Beni culturali della Sardegna nel pantano della riforma
Sandro Roggio
«La dimostrazione che le riforme non sempre portano fortuna, specie nelle realtà di cui si trascurano la storia e la geografia». La Nuova Sardegna, 9 febbraio 2017

Emergenza cultura è un collettivo di sostenitori della tutela dei beni culturali, in sintonia con l'art.9 della Costituzione, punti di vista alternativi alla riforma Franceschini. Nel sito omonimo interessanti documenti. Coordinamento affidato a una ventina di rappresentanti del variegato schieramento impegnato su questi temi, tra gli altri Vittorio Emiliani, Rita Paris, Vezio De Lucia, Tomaso Montanari, Maria Pia Guermandi.

Emergenza cultura  ha pubblicato, in due puntate, un dossier da brivido sulla Sardegna nel pantano della riforma. La dimostrazione che le riforme non sempre portano fortuna, specie nelle realtà di cui si trascurano la storia e la geografia.

Non convince la strategia del ministro: tutto in subordine alle super-collezioni e ai poli museali - nello sfondo l'incremento dei flussi di visitatori in aree urbane dense. Svantaggiosa per la Sardegna con la sua compagine di piccoli musei (spesso senza guida) impossibilitati a fare da traino alle iniziative delle soprintendenze depotenziate dagli accorpamenti tuttologici (erano quattro nell'isola e oggi sono due). Da un po' nel mirino di chi non ne sopporta l'autonomia di giudizio, e ha immaginato di sottometterle al controllo prefettizio (la sfortunata legge Madia). D'altra parte l'antipatia di Renzi verso i soprintendenti è nota. E infatti, al netto della noiosa retorica sul "Paese più bello del mondo", la riforma ministeriale (a costo quasi zero) non amplierà il grado di protezione dei beni elencati dalle due leggi del 1939, e sulla ambiguità della cosiddetta valorizzazione ci sarà da discutere.

E in Sardegna andrà peggio. Il patrimonio dell'isola è disperso nelle campagne, pericolosamente lontano dagli occhi e raggiungibile a fatica. I beni archeologici per essere rinvenuti/rilevati/protetti/visitati, necessitano di personale e forme organizzative adeguate al numero dei beni, alla difficoltà di raggiungerli, per cui servirebbero almeno efficienti mezzi di trasporto scandalosamente indisponibili.

Per memoria: i nuraghi sono quasi novemila, a cui si somma una miriade di antichi manufatti, chissà quanti sottoterra. Il patrimonio di beni architettonici con il corredo di apparati mobili è altrettanto vasto (in ogni piccolo comune c'è almeno una chiesa preziosa con dipinti e sculture). Il paesaggio vincolato, sul quale il Mibact ha competenza, è di grande estensione e valore, ed è minacciato da vecchi e nuovi aggressori come gli speculatori dell'energia.

Sono solo 400 i dipendenti Mibact tra Sassari, Cagliari e le sedi operative. Con clamorosi deficit. Basta l'esempio della Soprintendenza del Nord Sardegna: due tecnici laureati più uno part-time. Con queste poche risorse umane, spesso eccellenti, e con la cronica insufficienza di finanziamenti, la partita è persa in partenza. Il Polo Museale sardo invece di trainare le soprintendenze, sarà una scatola vuota affidata a pochi custodi "infelicissimi". Perché nessun museo ha senso senza un direttore, uno storico- conservatore, progetti didattici. Per contro, nel caos protratto, si rischia di perdere collaudate esperienze di integrazione, come quelle tra attività di scavo, restauro, esposizione di reperti, formazione. Una deriva deprimente che riguarda altri istituti come gli archivi statali, agibili grazie alla generosità di chi ci lavora.
C'è poi la questione dei compiti primari delle soprintendenze nella tutela del paesaggio, dei tempi stabiliti per esprimere pareri sugli atti trasmessi da Regione/enti delegati. Una marea di pratiche a cui si deve fare fronte con un pugno di funzionari sui quali incombe lo smacco (e non solo) del silenzio assenso. Dovrebbe sopperire il recente provvedimento del governo Gentiloni sulla semplificazione dei procedimenti di autorizzazione paesaggistica. Ma c'è chi teme i risvolti pratici. E che questi modi sommari per rimediare all'inefficienza dello Stato, non preannuncino il disarmo delle istituzioni a presidio dei nostri beni culturali. In questo brutto clima - "la tutela contro lo sviluppo" - sta la diffidenza verso la linea scrupolosa del soprintendente del Sud Sardegna Fausto Martino sul caso Eurallamina.
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