No ai burqa, sì all'ingresso armato in ospedale
Filippo Tosatto
Le apparenti  contraddizioni della "sicurezza". Un bourka può nascondere un pensiero diverso, e per i barbari un pensiero diverso è più pericoloso di un'arma. Del resto l'Italia è una repubblica fondata sulle armi. la Nuova Venezia, 15 giugno 2017, con postilla

 Mettiamola così: nel Veneto prossimo venturo chiunque indossi un burqa, un niqab (il velo integrale islamico) o più semplicemente un casco da motociclista o un passamontagna che ricopre il viso, non potrà entrare in luoghi pubblici regionali quali ospedali, scuole, uffici Ater, distretti sanitari, enti e palazzi della politica. L'ingresso, viceversa, sarà consentito a chi si presenta con una pistola sotto l'ascella, purché provvisto di regolare porto d'armi per la difesa personale. È quanto prevede il nuovo regolamento di accesso in discussione al Consiglio regionale, che ne ha approvato il primo articolo dopo ore di discussione e, manco a dirlo, l'emendamento "sputafuoco"che ha acceso la polemica reca la firma di Sergio Berlato, il capogruppo di Fratelli d'Italia patrono delle doppiette.
«È la legge Beretta, il volto coperto è pericoloso, la mano armata no», insorge il dem Andrea Zanoni «dovremo invitare i cittadini a recarsi in ospedale con in giubbotto antiproiettile per evitare guai? Mi chiedo cosa ne pensino i direttori delle Ulss, non è possibile che la maggioranza a trazione leghista sia sempre succube di Berlato che, da una posizione assolutamente minoritaria, continua a fare il bello e il cattivo tempo sui temi legati all'uso delle armi». «Un'ipotesi assurda, inaccettabile», rincara Piero Ruzzante (Mdp), che in aula ha votato contro «anziché ricorrere alla prevenzione attraverso i metal detector, si vuole consentire l'accesso a gente armata, interdetto a Palazzo Ferro-Fini, sede dell'assemblea regionale, ma permesso altrove, quasi che i consiglieri abbiano diritto a maggiore sicurezza rispetto agli altri cittadini. Siamo alla follia». 
«Propaganda vergognosa, pura strumentalizzazione delle paura di marca leghista», fanno eco i 5 Stelle con la poliziotta (in aspettativa) Patrizia Bartelle lesta a ricordare di non aver mai preso in considerazione l'idea di entrare a Palazzo con la pistola d'ordinanza. E Berlato? «Mi sorprende tanto baccano», replica serafico «stiamo parlando del porto d'armi per la difesa personale che la prefettura rilascia con verifica psicofisica annuale. Il Testo unico di pubblica sicurezza prescrive che l'arma non possa rimanere incustodita e il mio emendamento cita questa norma. Se l'obiettivo è tutelare l'incolumità, questa può essere minacciata ovunque, anche in ospedale, perciò va difesa sempre e dovunque».

postilla

Il consigliere Berlato sembra perfettamente in linea con la strategia e la tattica del renzismo, e con i governi da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni. Chi non lo ha compreso legga su eddyburg l'attenta analisi di Giorgio Beretta  Renzi è nella storia.
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