Chiamatela festa al paesaggio
Vittorio Emiliani
Dalle inadempienze regionali nella formazione di piani paesaggistici, alla mancanza di una seria legge sul consumo di suolo, alla commercializzazione dei Parchi Nazionali. il Fatto Quotidiano, 15 marzo 2017 (p.d.)

Ieri il ministero della Cultura ha celebrato la prima Festa del Paesaggio. Dario Franceschini doveva rivolgere qualche annuncio importante al Paese? Per esempio il completamento della serie di piani paesaggistici regionali? Nemmeno per sogno. Poteva al più comunicare la firma di quello recente del Piemonte e però avrebbe dovuto ammettere che in oltre tre anni di governo i piani paesaggistici approvati sono appena tre, Piemonte, Puglia, Toscana, più le coste della Sardegna...
Pensavamo: sta a vedere che questo ministro, frenetico nel festeggiare, annuncia finalmente l’emanazione di un decreto-legge, fra i tanti, per porre un freno immediato al consumo di suolo visto che il relativo disegno di legge dorme i sonni più grevi... Neanche per sbaglio. E allora? No, ha voluto “sensibilizzare gli italiani ai loro tanti bei paesaggi” con iniziative le più ovvie: visite a musei, magari a collezioni di quadri sui paesaggi (intatti) dei secoli scorsi, videoproiezioni (del Bello, non del Brutto, ovviamente), ecc. Tante in Campania, evitando con cura di parlare della parte ormai sfigurata per sempre. Va ricordato che, pur essendo l’edilizia nazionale in crisi almeno dal 2008, secondo i dati ufficiali dell’Ispra, il consumo di suoli liberi, per lo più agricoli o boschivi, è proseguito con pazza allegria. Sono stati “impermeabilizzati” in media 35 ettari al giorno, altre decine di migliaia di ettari quindi in regioni che hanno già un 10% di suolo compromesso stabilmente, e cioè Lombardia, Veneto e Campania, ma Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia, Piemonte, Toscana e Marche sono appena dietro. Consumo di suolo significa consumo di paesaggi, erosione massiccia, potenziamento delle alluvioni per l’acqua piovana che non filtra più in falda, e altro. Un po’di rossore no? Napoli, per ragioni antiche, è “impermeabilizzata” o sigillata al 64%, per Stendhal “la città indiscutibilmente la più bella del mondo, con tanta campagna dentro”... In provincia di Napoli il Comune di Casavatore è coperto quasi al 90% dalla coltre di cemento+asfalto. Ministro Franceschini, perché non celebra qui la Festa del Paesaggio facendola diventare, come è più giusto, la Festa al Paesaggio?
Un altro vanto paesaggistico del governo Renzi e di quello Gentiloni che lo ricalca, avendo mantenuto i due ministri responsabili del paesaggio (il sullodato Franceschini e il latitante Gianluca Galletti all’Ambiente), è certamente la nuova legge sulle aree protette presentata dal senatore Massimo Caleo (Pd) e già approvata al Senato, con la quale si stravolge la bella e positiva legge Cederna-Ceruti, la n. 394 del 1991 che ha agevolato la creazione di tanti Parchi Nazionali, tanti coi governi Ciampi (ministro Valdo Spini) e Dini (ministro Paolo Baratta). Il partito erede, in teoria, di quella tradizione ora non vuole più presidenti che siano esperti o scienziati, né direttori di stacco nazionale (li vuole nominati dai cda locali), dà la possibilità di finanziarsi con royalties ricavate dai concessionari di trivellazioni petrolifere, cave, sciovie, ecc. Commercializzatevi e sarete felici! E la legge Caleo – che Ermete Realacci già presidente di Legambiente ora a capo della commissione Ambiente alla Camera aveva giurato di non far passare nel testo (obbrobrioso) del Senato – da oggi sostanzialmente integra veleggia già verso l’aula di Montecitorio dove approderà il 27 marzo. Una vergogna nazionale. E pensare che eravamo riusciti a far passare i Parchi Nazionali da 4 a 23 con un risultato considerato “rivoluzionario”. Difatti oggi viene barbaramente ridimensionato dalla reazione. Con lo Stelvio diviso in tre pezzi. Un “modello”, secondo il giocondo Galletti.
Ieri il premier Paolo Gentiloni, in gioventù direttore di Nuova Ecologia (che non risponde ad alcun appello ecologista come quello per i Parchi), ha riportato a galla “Casa Italia”, quel non ben identificato calderone nel quale Matteo Renzi, dopo il sisma di Amatrice, aveva mescolato sicurezza antisismica e idrogeologica, periferie, ricostruzione, ecc. “Ci vorranno decenni”, ha detto Gentiloni. Anche di più con le idee così confuse. Mentre per la sicurezza anti-sismica gli esperti le hanno chiare: concentrare le risorse sulla fascia rossovivo delle zone ad alta pericolosità, e cioè la punta messinese e trapanese della Sicilia, tutta la dorsale appenninica dalla Calabria fino alla Marca urbinate, più l’alto Friuli.
Ascoltando la voce non degli archi star ma di scienziati come Roberto De Marco, direttore per anni del Servizio Sismico Nazionale silurato insieme al Servizio stesso (inglobato nella Protezione civile da Berlusconi&Bertolaso). Il resto sono chiacchiere. E il Belpaese si sfascia, rovina, uccide, imbruttisce.
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