A proposito dell'iniziativa di Anna e Tomaso
Edoardo Salzano
Testo della lettera inviata ad Anna Falcone e Tomaso Montanari a proposito della loro iniziativa politica: le ragioni del consenso e la perplessità.


L’iniziativa politica di Anna Falcone e Tomaso Montanari è,in Italia, l’evento più promettente degli ultimi anni, dopo la caduta delprogetto di Maurizio Landini. Per la prima volta si parla di Politica in sensoproprio: come un’impresa da condurre insieme per migliorare le condizioni di vita,tendenzialmente, di tutti. La stessa dimensione dell’evento del 18 maggio aRoma ne è la testimonianza.

Come spesso accade quando i media danno la loro impronta aciò che raccontano degli eventi, attorno all’incontro del 18 giugno, e allaproposta politica che è alla sua base, si è alzata una discreta quantità dipolvere, a partire dal peso assegnato  dai media al ruolo svolto da quelli che definiremmo“entristi”: quei personaggi della vecchia storia delle sinistre italiane che sisono intrufolati cercando una nuova verginità. Qui voglio sottolineare leragioni per cui, fin dal primo momento, la proposta mi ha convinto e ho cercato,con eddyburgdi seguirla con attenzione.

Le ragioni delconsenso

In primo luogo, la netta rottura con il passato della “politicapoliticante”, con i suoi riti, le sue struttura organizzative, i suoi piccoloPantheon. Craxi, Berlusconi e Renzi, certamente, ma non solo questi. In unaparola, la rottura con i gusci grandi e piccoli delle sinistre (e ovviamente ledestre) del secolo scorso. Voglio precisare: con i gusci, non con le personeche sono capaci di liberarsene.
In secondo luogo, l’affermazione dell’eguaglianza comeessenziale valore e principio da conquistare: un’eguaglianza non solo deidiritti statuiti, ma di quelli sostanziali di ogni essere umano, quale che siail suo censo, il suo ruolo sociale, il sangue o il suolo dal quale proviene, lalingua che parla, la religione che professa.

Ancora il forte riferimento alla difesa e all’attuazione aivalori e principi della costituzione repubblicana del 1948, summula delpositivo che lo scorso millennio ci ha lasciato.
Infine, per scendere dall’ideologia alla politica nelleistituzioni, condivido la scelta di Anna e Tomaso di parlare a tutti ma dirivolgersi in primo luogo a quel “popolo di sinistra” che è sceso in campo e havinto nelle grandi battaglie per la difesa della Costituzione, e prima e insiemeper la difesa dei beni comuni (dall’acqua alla cultura, dalla salute alpaesaggio, dalla democrazia al lavoro). Tornerò criticamente sul termine “sinistra”,ma mi pare che intanto esprima abbastanza bene quella parte dell’elettorato cheha combattuto per quegli obiettivi.

Una larga porzione di questo popolo si è staccato dallapolitica, non ha più votato. Le ragioni sono evidenti, e sono implicite nellaproposta di Anna e Tomaso: sono nella degradazione della politica che èavvenuta per effetto, e nel quadro, dell’egemonia conquistata dal capitalismonella sua fase più recente. La politica del renzismo ne è l’epitome.

La perplessità

Esposte le ragioni per cui ho fin dall’inizio condiviso laproposta di Anna e Tomaso vorrei esprimere la mia perplessità su un punto: nonsul piano della strategia ma su quello della tattica. Mi riferisco allaquestione del difficile equilibrio tra due esigenze: quella della definizionedi una identità “di parte”,radicalmente diversa dalle altre identità che si sono affermate nella storiadel nostro paese, e quella dell’efficaciapolitica nell’immediato.

Più d’un commentatore si è riferito a questo punto. Ma lamaggioranza (cito ad esempio Norma Rangeri e Luciana Castellina, che sulcomplesso dell’iniziativa pur si sono espresse in modo molto diverso) criticandol’insufficiente attenzione a quella vasta porzione della vecchia “sinistra” cheè (ancora) fuori e magari lontana dalla “parte” di Anna e Tomaso. La miapersonale opinione è che, nell’immediato, far prevalere la ricerca dell’efficaciaimmediata (e quindi proporre una “lista unica della sinistra”) costringa adannebbiare il messaggio di rottura col passato che è la forza della proposta.Prima affermare, rendere evidente e compiuta, la propria identità/diversità,poi stabilire le alleanze necessarie per raggiungere gradualmente gli obiettivinella pratica politica: questo mi sembrerebbe il percorso preferibile.

La parola “sinistra"

Ciò detto, credo che un approfondimento serio vada fatto sulsignificato del termine “sinistra” oggi. Tutto è mutato radicalmente attorno anoi, a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, ma le linee guida del cambiamentoerano state tracciate all’indomani stesso della vittoria del fronteantifascista. Colpa grave della sinistra novecentesca non essersene accorta pertempo (salvo pochi e isolati gruppi e persone). Ciò ammesso, che cosa fareoggi? Che cosa recuperare del grande patrimonio e dall’insegnamento della “vecchia”sinistra”, e come inverarli nelle nuove sfide?
Io credo che una delle domande da porsi, per cominciare, sia“chi erano gli sfruttati e chi gli sfruttatori ieri, e chi sono gli sfruttati egli sfruttatori oggi”. Ovviamente, nonassumendo come campo di ricerca soltanto l’Italia né l’Europa, né il mondoNordatlantico oggi, ma l’intero pianeta Terra.

A quel punto ci accorgeremo che una parte estremamenteconsistente degli sfruttati di oggi sono stati prodotti da un’ideologia e unaprassi fortemente condivisa dalla “vecchia sinistra”: la “credenza” dellosviluppo, che è ancora parte dell’ideologia  dominante.  Ci accorgeremo che la grande massa degli sfruttati di oggi è costituita proprio dagli "sfruttati dallo sviluppo", come ha scritto Ilaria Boniburini sulla base di una letteratura vasta e poco nota. E ci accorgeremo  infine che  sfruttati e sfruttatori sono molto vicini,molto spesso nella stessa persona.  Allora dalla politica saremo costretti a rivolgerciverso altri saperi.


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