«Il piano di Barcellona per fermare i flussi»
Oriol Nel·lo
«L’urbanista Oriol Ne-lo, tra i suoi autori, spiega a Venezia come fare. “Posti-letto bloccati a quota 160 mila per sempre e spostati via dal centro”». La Nuova Venezia, 21 marzo 2017 (m.p.r.)


Venezia. Mentre Venezia ancora si interroga sul problema del governo dei suoi flussi turistici, Barcellona - con un nuovo piano-pilota - ha già deciso di bloccarli. L’amministrazione catalana guidata dal sindaco Ada Colau - che aveva già dichiarato al suo insediamento che Barcellona «non avrebbe fatto la fine di Venezia» sul piano turistico, scatenando un piccolo caso internazionale - è però passata dalle parole ai fatti. Come spiega il professor Oriol Ne-lo, urbanista catalano che è tra gli esperti che hanno predisposto il piano appena provato che «cristallizzerà» le presenze turistiche di Barcellona al livello attuale, ma con un meccanismo dinamico, che sposterà progressivamente la ricettività dal centro storico alle altre zone della città.
Il professor Ne-lo è in questo periodo visiting professor a Venezia all’Iuav per il Corso di Laurea in Urbanistica e pianificazione territoriale e anticipa i contenuti del piano adottato per una città in forte espansione turistica come Barcellona, che potrebbe fornire spunti interessanti anche al Comune di Venezia. 
Professor Ne-lo, come si è arrivati al nuovo piano turistico di Barcellona? 
«Il cambiamento arriva sull’onda, nel 2011, dell’affermazione del movimento politico dei cosiddetti Indignados che è arrivato al governo delle principali città spagnole, superata la fase dell’antipolitica. Sindaco di Barcellona è divenuta appunto Ada Colau, che era prima la responsabile del movimento antisfratti della città. Barcellona è passata da 3 milioni e 700 mila presenze turistiche annue dei primi anni Novanta ai circa 30 milioni di presenze attuali, con una crescita esponenziale soprattutto negli ultimi cinque anni anche per lo sviluppo delle attività congressuali, commerciali e culturali della città. Una crescita che ha portato in particolare alla crescita degli alloggi turistici e degli hotel, all’esplosione dei prezzi del mercato immobiliare, all’aumento dei plateatici a fini turistici. Per questo il primo atto della nuova amministrazione Colau nel 2015 è stato il blocco delle nuove licenze alberghiere e delle affittanze turistiche, preparando nel frattempo due nuovi strumenti urbanistici, ora completati». 
Di quali strumenti urbanistici si tratta? 
«Del nuovo piano strategico per il turismo per l’orientamento dei flussi e soprattutto del Piano speciale urbanistico per le attività turistiche - il Peuat – per regolare la creazione delle strutture ricettive. Il piano strategico prevede che il turismo sia connaturato alla città ma in un equilibrato rapporto con i suoi cittadini. Turisti siamo tutti quando ci spostiamo, il problema è appunto governare la città insieme al turismo. Ma lo strumento più innovativo per il governo del turismo sarà appunto il Peuat, approvato a fine gennaio». 
Come funzionerà? 
«Avrà quattro obiettivi. Alleviare la pressione turistica, dare risposta alle esigenze dei cittadini, garantire il diritto alla casa ed evitare l’uso della città solo a fini turistici. Nel 2015, quando si è deciso di bloccare i posti-letto per i turisti, con il congelamento di tutte le nuove licenze, erano circa 158 mila, circa un 10% degli abitanti complessivi di Barcellona, tra alberghi, bed & breakfast, ostelli e alloggi turistici. Il piano speciale del turismo stabilisce che questa quota complessiva di posti-letto non sarà superata, Barcellona si ferma qui, ma in modo dinamico». Con che meccanismo? «Il Piano divide la città in tre zone: il centro storico è la zona 1, la griglia urbana ottocentesca la zona 2 e il resto della città la zona 3. Nella zona 1 è prevista una lenta diminuzione, perché hotel chiusi o alloggi turistici dismessi non saranno rimpiazzati. Nella zona 2 sarà mantenuto il numero di posti-letto turistici attuali, sostituendo quelli che verranno meno. Nella zona 3, infine, i posti-letto turistici potranno crescere, rimpiazzando quelli in diminuzione nella zona 1, con la concessione di nuove licenze. In questo modo, progressivamente, i servizi turistici si “spalmeranno” dal centro storico a tutto il resto della città». 
Il problema sarà anche quello di controllare che tutti rispettino il Piano. Come si farà? 
«Per questo l’Amministrazione di Barcellona ha appena assunto 150 nuovi ispettori che si occuperanno esclusivamente dei controlli sull’abusivismo, sia via Internet, sia sul campo. È stato inoltre creato un sito web comunale mediante il quale ogni turista che arrivi a Barcellona possa sapere in anticipo se la struttura in cui ha prenotato è regolare o abusiva. Uno studio del Comune ha già stabilito ad esempio che solo il 23 per cento degli alloggi turistici di Barcellona promozionati con il sito Airbnb sono regolari. Per questo alcune delle principali città turistiche europee come appunto Barcellona, Parigi, Amsterdam, Berlino tra le altre si sono già mosse insieme nei confronti dell’Unione Europea per un’azione coordinata nei confronti di Airbnb per regolarizzare i suoi iscritti, che sta già dando i primi effetti. Si cercherà inoltre di concentrare gli alloggi turistici in condomini, per evitare di spargerli per tutta la città, Partirà contemporaneamente un piano per la residenza, con la costruzione o il recupero di nuovi alloggi a prezzi calmierati per garantire i giovani e la cittadinanza». 
Professor Ne-lo, lei che è qui già da diversi mesi, che idea si è fatto del problema del turismo a Venezia? 
«Posso parlare di impressioni, perché non conosco il problema a fondo e perché qui c’è un problema di concentrazione dei flussi turistici che Barcellona non ha, per le dimensioni urbane. Ma direi che è essenziali che anche a Venezia non prevalga la sola monocultura turistica. È quella che appiattisce tutto e questa città ha certamente potenzialità straordinarie per molte altre attività: da centro per la ricerca e la cultura, a polo universitario internazionale, a sede di istituzioni internazionali, solo per fare alcuni esempi. Ci vuole però anche la volontà forte della città di muoversi in queste direzioni, per avere più carte da giocare. Il turismo, infine, deve essere un fattore economico che avvantaggia tutta la città, non solo alcune zone o alcune categorie. Questo è un modo “sano” di viverlo».

postilla
Barcellona è certamente diversa da Venezia per mille ragioni: il rapporto tra città antica e il resto dell'area urbana, la prevalenza degli escursionisti (24h) nell'una e dei visitatori nell'altra. Ma c'è una diversità dominante: Barcellona non è in vendita, Venezia antica è svenduta pezzo per pezzo. 
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