Addio alle casette di Expo, campo base va all'asta. Il Comune a Maroni: "Atteggiamento ottuso"
Alessia Gallione
«I prefabbricati sono costati 6,5 milioni, cade l'idea di usarli per allestire un villaggio della solidarietà e ospitare i senzatetto, dopo il no netto della Regione alla possibilità di utilizzarli per i profughi. Verrà ceduto a chi paga le spese per smontarlo». la Repubblica, ed Milano, 27 febbraio 2017 (p.s.)



E anche l'ultimo tentativo del Comune di "salvare" il campo base di Expo trasformandolo in un "villaggio dell'accoglienza " per sfrattati e senzatetto è fallito. Alla fine Palazzo Marino si è arreso. Con l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino che accusa la Regione di «atteggiamento ottuso». Il motivo? «Finora non ci hanno risposto: mi pare evidente che non vogliano aiutarci e a questo punto non possiamo perdere più tempo ». Corsa terminata, si torna alla casella di partenza. E al bando che i liquidatori di Expo spa pubblicheranno già in questi giorni. Obiettivo: vendere al miglior offerente, che dovrà anche smontarle a proprie spese, le palazzine prefabbricate con 576 alloggi, ma anche uffici, un edificio utilizzato come mensa e un magazzino.

Sembra una storia senza fine, quella dell'ex campo base. Una piccola città sorta a Rho, a un chilometro in linea d'aria dal sito, per accogliere durante la corsa contro il tempo del cantiere gli operai che hanno costruito i padiglioni e, durante i sei mesi dell'Esposizione, le forze dell'ordine che hanno vigilato sull'evento. Una sorta di Fortezza Bastiani, poi. Rimasta intrappolata dalle polemiche politiche, come quelle che hanno diviso i partiti e le istituzioni sulla possibilità di accogliere i migranti.

Un "no" alla presenza dei profughi, che la Regione ha continuato a ribadire. Ricordando come gli accordi originari tra Expo spa e il Comune di Rho imponessero lo smantellamento delle costruzione e la trasformazione dell'area in una zona verde. Il Comune con questo ultimo tentativo avrebbe voluto utilizzare gli spazi per l'emergenza abitativa. «Ma anche in questo caso - dice Majorino - se Regione lo avesse chiesto, non avremmo mai potuto accettare un vincolo discriminatorio che escludesse persone senza casa di origine straniera».

Un rischio concreto, per il Comune. Che alla fine ha abbandonato l'idea. Passando a quello che l'assessore chiama "il piano B". Eccolo: «Gli alloggi per 300 persone che in via Lombroso dovevano restare in piedi per qualche settimana saranno aperti per sei mesi. Se quell'area dovesse servire, poi, discuteremo con Sogemi (la società comunale che gestisce l'Ortomercato, ndr) per trovarne un'altra in zona».

A questo punto, però, il progetto si allargherà e sarà destinato non solo a clochard, ma anche «a persone senza casa e a richiedenti asilo». E il campo base? Dopo quasi due anni dall'inizio di Expo, andrà all'asta. Con i liquidatori che già lo scorso novembre avevano preparato il bando e hanno la necessità di "valorizzare i cespiti aziendali". Si prova almeno a risparmiare i 2,2 milioni che servirebbero per smontare tutto. E a non buttare via beni pagati con soldi pubblici: i prefabbricati hanno un valore di 6,5 milioni e in tutto, tra recinzioni e fondamenta, ne sono stati spesi 9 per far sorgere il villaggio.

Il bando dovrebbe essere pubblicato già domani e le eventuali offerte potranno essere presentate fino al 31 marzo. Expo spa si rivolge a «enti pubblici e a operatori economici e non», come "società e associazioni". Potranno acquistare il campo base a pezzi. A parte i tre moduli che la Regione ha voluto destinare alle popolazioni colpite dal terremoto, tutto il resto va sul mercato. A cominciare dalle 16 palazzine su tre livelli, con 576 camere: ognuna, grande otto metri quadrati, ha un bagno privato, l'aria condizionata ed è arredata.
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