Rush finale referendum costituzionale
Alfiero Grandi
«Il No è per fermare questa deriva, in cui i confini istituzionali, etici, di comportamento tra i diversi ruoli stanno saltando. Questo non puo’ che preoccuparci per il rischio evidente di regressione democratica nel nostro paese».coordinamento democraziacostituzionale, 28 novembre 2016 (c.m.c.)


Ultimi giorni di campagna elettorale, non distrarsi, non allentare l’impegno. Si puoò vincere ma occorre proseguire fino all’ultimo minuto utile.

Il Comitato per il No noto come quello dei gufi e dei professoroni – prendo a prestito la definizione renziana – ha dall’inizio messo al centro le critiche di merito alle modifiche della Costituzione e alla legge elettorale che ad esse è strettamente legata. Questa è la nostra originalità.

Si dice che il referendum è solo sulle modifiche costituzionali. Non è vero.

Se il No vincerà il 4 dicembre la legge elettorale dovrà essere cambiata, per evitare di votare – prima o poi accadrà’ – con due sistemi elettorali incompatibili. Per di più l’Italicum è in attesa del giudizio della Corte che dovra’ valutarne la costituzionalita’. La vittoria del No e’ l’unica garanzia che l’Italicum verra’ messo da parte e il parlamento sara’ costretto ad approvare una nuova legge elettorale.

È incredibile che Renzi risponda alla bocciatura della Corte Costituzionale di aspetti fondamentali della legge Madia sui dipendenti pubblici parlando di burocrazia che lo blocca. La Corte non eè una burocrazia ma la suprema magistratura. Anziché’ ammettere che il governo non ha rispettato la divisione dei poteri prevista dalla Costituzione, di cui la Corte e’ garante, Renzi reagisce parlando a sproposito e raccontando balle come quella che la modifica del titolo V non avrebbe permesso questa bocciatura, mentre anche se vincesse il Si le regioni potrebbero comunque opporsi all’invadenza impropria del governo. Il governo continua ad accusare la Costituzione di responsabilita’ che non ha e che in realta’ sono semplicemente il risultato di errori ed incapacita’ del governo.

Renzi afferma di essere contrario ad un governo di scopo, questo vuol dire che resterà ? Se tenta continui altolà vuol dire che sa di poter perdere il referendum.

Dovrebbe ricordare che lo scioglimento delle Camere è deciso dal Presidente della Repubblica e che prima di andare a votare è indispensabile una legge elettorale coerente per Camera e Senato.

Infatti il progetto del governo di cambiamento istituzionale è in parte nella Costituzione e in parte nella legge elettorale. In breve ricordo che il Senato non più eletto ed e’ ridotto a una rappresentanza in continuo divenire di sindaci e consiglieri regionali. Il Senato avrà ancora molti poteri, alcuni dei quali paritari con la Camera, senza in realta’ poterli esercitare, perchè i suoi componenti avranno altro da fare, perchè avrà una composizione cangiante ad ogni elezione comunale o regionale, perchè avrà contraddizioni rilevanti nella composizione e nel funzionamento, ad esempio per avere i senatori delle regioni speciali dovrà aspettare il cambiamento dei loro statuti con legge costituzionale.

Infine pur di non far votare i senatori sono stati cancellati per gli italiani all’estero i senatori insieme al diritto di eleggerli, in sostanza e’ stata tolta la loro rappresentanza, lasciando invece l’anomalia di 5 senatori di nomina presidenziale. Tanto non vengono eletti ma nominati.

Quindi non è vero che si supera il bicameralismo paritario. Al massimo si supera in modo parziale e pasticciato.

Non è vero che il governo non aumenta i suoi poteri perchè se passa la modifica della Costituzione decide il calendario della Camera attraverso le leggi che dichiara importanti, che debbono essere approvate in 70 giorni e che si aggiungono all’attuale abuso dei decreti legge.

Inoltre se il governo dichiara un’opera o un altro intervento di interesse nazionale in pratica annulla i poteri delle regioni e dei comuni. Un potere assoluto che si aggiunge alla sottrazione dei poteri operata dal nuovo 117 della Renzi-Boschi, senza peraltro riuscire ad eliminare il contenzioso davanti alla Corte costituzionale.

La futura Camera dei deputati avrà una maggioranza di 340 deputati, identica a quella attualmente raggiunta grazie al porcellum, i suoi componenti saranno nominati dal capo partito per almeno i 2/3 e tutti quelli entrati con il premio di maggioranza dovranno la loro elezione all’uomo solo al comando, il risultato è evidente: subalternità dei deputati al governo. Parlamento al rimorchio del governo e del Presidente del Consiglio.

Si dice: ci possono essere errori ma almeno si comincia a cambiare. Premesso che un cambiamento può essere positivo o negativo. Anche Trump è un cambiamento, ma certo non è positivo. Soprattutto gli errori chi li correggerà ? La stessa maggioranza che li ha fatti ? Non sembra una gran garanzia. Meglio respingere questo pasticcio con un secco No.

In realtà il cambiamento, ove necessario, lo potra’ affrontare un nuovo parlamento, non delegittimato come quello attuale, a condizione che sulla Costituzione si intervenga con modifiche mirate ed equilibrate, da sottoporre agli elettori senza la pasticciata esagerazione della Renzi-Boschi che pretende di cambiare 47 articoli in un colpo solo, impedendo agli elettori di giudicare con serenita’. Ad esempio si potra’ discutere di come ridurre i componenti di Camera e Senato in modo equilibrato, come era gia’ previsto in una proposta dello stesso Pd poi abbandonata, e introducendo la sfiducia costruttiva. E’ importante che prima di procedere a revisioni della Costituzione nella prossima campagna elettorale si presentino le proposte e che gli elettori si possano pronunciarecon il voto e solo dopo si proceda, eventualmente, a modifiche per punti omogenei e in modo comprensibile della Costituzione.

Sarebbe ora di smetterla con l’accusa infondata di conservatorismo verso chi sostiene il No.

Semmai è questa modifica della Costituzione che è sbagliata e incongrua perche’ tende a modificare la natura della nostra repubblica, oggi fondata sulla rappresentanza parlamentare mentre in futuro al centro ci sarebbe il governo, con la conseguenza che il ruolo del Presidente del Consiglio diventerebbe centrale, anche perchè in pratica, in quanto segretario del partito, decidera’ i parlamentari che verranno eletti.

Il No è accusato di essere un’accozzaglia, incapace di presentare una proposta alternativa e neppure in grado di formare un altro governo. Perchè mai dovrebbe proporre un governo, una maggioranza diversa, non e’ questo il suo compito e non potrebbe farlo. Un referendum e’ l’occasione per giudicare la proposta che viene sottoposta a referendum che di solito e’ del parlamento ma in questo caso, va detto, viene direttamente dal governo, non a caso porta le firme Renzi-Boschi.

Se il governo avesse ottenuto almeno i 2/3 dei voti a favore in parlamento non voteremmo il 4 dicembre. Il 4 votiamo perchè la Camera ha approvato in 4° lettura la Renzi-Boschi con solo 361 voti. Se togliamo il premio di maggioranza dovuto al porcellum, cioe’ almeno 100 voti, scopriamo che una minoranza del paese tenta di imporre le modifiche della Costituzione alla maggioranza.

I 2/3 dei parlamentari a favore non c’erano, per questo è stato possibile da parte di chi non e’ d’accordo di chiedere il referendum e chi vota dovrà giudicare se è accettabile o meno la legge Renzi-Boschi. Non esiste in alcun modo la possibilità di presentare un’alternativa ora.

Solo un nuovo parlamento potrà farlo.

Lo schieramento del No ha diversità evidenti al suo interno. Diverse sono le motivazioni per respingere le modifiche della Costituzione. Del resto la proposta del governo e’ un prendere o lasciare e quindi non si puo’ che respingere la proposta, non si puo’ farne un’altra ora.

Se Renzi non avesse fatto coincidere le sorti del governo e sue personali con l’esito del referendum il problema non si sarebbe posto e il governo avrebbe potuto prendere atto del parere degli elettori, senza dare in escandescenze. Se ha preso atto della volonta’ degli elettori un regime autoritario come quello di Orban in Ungheria non si capisce perche’ non lo possa fare Renzi, senzacdare in escandescenze.

Se si porrà il problema di un nuovo governo sarà il Presidente Mattarella a indicare una soluzione al parlamento.

Il Comitato del No non ha questo compito e tanto meno si è mai posto il problema di un fronte del No che si candida a governare, perche’ ha sempre giudicato il merito delle proposte del governo. I sondaggi ed evidenti segnali di insoddisfazione hanno fatto saltare i nervi a Renzi che puntava ad ottenere un plebiscito a favore. Questo plebiscito non ci sara’, comunque vada a finire.

Ormai tutto viene gettato nell’agone referendario, assistiamo alla confusione dei ruoli di capo del governo, capo del partito e ora anche capo del Comitato per il Si, visto che Renzi ha firmato personalmente la lettera agli italiani all’estero. Al punto che in pratica Renzi firmatario della lettera del Comitato per il Si chiederà il rimborso elettorale a sé stesso, in quanto governo.

Il No è per fermare questa deriva, in cui i confini istituzionali, etici, di comportamento tra i diversi ruoli stanno saltando. Questo non puo’ che preoccuparci per il rischio evidente di regressione democratica nel nostro paese.
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