Demain, non è troppo tardi
Paolo Cacciari
Un film da vedere. «La pedagogia della catastrofe non funziona. Al contrario, le persone impaurite diventano facili prede delle false speranze prospettate dalle tecnoscienze e dalla green economy...» comune-info, 3 febbraio 2017 (c.m.c.)


Demain è un bellissimo docufilm ideato da un gruppo di giovani cineasti francesi e diretto da Cyril Dion e Mélanie Laurent, attrice e regista, già disponibile in dvd ( Domani, 108 minuti). L’intento degli autori è ribaltare l’idea che non sia più possibile invertire la deriva del collasso ecologico globale in atto.La pedagogia della catastrofe non funziona. Al contrario, le persone impaurite diventano facili prede delle false speranze prospettate dalle tecnoscienze, dalla green economy, dall’industria 4.0 e via dicendo. Siamo giunti all’assurdo per cui, in nome della difesa della natura, si procede con una progressiva artificializzazione della vita.

Siamo pronti ad accettare ogni mostruosità (bistecche sintetiche, ingegnerizzazione del clima, esodi su Marte) pur di non mettere in discussione il nostro “stile di vita”. Il Domani diverso che il film ci mostra sotto la guida di personalità note come Robert Hokins, Vandana Shiva, Jeremy Rifkin, Pierre Rabhj, David Van Reybrouck e altri intellettuali di diverse discipline, è quello di un modello socioeconomico migliore, desiderabile, finanche fantastico, oltre che possibile. Ce lo dicono una infinità di belle esperienze raccolte in varie parti del mondo e raggruppate attorno a cinque assi: agricoltura, energia, economia, democrazia e istruzione.

Iniziative intraprese da “gente comune” che non è mossa da particolari intenti messianici se non quello di fare qualche cosa di utile, innanzitutto, per se stessi. Come a Detroit, la città fantasma dell’auto, dove sono sorte 1.600 fattorie urbane. O a Todmoren dove due donne hanno avuto l’idea di piantare commestibili in ogni spazio verde che chiunque può cogliere liberamente: Incredible Edible oggi coinvolge decine di volontari e la piantagione urbana coinvolge settanta aree.

In Normandia, invece, una impresa modello di permacultura sta dimostrando che i metodi agroecologici garantiscono una produttività (e una redditività) superiore fino a quattro volte rispetto a quelli convenzionali. Già oggi i piccoli coltivatori garantiscono i tre quarti del cibo del pianeta, mentre l’agricoltura industriale è sempre più orientata alla filiera della carne (mangimi) e ai biocombustibili.

Sul versante dell’energia le cose già si sanno. Copenaghen sarà totalmente fornita da energie rinnovabili entro il 2025. Ma non potrà mai avvenire la fuoriuscita dai combustibili fossili se non entreranno in funzione anche i “negawatt”: quantità di energia risparmiate grazie al contenimento dei consumi: mangiare bio e poca (niente) carne, acquistare in negozi locali, riciclare, riparare, condividere… A San Francisco l’amministrazione ha adottato la strategia Rifiuti zero. Altrove si lavora sulla mobilità dolce.

A Lille un’industria ha adottato da vent’anni il criterio dell’economia circolare. Ma bisogna cambiare anche banca. La Wir in Svizzera gestisce un sistema di scambi non monetari tra 60.000 aziende. Le monete complementari locali sono più di quattromila. Molti i casi di nuove forme di democrazia deliberativa e di rappresentanza popolare non (solo) attraverso elezioni.
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