La casetta del rifugiato
Paola Somma
Il museo del Design di Londra ha appena assegnato il premio per il miglior oggetto di design del 2016 a Better Shelter, un ricovero provvisorio ... (segue)


Il museo del Design di Londra ha appena assegnato il premio per il miglior oggetto di design del 2016 a Better Shelter, un ricovero provvisorio progettato e prodotto grazie al sostegno di Ikea Foundation, la branca “umanitaria” creata nel 1982 dalla omonima società svedese.

Negli ultimi anni, la fondazione ha sempre più concentrato l’attenzione verso i “bambini in situazioni disagiate” ed ha individuato quattro temi cruciali per migliorarne le condizioni di vita: un luogo da chiamare casa, salute, educazione, reddito familiare. Nel 2013 ha deciso di finanziare Better Shelter, un’impresa “sociale” che aspira a diventare “leader nella messa a punto di soluzioni abitative di emergenza”, consentendole di realizzare il progetto e di sperimentarlo in situazioni concrete. Il risultato è una serie di elementi modulari, che smontati stanno in una confezione piatta facilmente trasportabile, e che possono essere assemblati in 4 ore. Better Shelter costa il doppio di una tenda, ma dura molto di più, è più spazioso, consente un migliore controllo della temperatura interna e garantisce sufficiente energia solare per poter accendere una luce di sera.

Oltre che a finanziare la ricerca e la sperimentazione, il contributo della fondazione è stato determinante per mettere in contatto la società con l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati e della quale Ikea è uno dei partners più importanti. Va tenuto presente, a questo proposito, che “dal momento che il numero di profughi continua a crescere e che i finanziamenti a disposizione di UNHCR continuano a diminuire”, l’agenzia sta incoraggiando la collaborazione con il settore privato per trovare “nuove soluzioni e innovazioni tecnologiche” e meglio assistere le persone che sono state obbligate a lasciare le loro case.

Nel 2015, quindi, UNHCR ha comprato le prime 30000 confezioni di Better Shelter ed è molto soddisfatta di questa “partnership strategica”, che mostra come “le imprese globali possano fornire soluzioni che funzionano veramente, aiutandoci a rispondere alle emergenze, a individuare nuove idee e a creare più opportunità per i rifugiati di vivere una vita dignitosa”.

Se non c’è dubbio che, da un punto di vista tecnico, Better Shelter sembra un riparo più confortevole delle tende e baracche che normalmente si trovano nei campi dei profughi, colpisce la eccezionale spettacolarizzazione che ha preceduto e accompagnato l’assegnazione del premio ai suoi progettisti.

Non si è trattato, infatti, solo di una ben orchestrata campagna pubblicitaria, ma di una serie di iniziative da parte di prestigiose istituzioni culturali a livello mondiale. Prima è stato ospitato dal museo di architettura di Stoccolma, poi è stato esposto a New York nella grande mostra dal titolo Insecurities: tracing displacement and shelter organizzata dal MOMA, il museo d’arte moderna che l’ha addirittura incluso nelle sue collezioni permanenti. Adesso, è installato in Kensington Road, a Londra, davanti alla sede del museo del design.

Da più parti sono stati avanzati dubbi sul rischio che simili iniziative alimentino l’illusione che la cosiddetta emergenza profughi sia un problema che l’innovazione tecnologica e le imprese private possono risolvere. In quest’ottica, inoltre, il rifugiato viene ridotto ad uno dei tanti tipi di cliente alle cui particolari esigenze e necessità il mercato è in grado di rispondere con appositi prodotti. Secondo UNCHR, però, questa è solo la prima parte di una collaborazione a lungo termine con la fondazione Ikea che l’agenzia “auspica si estenda alle cure sanitarie e all’istruzione”.
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