Altro che le piramidi, il faraone Al-Sisi sogna una reggia nel deserto
Pierfrancesco Curzi
«In barba alla crisi economica, il presidente porta avanti il progetto di una nuova Capitale». il Fatto Quotidiano, 14 maggio 2017 (p.d.)
Si chiamerà “Nuova capitale” e sarà costruita lontano dalla megalopoli del Cairo. Il presidente egiziano Abd el-Fattah al-Sisi ha le idee chiare, non solo su come trattare i diritti umani dentro i propri confini, ma anche come cambiare il volto del Paese. Al-Sisi come un faraone, desideroso di lasciare una traccia indelebile nella storia, in barba a tutte le conseguenze e al senso morale di un simile progetto. Una nuova città artificiale riservata alle élite politiche, amministrative e militari, realizzata a nord-est del Cairo, verso il Canale di Suez. Un bunker di cemento e lusso, inaccessibile ai comuni mortali, capace solo di accogliere leader internazionali.
L’obiettivo del presidente egiziano è quello di uscire dal caos di una Capitale ormai fuori controllo, inferno nel deserto dove si bruciano le vite di quasi venti milioni di esseri umani. Un nuovo palazzo presidenziale, nuovi pure il parlamento e le principali sedi amministrative e ministeriali, quartier generale degli affari che, in Egitto, stanno andando a picco. Qualcosa di simile, vent’anni fa, l’ha pensata e realizzata il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaiev, inaugurando Astana, la nuova capitale dell’ex Repubblica sovietica ricca di risorse. Astana, ‘Capitale’ appunto, spostata dalla vecchia sede, Alma Ata, nel profondo sud-est del grande Paese dell’Asia Centrale, nel cuore del Kazakistan, a due passi dai giacimenti di petrolio e gas.
Una città tirata su dal nulla, come nelle intenzioni di Al-Sisi. Il presidente, più che a un libro dei sogni, dovrebbe pensare alle macerie in cui rischia di trascinare l’Egitto, dove l’inflazione nel 2016 si è attestato sul 24,3% e ora corre verso il 30%; dove, nell’ultimo anno, i prezzi sono generalmente raddoppiati. L’Egitto rischia la bancarotta. Il Fondo Monetario Internazionale ha garantito ossigeno ad Al-Sisi grazie al maxi prestito da 12 miliardi di dollari, spalmato in tre anni, per rilanciare l'economia egiziana e ridare fiducia agli osservatori internazionali dopo le recenti tensioni. Gli interessi su quel prestito, tuttavia, vanno onorati, e qui sta il rovescio della medaglia. Il Fmi scommette sull'Egitto (si tratta del più grande finanziamento concesso ad un Paese del Medio Oriente dal Fondo guidato da Christine Lagarde), così come l'Egitto, a partire dalla fine degli anni 80, con Mubarak saldamente alla guida, ha scommesso sul mattone.
Dal libro dei sogni, incubi piuttosto, alla terrificante realtà. Un investimento nato male e proseguito peggio, trasformato in una enorme bolla speculativa. Grazie a quella strategia, nei dintorni del Cairo sono nate delle città-satellite: Città 6 Ottobre – in ricordo della Guerra del Kippur tra Paesi arabi e Israele del 1973 – 30 chilometri a sud-ovest, nel governatorato di Giza, e New Cairo, dalla parte opposta della capitale.
Villaggi residenziali dai nomi invitanti, Mi vida, Il gioiello del Nilo, Palm Hills, Westown Resort, Pyramid Heights, Mountain view, quando in realtà l'unica cosa che si può ammirare da qui è la piattezza di un deserto inesorabile. Compound blindati, protetti da guardie armate, i negozi incassati dentro i soliti mall. Soluzioni residenziali per pochi, divise per categorie. Nei progetti dovevano diventare la casa di molti di egiziani, purtroppo le cose sono andate diversamente.
Il ceto medio non riesce a permettersi costi alti e la conseguenza è che l'80% delle residenze sono vuote, una parte non è mai terminata e per un'altra, addirittura, i lavori sono rimasti in fase progettuale. Raggiungere Città 6 Ottobre, se non si dispone di un veicolo, è praticamente impossibile. I trasporti pubblici quasi non esistono. Uno stradone a otto corsie si è fatto spazio tra l'agglomerato urbano alla periferia occidentale, abbattendo palazzi per raggiungere, attraverso l'autostrada 26 luglio, la nuova città artificiale. Passare da un lato all'altro dell'autostrada è impossibile, non un ponte, un sottopasso, tutto isolato.
Solo una fila infinita di mega cartelloni pubblicitari che invogliano ad investire su questi falsi villaggi del benessere. A Città 6 Ottobre è possibile arrivare anche da sud-est, da Giza e dalle sue Piramidi, transitando lungo l'autostrada diretta ad Alessandria d'Egitto, dove il 3 febbraio 2016 è stato ritrovato il corpo di Giulio Regeni. All'altezza del grande incrocio tra le due autostrade, c'è la base dei servizi di intelligence egiziani e, poco distante, un campo di addestramento.
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