A questa società «liquida» e narcisista farebbe bene una sinistra «vintage»
Tonino Perna
«La cultura di massa sta cambiando. Corbyn, Sanders, il lavoro, i cortei in piazza... il passato non è più tutto da buttare. Il "nuovo" sta perdendo terreno. E va ricostruito». Ma, osserviamo noi,  il "vintage" non basta, serve il "nuovissimo". il manifesto, 24 giugno 2017, con postilla

Il successo di Jeremy Corbyn nel resuscitare il Labour, che ormai tutti davano per cotto e stracotto, non è un fatto eccezionale nel panorama politico occidentale. E diversi segnali ci dicono che non si tratti di un caso isolaSotto traccia, infatti, stiamo assistendo a un mutamento culturale profondo che ha un effetto rilevante anche nella sfera della politica.La sbornia neoliberista non è finita ma sta perdendo una delle basi su cui si è costruito il suo successo: è entrata in crisi l’idea che il «nuovo» sia sempre meglio del «vecchio», che le magnifiche e progressive sorti dell’umanità ci attendono, che il domani sarà necessariamente migliore di ieri. È stata proprio questa visione dominante della vita, mutuata e prodotta dalla società dei consumi, dove l’innovazione è fondamentale per mantenere in vita il mercato, che ha portato anche nella sfera politica a sentire come superate quelle forze politiche che appartenevano al passato.A sentire come vecchie e superate parole come «uguaglianza», «giustizia sociale» o lotta di classe/conflitto sociale, a guardare come a riti inutili le commemorazioni dell’Anpi o le manifestazioni di piazza contro le politiche del governo. Al più, tra i più sensibili, resisteva un sentimento di solidarietà umana, quasi di benevola comprensione per queste forme politiche del passato.

Di contro il successo di Corbyin, simply red come lo ha giustamente definito/colorato Tommaso Di Francesco, ci dice che un anziano, nell’era del giovanilismo imperante, che parla il vecchio linguaggio della sinistra pre-Blair , che dice cose semplici ma le rende credibili con la propria storia personale, può riportare una parte importante delle forze popolari a votare per una autentica «Sinistra».Non diversamente qualcosa di simile si è registrato negli Usa con l’inaspettata ascesa dell’anziano Bernie Sanders, bloccato in maniera poco trasparente da una candidata espressione dell’establishment come Hillary Clinton .

Che cosa è successo, al di là di tanti elementi contingenti che possono spiegare il fenomeno? Per comprenderlo, proviamo a spostarci su un altro piano, quello del mondo delle merci.Negli ultimi anni in diverse città italiane ed europee, in particolare a Firenze, sono sorti diversi esercizi commerciali che vendono prodotti di un’altra epoca che sono tornati di moda, anzi sono diventati preziosi perché rari.Nelle strade cittadine vediamo sempre più spesso andare lentamente le vecchie 500 Fiat degli anni ’60 , così come il vecchio Maggiolino, la Lambretta, la Vespa, ecc. Lo stesso accade per alcuni abiti, per la forma antica dei telefoni fissi, per alcuni ambiti dell’arredamento e in tanti altri settori. È il trionfo del vintage che ha un significato che non può essere banalizzato.
Certo, si può leggere questo fenomeno come una scelta di consumo radical-chic, facente parte di quella spasmodica ricerca di distinzione in una società dai consumi standardizzati. Ma, se allarghiamo lo sguardo ci accorgiamo che il vintage esprime anche il bisogno di non buttare a mare il passato, di valorizzarne oggetti e valori che sembravano essere perduti. Ce ne accorgiamo guardando al ritorno con grande seguito dei cosiddetti classici, nel cinema (si pensi solo a Totò e al neorealismo che rivediamo spesso volentieri) quanto nella letteratura (basti pensare, al di là della bravura di Benigni, al revival della Divina Commedia).
se la sinistra diventa vintage esce da qual complesso di inferiorità culturale, di essere superata dal cambiamento imposto dal turbocapitalismo, e ridiventa un punto di riferimento per chi cerca persone e ideali ben radicati nella storia, per chi è stanco di una società «liquida» e narcisista.

Ma, tutto ciò non basta assolutamente. Non basta parlare di eguaglianza e di Costituzione che va realizzata nei suoi valori e programmi.

Questa è una condizione necessaria ma non sufficiente per rispondere alle grandi sfide che abbiamo di fronte. In primis la questione ambientale, la salvezza dell’ecosistema, la capacità di risposta ai mutamenti climatici, senza pensare di salvare capre e cavoli come tentò di fare il «Rapporto Brundtland» che coniò nel 1987 l’espressione «sviluppo sostenibile» con cui si è giustificato il perpetuarsi dello sfruttamento delle risorse naturali.

In secondo luogo la questione del lavoro, che diventerà drammatica nei prossimi anni con l’accelerazione dell’automazione. Senza una drastica riduzione dell’orario di lavoro non c’è via d’uscita chiunque governi. E ancora: le nuove forme di alienazione legate alla diffusione delle tecnologie della comunicazione che distruggono legami sociali e creano monadi che pensano di stare al mondo perché sono iperconnessi ogni momento.

E quindi tutta la grande sfida dell’educazione oggi, di una scuola/università che non possono essere ridotte ad aziende che producono merci. Infine la grande questione della sicurezza che è stata regalata alla Destra e ridotta a terrorismo islamico e immigrati quando la nostra insicurezza nasce sul luogo di lavoro, in quello che mangiamo, che respiriamo, e anche nel fatto di essere aggrediti dalla piccola quanto dalla grande criminalità organizzata (mafia, camorra e ‘ndrangheta), dall’emergere di una nuova classe sociale – la borghesia mafiosa – che si è alleata con la borghesia finanziaria producendo, su scala globale, una deriva criminale del capitalismo. Senza dimenticare l’urgenza di una politica di pace per tutta l’area del Mediterraneo come priorità per la sicurezza del nostro paese.

Questi ed altri i temi rilevanti e sensibili che riguardano la nostra vita quotidiana ed il nostro futuro. Una forza politica di vera sinistra deve provare a tradurli in proposte concrete, a parlare di nuovi stili di vita ed a praticarli prima della presa del potere, a dimostrare, anche simbolicamente, che è possibile.

Su questo punto passa una distinzione profonda col passato: non aspettare la conquista delle poltrone o il successo elettorale come misura della bontà della proposta politica ma praticare insieme a tutte le forze sociali disponibili nuovi modelli economici, sia pure su scala locale, nuove forme di mutualismo sociale, di consumo responsabile, di un uso alternativo del denaro (dalla moneta fiscale alle monete locali complementari), a un (neomunicipalismo realmente partecipato.

Se ci sarà questo cambiamento profondo allora la stessa, desueta, parola «compagno» potrà riacquistare un significato forte e chiaro.

postilla

"Il grande problema di fronte al quale ci troviamo oggi era sconosciutodalla sinistra del secolo scorso: appena intravisto da pochi  misconosciuti profeti. Molto schematicamentepotremmo sintetizzarlo così. Il sistema capitalistico ha concluso il (oppure “un”?),suo ciclo storico in un processo nel quale ha avviluppato e coinvolto il suoantagonista storico, il proletariato. La crescita irrefrenabile dello sfruttamento (fino alla dissipazione) di tutte lerisorse disponibili (dall’uomo a tutte le altre componenti dell’ambiente) hareso impossible a masse sempre più ampie di esseri la sopravvivenza sul pianetaTerra. Al cospetto di una tale mutazione. Sebbene l’obiettivo finale rimane sempre quello del superamento delmodello economico del capitalismo, è lecito nutrire forti dubbi sul fatto chesia sufficiente una “sinistra vintage” per concepirlo (e.s.)



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