Colonizzazione israeliana senza più freni
Michele Giorgio
«Territori Palestinesi Occupati. Dopo i 566 nuovi alloggi annunciati dalle autorità israeliane nelle colonie a Gerusalemme Est, ieri il premier Netanyahu ha dato luce verde a 2.500 case negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. L'Anp protesta ma è impotente ».il manifesto, 25 gennaio 2017 (c.m.c.)

A briglia sciolta. Con la benedizione di Donald Trump, la colonizzazione israeliana dei territori palestinesi occupati ormai è una galoppata. Due giorni fa il comune di Gerusalemme aveva autorizzato la costruzione di 566 abitazioni nelle colonie ebraiche della zona orientale della città, occupata nel 1967.

Ieri, non a caso ad un mese dall’approvazione della risoluzione 2334 contro le colonie da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il governo Netanyahu ha dato luce verde a progetti che faranno sorgere altre 2.500 case in vari insediamenti della Cisgiordania. «Ho concordato con il ministro della difesa Avigdor Lieberman la costruzione di 2.500 nuovi alloggi in Cisgiordania» ha annunciato lo stesso premier israeliano, che poi ha aggiunto perentorio: «Continuiamo e continueremo a costruire». Soddisfatto Lieberman. «Si sta tornando alla normalità in Giudea e Samaria (la Cisgiordania, ndr)», ha commentato riferendosi al limitato freno alla colonizzazione che aveva posto la passata Amministrazione Obama.

Secondo il ministro della difesa le nuove case sorgeranno nei principali blocchi di insediamenti ebraici già esistenti. Ma è vero solo in parte se si guarda sulla cartina le posizioni delle colonie dove saranno costruiti gli alloggi. Poco più 900 appartamenti, quasi pronti, saranno messi in vendita al più presto negli insediamenti di Alfei Menashe, Beitar Illit, Maale Adumim, Ariel, Efrat ed Elkana e soprattutto a Givat Zeev (552), tra Ramallah e Gerusalemme Est. Il Comitato per la Pianificazione Nazionale quindi avvierà la fase di progettazione e realizzazione di altri 1.642 alloggi a Ets Efraim, Givat Ze’ev, Kokhav Yaakov, Har Gillo, Zufim, Oranit, Shaarei Tikva, Beit El e ad Ariel, la seconda colonia per grandezza dove sorgeranno 899 nuove case.

È paradossale eppure ai coloni non basta. Si aspettano molto di più. Yesha, che riunisce le amministrazioni delle colonie in Cisgiordania, ha espresso profonda «delusione» perché le autorizzazioni decise da Netanyahu «non coprono la domanda». I coloni fanno un ragionamento semplice. «Il governo americano è cambiato e anche le politiche di Israele devono cambiare», scrivono nel loro comunicato. «Il governo israeliano – esortano – deve approvare tutti i progetti sul tavolo e autorizzare nuove costruzioni ovunque, in Giudea, Samaria e Valle del Giordano».

La reazione dell’Anp è stata immediata. «Israele si fa beffe della comunità internazionale e fomenta l’estremismo», ha protestato Nabil Abu Rudeinah, il portavoce di Abu Mazen. «Le dichiarazioni di protesta non servono a molto – spiega l’analista Ghassan Khatib – l’Anp piuttosto dovrebbe lanciare iniziative diplomatiche vere sulla base della risoluzione 2334 approvata il mese scorso dal Consiglio di Sicurezza, rivolgersi alla Corte Penale Internazionale e chiedere la sospensione di Israele all’Onu se Netanyahu non cesserà gli attacchi alla legalità internazionale».
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