«Noi, gli scontrinisti. I nuovi schiavi del lavoro precario»
Antonio Sciotto
«Biblioteca nazionale di Roma. Niente contratto, 22 addetti da anni vengono inquadrati come "volontari". La paga? Solo 400 euro di rimborsi alimentari a fronte delle ricevute fiscali, senza contributi né tutele. Ma svolgono le stesse mansioni dei dipendenti». il manifesto, 14 aprile 2017 (c.m.c.)

La paga arriva puntuale ogni 5 del mese: il presidente dell’associazione di volontariato Avaca entra in biblioteca, prende posto a una delle scrivanie dei dipendenti pubblici – che gli fa spazio: siamo all’ufficio Servizi – ritira gli scontrini dei volontari e consegna a ciascuno di loro un assegno di 400 euro. Per 20 ore alla settimana, solo 15 giorni di ferie all’anno, niente malattia, maternità, contributi e copertura infortuni. Alla Biblioteca nazionale di Roma funziona così: 22 addetti alla catalogazione, ai prestiti, alle sale, ai rapporti con il pubblico non hanno un contratto, ma sono sottoposti a turni e svolgono le stesse mansioni dei 130 dipendenti effettivi. Sono gli «scontrinisti», e il modo in cui vengono sfruttati da un pezzo del nostro Stato urla vendetta.

La biblioteca nazionale dipende dal ministero dei Beni culturali, e fa acqua da tutte le parti. Il servizio agli utenti è costantemente a rischio, e carente, per una mancanza strutturale di organico, tappata alla bell’e meglio dai «volontari»: alcuni di loro lavorano retribuiti a scontrino da 13 anni, altri da sette o cinque, senza che sia mai cambiato nulla. Le recenti denunce – una conferenza stampa della Cgil, un articolo del manifesto, un servizio della trasmissione di Rai 2 Nemo – hanno aperto uno squarcio su una situazione totalmente surreale.

Federica, 32 anni, scontrinista alla Nazionale da cinque, è la lavoratrice che ha scoperchiato il vaso di Pandora della Biblioteca, raccontando la sua storia a una delle prime iniziative pubbliche della Cgil per i referendum su voucher e appalti: «Noi andiamo ben oltre i voucher – spiega – La nostra paga, di massimo 400 euro al mese per 20 ore settimanali, ci viene erogata solo se presentiamo gli scontrini delle spese alimentari degli ultimi 30 giorni. Ogni singolo buono non può superare i 30 euro, e a volte – pur di arrivare ai 400 euro – portiamo anche scontrini dei dipendenti della biblioteca o di nostri familiari. L’associazione Avaca, che ha una convenzione con il ministero dei Beni culturali e che ci retribuisce, annulla qualche scontrino: in questo caso il valore ci viene decurtato il mese successivo. Capita che ci chieda anche di raccogliere più di 400 euro di scontrini: fino a 500 o 600, se li troviamo. Non sappiamo poi cosa se ne facciano».

Federica racconta che i nomi dei volontari vengono inseriti nel piano turni, accanto a quelli dei dipendenti, e che è l’ufficio Servizi della Biblioteca a gestire gli uni e gli altri. «Prima delle recenti denunce pubbliche, capitava spesso che i volontari coprissero da soli intere sale o il magazzino, ma ora stanno sempre attenti ad accoppiarli ad almeno un dipendente. Lo stesso per i fogli firma di entrata e uscita: in passato era segnato anche il nostro turno, dopo gli articoli e i servizi tv è stato rimosso».

Foglio firme che i «volontari» della Biblioteca nazionale hanno dovuto «trafugare», come dei carbonari, per poterlo fotocopiare e avere una prova certificata della loro presenza quotidiana in Biblioteca: «Viene timbrato dalla dirigenza della Nazionale e trattenuto dall’Avaca. Abbiamo richiesto di fare delle copie ma ci è sempre stato negato».

Idem per lo statuto e gli altri documenti relativi all’associazione, che i volontari scontrinisti non riescono ad avere dal presidente: «Stiamo cercando di accedere attraverso le registrazioni pubbliche. Non abbiamo un contratto individuale, solo la tessera cartacea di iscrizione: paghiamo 25 euro l’anno. In biblioteca non entriamo con badge magnetici ma con un tesserino cartaceo, evitando i tornelli, come accade per i dipendenti».

Veri e propri  «fantasmi», che si fa di tutto per rimuovere, ma tanto utili per coprire i turni dei dipendenti, specie in estate e per le festività. «Abbiamo solo 10-15 giorni di ferie l’anno – ripete Federica – Per Natale e Capodanno massimo due o tre giorni. Tappiamo i buchi, anche la vigilanza ai cancelli. Noi ci siamo sempre». Ma chi li obbliga a fare le quattro ore giornaliere, se sono soltanto dei «volontari»?

«Non ce lo chiede l’associazione, che non si occupa direttamente dei turni e compare solo al momento della paga – conclude la lavoratrice – Ma sì, la Biblioteca fa affidamento sul nostro lavoro e ci inserisce costantemente nei turni. Noi speriamo un giorno di venire regolarizzati, per questo in otto abbiamo avviato una vertenza con la Cgil».
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