Museo con scadenza. Aperto da una onlus: "A gennaio si chiude"
Giulia Destefanis
«L'Archeologico di Savona premiato a livello nazionale. Il Comune ha tagliato tutti i fondi, serve uno sponsor». la Repubblica/Genova online  , 26 dicembre 2016 (c.m.c.)

I turisti potranno tornare a popolarlo durante le feste, le scolaresche hanno ripreso i laboratori nei giorni scorsi. Mentre sul piazzale della fortezza sono ripartiti gli scavi grazie agli studenti dell’alternanza scuola lavoro: si lavora alla ricerca della facciata dell’antica cattedrale della città, che era arroccata quassù e i genovesi distrussero nel ‘500 per costruire la loro fortezza.

Il Priamar si rianima: grazie al Museo archeologico di Savona finalmente riaperto. Storia di un polo culturale che sembrava sacrificato sull’altare dei tagli, che è tornato a vivere grazie ai volontari, ma che vivrà solo un mese.
Il Museo archeologico era stato chiuso dal Comune, senza preavviso, a fine ottobre, per gli ammanchi economici e la decisione di sacrificare anche la cultura in nome della chiusura del bilancio. Tagliando al museo il 100% dei fondi, 54 mila euro l'anno giudicati non più sostenibili.

Ora si è ripartiti, mettendo una pezza: a riaprirlo è stato a titolo gratuito, ma solo per un mese, l'Istituto internazionale di Studi liguri, la onlus che lo fondò nel 1990 e lo ha fatto diventare un fiore all'occhiello della città, appena inserito tra i finalisti del Riccardo Francovich 2016, prestigioso premio per musei e parchi archeologici italiani.

Ma da metà gennaio che ne sarà del sito? Riaprirà stabilmente, magari grazie a sponsor privati, o diverrà un simbolo della difficoltà, incapacità, di gestire e mettere a frutto le risorse del territorio? «Noi chiediamo prima di tutto al comune un passo indietro – spiega Carlo Varaldo, docente di archeologia all'Università di Genova e responsabile del museo – Ci ripensi, e non ci tagli tutti i fondi, distribuisca i tagli con equità».

Anche perché l'Istituto ha dovuto licenziare i 3 dipendenti part time del museo, che facevano da guide e lavoravano alla schedatura dei reperti. «Ma di persone competenti come loro c'è bisogno, non possiamo affidarci solo al volontariato o a un dipendente comunale che viene ad aprire il museo qualche ora a settimana – prosegue Varaldo – Il museo archeologico non è un fossile, è una realtà viva, che deve crescere, tra attività di ricerca, corsi, laboratori, stage degli studenti universitari. Solo dalle scuole abbiamo decine di prenotazioni per visite guidate nel nuovo anno: speriamo di poterle accogliere e non dover chiudere di nuovo i battenti, interrompendo anche gli scavi».

Il tira e molla continua. Certo, bisogna tenere conto delle difficoltà economiche del Comune, della nuova giunta di centrodestra che dalla precedente ha ereditato un indebitamento per 100 milioni: e ha tentato di superarlo approvando un bilancio severo su tante voci, non solo al capitolo cultura.

Il museo archeologico la sindaca Ilaria Caprioglio dice di non volerlo chiudere, ma ricorda anche che a differenza della Pinacoteca e del museo della Ceramica, che espongono beni comunali, qui il materiale è di proprietà dello Stato: passando di fatto la palla alla Soprintedenza. E allora, fra i tre "litiganti", ecco l'opzione sponsor: «La proposta potrebbe essere quella di mantenerci trovando sostegni privati – continua Varaldo, pensando ad esempio a Costa Crociere che porta migliaia di turisti all'anno e potrebbe essere interessata – Ma ci vuole tempo.

E' successo tutto troppo in fretta, abbiamo saputo della chiusura a fine ottobre, non abbiamo avuto il tempo per organizzarci. Del resto, non possono neanche accusarci di essere poco virtuosi: siamo arrivati ad accogliere 6 mila visitatori l'anno, e mentre in media in Italia le entrate dei musei coprono solo il 7% delle spese, noi copriamo da soli più del 20%. Ma non si può pensare di arrivare al 100%». C'è preoccupazione, dietro le porte del museo. Anche perché piove sul bagnato: i rapporti con il comune negli ultimi anni sono stati tesi, fatti di ricorsi al Tar e lettere al veleno.

Qualche anno fa un bando per riassegnare la gestione del museo, vinto per pochi punti da un pool di cooperative savonesi che avrebbero dovuto subentrare all'Istituto. Varaldo e colleghi però hanno fatto ricorso al Tar e hanno avuto la meglio. «Ma proprio quando avremmo dovuto ricevere l'assegnazione definitiva, il concorso è stato annullato dal comune per i problemi economici», spiega ancora il professore.

E siamo ad oggi. «La nostra è una realtà in evoluzione, abbiamo appena terminato un periodo di ristrutturazione e abbiamo nuovo materiale da mostrare – conclude – Abbiamo reperti che vanno dall'età del ferro al Medioevo: questo luogo è espressione della città, della sua storia, del suo guardare avanti. Sarebbe un peccato interrompere il percorso».
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