L’insostenibile leggerezza sugli scali ferroviari
Luca Beltrami Gadola
Mentre si procede a tappe forzate verso la legittimazionedella più grande variante in deroga nella storia dell’urbanistica milanese, una lucida riflessione critica sulla perdurante latitanzadell’amministrazione locale che non fa quello che le compete. Arcipelago Milano, 29 novembre 2016 (m.c.g.)


Chi viene dafuori, se vuol capire bene dove è arrivato, deve affidarsi alla saggezza deipopoli: i proverbi. Chi viene a Milano ne ha a disposizione moltissimi ma duesono fondamentali: “Var pussee un andàche cent andemm” e “Ofelèfa el to mestè”, Arcipelago Milano,29novembre 2016.
Varpussee un andà che cent andemm” – meglio andare che dirsi andiamo – è ilritratto dei milanesi sempre di corsa, spicci nelle loro decisioni. È questo ilmotto dell’attuale Giunta a proposito degli scali? O l’ansia di tener fede a unimpegno elettorale? Non lo so ma questa volta farei volentieri a meno di quelproverbio perché tutta questa fretta sugli scali è decisamente inspiegabile,salvo che Fs Sistemi Urbani non abbia avuto ordine dalla capogruppo diconsolidare un valore immobiliare che oggi non c’è fin tanto che l’accordo diprogramma non sarà sottoscritto dalle tre parti: Fs, Comune di Milano, RegioneLombardia. Fino a quel momento le aree non valgono nulla.

Vorreiricordare che l’approvazione di un accordo di programma comporta, a norma delcomma 6 dell’art. 34 del D.Lgs. n. 267/2000, la dichiarazione di pubblicautilità, indifferibilità ed urgenza delle opere e che questi trerequisiti sono inscindibili. Vorrei sbagliarmi ma almeno l’indifferibilità el’urgenza non li vedo proprio, sopratutto nell’attuale situazione del mercatoedilizio e per le ragioni ben illustrate dalla ricerca condotta nel 2015 dalPolitecnico di Milano: «E infine i vincoli e le opportunità rintracciabili neiprofili amministrativi, dovendosi ancora precisare se l’attuazione degliinterventi opererà in variante o meno alla pianificazione vigente e quali sianole condizioni di fattibilità procedurale di eventuali “usi temporanei”. Lalunga prospettiva temporale della trasformazione, infine, che va ben oltrel’arco decennale di cogenza dello strumento pianificatorio – conformativo,suggerisce l’adozione di una strategia di “manutenzione continua e programmata”la cui gestione sia affidata a un qualificato Collegio di Vigilanza» (Bazzani).(1)

Vorrei anchericordare che gli accordi di programma costituiscono anche deroga allostrumento urbanistico in vigore e dunque un’eventuale adozione perpetua ilmalcostume, anche milanese, di procedere nella gestione urbanistica della cittàper varianti continue, rinviando sempre un’operazione complessiva di ridisegnourbano: quest’atteggiamento rispecchia forse l’inesistenza della cosiddetta“visione”, l’araba fenice della politica milanese. Spero che il tutto non siaqui                                            
Ofelè fael to mestè”. Questo proverbio invece fa proprio al caso nostro: bellosarebbe se ognuno facesse il proprio mestiere a cominciare da Ferrovie delloStato e non si impancasse a essere il pensatoio dell’urbanistica milanese.L’operazione Dagli scali, la nuova città è francamente imbarazzante perMilano perché mescola ruoli che dovrebbero essere ben distinti: che cosa vuoldire che FS Sistemi Urbani «promuove un processo partecipato, inclusivo ecollaborativo, di rigenerazione urbana sostenibile delle aree ferroviariedismesse nella città di Milano.»? In nome di chi? In sostituzione di unruolo che dovrebbe essere proprio dell’amministrazione comunale e dei suoiorganismi? Nell’interesse di chi? Suo evidentemente.

«Grazieal coinvolgimento di cinque team multidisciplinari [?] ­- otto architetti e unsociologo – guidati da architetti di fama internazionale, il processo siconclude con la presentazione di cinque scenari di sviluppo urbano». Eccoquel che vuol fare Fs Sistemi urbani. Il tutto con leggerezza vien classificatonella categoria “contributo alla discussione”. Io lachiamerei indebita pressione su un’amministrazione locale da parte dello Statonell’interesse di una sua Azienda, schierando in campo professionisti dirilievo per utilizzare la loro autorevolezza, o il ruolo giocato negliorganismi di categoria, a sostegno dei propri interessi travestiti da bene perla città.

Il tipo dibene da parte delle Ferrovie dello Stato verso Milano lo sperimentano tutte lemattine i viaggiatori che partono e arrivano alla Centrale (Grandi Stazioni)nel labirinto dei percorsi commerciali.

Saper fareil proprio mestiere: il Comune quello del committente nei confronti del mondodi tutte le professioni e i saperi, anche i più innovativi, ben sapendo che uncommittente deve sapere prima di tutto quello che vuole e quello che mette adisposizione in termini di risorse, conoscenze e aspettative, il suo software:il software politico costituito da un’idea di città, dalla conoscenzadei suoi bisogni, dalla sensibilità dei suoi desideri, dalla percezione dellesue opportunità, dei suoi diritti e dal confronto tra questi quattro elementi ela disponibilità di mezzi che fanno scegliere tra bisogni che si possono omeno, tra desideri realizzabili e, per finire, quali siano le opportunità dacogliere e i diritti da tutelare ad ogni costo.

Aiprofessionisti la cura dell’hardware senza debordare dal progetto versoil piano politico. Ai consulenti l’affinamento degli strumenti e l’eventualeallestimento di scenari e relativi modelli di simulazione: politicamenteneutrali.

 (1) Nota a valle del Seminario “Un progetto per gli scali ferroviari milanesi” tenutosi lunedì 20 aprile 2015, presso il Politecnico di Milano



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