse alle ex fornaci De Majo e Lag a Murano, e alla consigliera comunale della Lista Brugnaro Marta Locatelli per il blocchetto in calle delle Razze a San Marco. «Una vicenda su cui occorre fare chiarezza», dice Pellicani, «questa delibera in realtà non ha affatto bloccato i cambi d’uso, ma ha prodotto un effetto opposto, visti i 18 progetti presentati in una settimana. Poi ha introdotto un principio di discrezionalità affidato alla maggioranza del Consiglio comunale. C’è chi può fare gli alberghi e chi no. Marta Locatelli ha aperto la strada». «C’è da chiedersi», dice Rocco Fiano, «da dove sia arrivata tanta benevolenza dell’Unesco nei confronti del Comune e del governo. Hanno valutato che tipo di impatto avranno queste nuove attività alberghiere sulla città»?

Ottavio Serena, consigliere del gruppo Misto ed ex generale dei carabinieri, rincara: «Bisogna far luce su questa vicenda», dice, «perché con quella modifica gli edifici hanno aumentato il loro valore». «Ma non c’è nulla di misterioso», replica De Martin, «abbiamo aggiunto quello per evitare denunce. 18 pratiche in una settimana? Abbiamo cercato di fare presto proprio per evitare questo. Si chiedano invece cosa è successo nei decenni precedenti». La delibera sui cambi d’uso era stata approva dal Consiglio il 15 giugno: 20 voti a favore (Lista Brugnaro, FI e Lega), 7 i contrari (Pd, M5s, Gruppo Misto, Lista Casson).

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