Terremoto, come il governo ha scelto di non salvare il patrimonio artistico
Manlio Lilli
Insomma: perdiamo pezzi del nostro patrimonio o perché crollano, oppure perché sono guastati da mani incompetenti. Ciò perché si sono considerati gli uffici pubblici (a partire dalle soprintendenze) dei nemici da abbattere anziché degli strumenti da rendere più efficaci. Il Fatto Quotidiano online, 7 novembre 2016
“Non mi debbo difendere solo soltanto dal terremoto, ma anche dalla burocrazia, le pare possibile?”, diceva il 1 novembre Adolfo Marinangeli, sindaco di Amandola, uno dei piccoli comuni del maceratese sui quali il terremoto ha fatto quasi tabula rasa.

“Le regole sono assurde. Per poter fare un puntellamento di uno stabile che ha un certo valore storico-artistico si deve trovare l’assenso di una serie di enti che non sempre sono in accordo l’uno con l’altro”, spiegava Marinangeli. La sua voce tutt’altro che isolata. “Il terremoto di domenica scorsa ha gravemente lesionato la nostra duecentesca chiesa di San Francesco e solo giovedì ho avuto l’autorizzazione a metterla in sicurezza. Ma lo sanno che con uno sciame sismico cinque giorni sono un’eternità?”, rincara la dose Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno. Sembra sia andata persino peggio a Caldarola, altro comune del maceratese dove gli interventi non ci sono stati proprio, almeno a sentire il sindaco Luca Giuseppetti.

Così non si sa nulla del Castello Pallotta e del santuario di Santa Maria, non diversamente dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Borgo Piandebussi, del castello e dell’antiquarium di Pievefavera e della chiesa della Santa Croce a Croce. Ma il punto non è quel che non si è fatto, almeno nell’immediato a Amandola, Ascoli Piceno e Caldarola. Il disastro è generalizzato.

Su questo il fronte degli amministratori locali è concorde. Servono troppi permessi. Per saperlo non è necessario essere un sindaco. Basta possedere un qualsiasi immobile vincolato e dover provvedere a un intervento di restauro. Insomma è innegabile che le procedure amministrative per giungere alla realizzazione dell’intervento sono difficili. Sia relativamente alle modalità che ai tempi.

Constato questo gap, tra la necessità di interventi rapidi e il dovere istituzionale di assicurare che siano garanti gli standard di scientificità richiesti dalle normative, quale potrebbe essere la soluzione? Quale la modalità per fare “presto e bene”? Non occorre scervellarsi. Inutile pensarci. Tutto sistemato. Ci ha pensato il Consiglio dei ministri del 4 novembre.

“Per la messa in sicurezza del patrimonio storico e artistico, i Comuni interessati hanno la facoltà di effettuare direttamente gli interventi indispensabili, dandone comunicazione al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”, la misura che risolve ogni cosa. Et voilà, verrebbe da dire. Quanto questa decisione risolva i problemi evidenziati dai sindaci dei centri spazzati via dal sisma del centro Italia, lo diranno i risultati che si raggiungeranno. Non soltanto in termini di rapidità, ma anche di qualità.

Quel che invece da subito appare inequivocabilmente evidente è che così si esautora sostanzialmente il ruolo delle Soprintendenze. Di più, si esaspera quella marginalizzazione già in atto da tempo dei tecnici che lavorano per gli uffici del Mibact. Insomma messi da parte restauratori, storici dell’arte, architetti e archeologi per far posto ai sindaci. Da ora, la salvezza di una chiesa oppure di una torre, di un castello o di un antiquarium dipenderà dalla loro capacità di darsi delle priorità, capacità di scelta, ad esempio, tra una ditta o l’altra. La sopravvivenza del patrimonio storico-artistico e archeologico dipenderà dal loro interventismo.

Un punto però deve essere chiaro. Il problema non sono i sindaci e neppure la loro difficoltà a provvedere, tanto più in situazioni di emergenza, a quel che necessita di cure. Il problema non è neppure quel che riusciranno a fare. Loro, i sindaci, sono davvero preoccupati. Così, questa misura che gli affida anche il patrimonio storico appare come l’unica soluzione possibile. Nella realtà non lo sarà, probabilmente. Anche se è una scelta che l’opinione pubblica, insomma quella degli non addetti ai lavori, osserverà con favore.

“Le Soprintendenze tra un parere e l’altro fanno passare mesi e intanto la distruzione prosegue. Finalmente ora ci sarà chi decide senza perdere tempo”, pensano in molti. E ognuno a citare un esempio. Per sentito dire, per esperienza diretta. Il vero problema è che a scegliere questa misura sia stato il Consiglio dei Ministri. Il guaio è che ad adottare questo provvedimento sia stato un Presidente del Consiglio e, considerate le competenze, il Ministro dei Beni culturali, con ogni probabilità ascoltato il parere del commissario per la ricostruzione. Hanno scelto di non scegliere. Facendo ricorso alla soluzione più demagogica e più irragionevole che ci fosse.

Una rapidità quella di Renzi e Franceschini sorprendente e peraltro utilizzata a intermittenza. Come non pensare ad esempio alla Soprintendenza unica speciale per il terremoto annunciata dal Ministro il 17 ottobre ma ancora in attesa di essere presentata? Ancora. Non sarebbe stato più utile rafforzare il ruolo delle professionalità all’interno delle Soprintendenze, facilitandone il lavoro, delineandone le strategie? In territori nei quali il sopraggiungere di eventi climatici sfavorevoli rischia di aggravare rapidamente le criticità provocate dal sisma, le esperienze delle professionalità delle Soprintendenza avrebbero potuto essere valorizzate. Finora si ha l’impressione che non sia accaduto. La crociata di Renzi e Franceschini contro la tutela tentata dalle Soprintendenze rischia di cancellare quel che resta.
Sullo stesso tema
Edoardo Salzano
Il rogo della cattedrale di Notre Dame richiama ancora una volta l'attenzione su un problema endemico della nostra società: il valore attribuito al nostro patrimonio culturale e la sua cura. Occorre riconoscere che senza le radici della storia l’albero della civiltà non può sopravvivere e quindi bisogna impiegare risorse per mantenere questo inestimabile patrimonio, sottraendole al bilancio statale per la produzione di armamenti e la retribuzione di eserciti. Cominciamo con il trasferire 20% delle risorse destinate alla guerra alla manutenzione del patrimonio storico e artistico. (e.s.)
Giancarlo Consonni
ArcipelagoMilano, sullo stravolgimento che il comune di Milano vuole imporre con il nuovo progetto si è detto molto. Non è mai abbastanza, soprattutto se l'intervento è incompatibile con le regole della PA, e infrange la tutela e l'interesse generale proprio di un luogo pubblico. (i.b.)
Eddyburg
Finalmente il Ministro Bonisoli decreta la tutela del Monte Stella, memoriale contro la guerra e isola verde pubblica frequentatissima dagli abitanti e al tempo stesso blocca i lavori di presunta riqualificazione. Il comune di Milano insorge e minaccia di procedere per via legali. Qui Un articolo di Graziella Tonon sul devastante progetto. (i.b.)
Ultimi post
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg