Il sindaco dei migranti si dimette per protesta “Vittima di complotto”
Alessia Candito
«Riace, dalla ribalta su Fortune ai sospetti per un video “Non voglio ombre”. E dà l’ultima parola ai cittadini». La Repubblica, 22 dicembre 2016 (c.m.c.)


Decidano i cittadini ». Non ci sta Domenico Lucano, sindaco calabrese di Riace, a vedere sporcare con sospetti e illazioni il modello amministrativo che ha trasformato il suo paese in un esempio mondiale di accoglienza. A poche ore dalla diffusione sul web di una registrazione rubata, con cui una mano anonima lo ha accusato di avere pilotato un appalto, il sindaco si è dimesso.

Quarantesimo uomo più influente al mondo per Fortune, fra i selezionatissimi ospiti chiamati da Francesco per discutere di migrazioni, il primo cittadino di Riace è diventato un punto di riferimento mondiale. Ma a casa qualcuno sta tentando di fargli lo sgambetto, pubblicando una serie di audio rubati. Le registrazioni appaiono tutte su un canale YouTube aperto, qualche settimana fa, da tale Rocco Sapienza. Un nome falso, come il profilo cui è collegato, ma in grado di pubblicare conversazioni reali.

Nella prima, il sindaco discute delle politiche calabresi di accoglienza con il suo braccio destro Antonio Capone. Nella seconda, tutta in dialetto, confusa e disturbata, Lucano parla con i suoi ex assessori Renzo Valilà e Maurizio Cimino, all’epoca anche vicesindaco. Non si tratta di un incontro recente, perché i due sono stati defenestrati, non senza coda polemica, nel maggio scorso.
 L’argomento però è di stringente attualità per gli affamati Comuni calabresi: i fondi in arrivo dalla Regione per contrastare il dissesto idrogeologico.

Chi ha diffuso l’audio voleva dare ad intendere che quei soldi fossero stati dirottati su di un inesistente campo sportivo. In realtà, afferma Lucano con un lungo post su Facebook, nel corso di quella conversazione lui avrebbe solo spiegato ai suoi assessori dell’epoca che quei soldi sarebbero bastati non solo per mettere in sicurezza l’area, ma anche per «renderla fruibile per attività ricreative, scolastiche, sportive». Uno spiazzo aperto a tutti, insomma.

Solo in futuro «e con uno specifico contributo» - afferma il sindaco - l’opera sarebbe stata trasformata in un campetto in piena regola per «fare felici i ragazzi di Riace e i numerosi ragazzi che vengono da ogni parte del mondo. Dove sta il male di tutto questo? ». «Non voglio – aggiunge il sindaco - che ci siano ombre in grado di offuscare l’orizzonte politico e sociale che ha indicato una via possibile e alternativa nella prassi politica, soprattutto dei piccoli governi locali».

Tanto meno – aggiunge - «che focolai di speranza e di luce vengano spenti per autorizzare chiunque a dire con i soliti luoghi comuni sulla politica “tanto sono tutti uguali” ». Per questo motivo Lucano ha deciso di presentare le proprie «non irreversibili» dimissioni, rimettendo il proprio mandato nelle mani dei cittadini. A decidere sul suo futuro sarà un’assemblea aperta, convocata per il prossimo 30 dicembre. Un appuntamento cui in tanti – sindacalisti, attivisti, ma anche semplici cittadini di tutta la provincia – hanno assicurato la propria presenza, mentre fioccano gli attestati di stima e solidarietà all’indirizzo di Lucano.

Lui però rimane in silenzio. Secondo chi gli sta vicino, il sindaco dimissionario sa chi sta diffondendo le registrazioni. E non a caso – affermano – nel suo post sottolinea «le mafie forse hanno imparato una nuova strategia: non mi chiamano con le persone che contano, amici degli amici, io non riconosco queste autorità; non mi fanno intimidazioni, violenze eclatanti perché sono consapevoli di rendermi più forte, rimangono due possibilità: la mia vita o le diffamazioni e le denigrazioni ».
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