Debito pubblico. Si può non pagare quando è ingiusto. Lo si è fatto altre volte
Susanna Bõhme Kuby
Un intervento nel dibattito aperto da R. Camagni e E. Salzano. Dall'antichità a oggi esistono numerosi precedenti di cancellazione del debito pubblico. Fare chiarezza è il primo passo necessario: ma è indispensabile discutere in una sede indipendente dal sistema finanziario.


Il sistema produttivo del capitalismo - come già prima il commercio degli ultimi millenni - si basa sul rapporto credito-debito. (vedi David Graeber, Debito. I primi 5000 anni, Il Saggiatore, 2012). E dall'antichità si sono succeduti periodici annullamenti del debito per non portare in rovina le popolazioni e per rinnovare le basi di un'economia produttiva.

In Europa basti ricordare la ristrutturazione o meglio l'annullamento pressoché totale dell'ingente debito estero della Germania (debito della prima guerra/Versailles e gran parte delle riparazioni della seconda guerra mondiale) nella Conferenza di Londra del 1953 ad opera degli ex-alleati occidentali, dove Herman Josef Abs, grande banchiere da Hitler all'Euro, riuscì a mettere le premesse finanziarie per il successivo miracolo economico della Repubblica Federale di Germania.

Non a caso fu nel passato il governo greco e per ultimo Alexis Tsipras a ricordare questo evento di fronte all'intransigenza tedesca verso i debiti dei paesi sudeuropei. Appare ovvio che i paesi creditori (ovvero le loro banche che detengono il debito pubblico e privato) hanno l'interesse a mantenere in vita i debitori per poterli spremere anziché aiutarli a ripagare i loro debiti.

Ma non è un mistero che nessuno degli attuali debiti pubblici potrà mai essere ripagato. Sono i paesi ricchi che detengono il debito pubblico (e privato) più alto: USA, Giappone, la stessa Cina. La Germania ha il debito pubblico più alto in Europa (ora ca. 2.284 mrd.€), non ancora superato da quello italiano (ora ca. 2.220 mrd.) Decisivo per la stabilitá delle economie non è l'ammontare del debito in sé, ma il suo rapporto col PIL, che in Germania è  comunque ben più alto del 60%, la norma arbitraria fissata a Maastricht. E la Germania paga anche interessi molto minori rispetto all'Italia, dove il rapporto debito/ PIL supera il 132%. É proprio l'ammontare degli interessi che lo Stato paga ai suoi creditori, per lo più istituzionali, che autoalimenta la crescita costante del debito.

L'Italia ha un bilancio primario in positivo da ca. 20 anni, ma anno per anno deve sborsare cifre di interesse intorno ai 80-100 miliardi! Il debito italiano era cresciuto negli anni '80 da 114 mrd. € (1980) a ben 850 mrd.€ (1992), ma l' aumento era costituito da soli 140 mrd. di nuovo prestito e ben 596 mrd. di interessi. Ovvero gli interessi ammontavano ormai a oltre due volte il debito in soli dieci anni (vedi Paolo Ferrero, La truffa del debito pubblico, Derive Approdi 2014)

Solo Romano Prodi era riuscito attraverso una manovra "lacrime e sangue" a spese del welfare ad abbassare temporaneamente il rapporto debito/PIL per portare l'Italia nell' Euro. Da allora gli interessi sul debito pubblico costituiscono la terza spesa dopo pensioni e sanitá in Italia. E i tagli vengono scaricati dallo Stato centrale ai vari livelli locali: regioni e comuni arrivano sull'orlo del fallimento e la crescente debolezza delle istituzioni alimenta dappertutto la corruzione, ormai endemica.

Se in un futuro non lontano dovessero scattare anche le misure punitive del Fiscal compact, allora sarà difficile mantenere la quiete sociale. Di fronte a queste prospettive serve assolutamente una verifica sulla natura in gran parte illegittima e insostenibile del debito pubblico, ovvero un'audit, a livello nazionale e una maggiore informazione pubblica in merito. L'assemblea nazionale del Comitato per l'abolizione dei debiti illegittimi che si terrá a Roma il 4 marzo intende avviare questo percorso verso l'istituzione di una Commissione popolare indipendente in Italia.

Riferimenti

Vedi su eddyburg la proposta del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi, il commento di Roberto Camagni e l'intervento di  Edoardo Salzano, in Discutiamo sul debito pubblico, e la replica di R. Camagni in Debito pubblico: d'accordo, ma....
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