La civiltà del gabinetto
Giorgio Nebbia
Nel corso dell’anno ci sono tantissime ”giornate” ecologiche, quella della Terra, quella dell’ambiente, dell’acqua, degli oceani, eccetera. ... (segue)


Nel corso dell’anno ci sono tantissime ”giornate” ecologiche, quella della Terra, quella dell’ambiente, dell’acqua, degli oceani, eccetera. E passa quasi inosservata una giornata mondiale … dei gabinetti, che pure cade ogni anno il 19 novembre, organizzata dalle Nazioni Unite. Quest’anno il tema è “Gabinetti e occasioni di lavoro”.

Nei paesi industrializzati, giustamente, si combattono battaglie per ridurre i milligrammi di metalli o il numero di batteri come Escherichia coli che possono essere tollerati nelle acque di fogna, ma nel nostro pianeta 2400 milioni di persone non hanno fognature, e 700 milioni, il 10 percento della popolazione totale, non hanno neanche acqua corrente e gabinetti nelle loro case, che talvolta sono soltanto baracche. Gli escrementi finiscono nei campi e da li, con il loro carico di batteri e di sostanze nocive, sono trascinati dalle piogge nei fiumi e nel sottosuolo e finiscono nei pozzi e contaminano le acque usate poi nelle case: un ciclo perverso dell’acqua che diffonde malattie, epidemie e morte, soprattutto infantile.

Esiste una organizzazione mondiale per la diffusione dei gabinetti, la World Toilet Organization, che ha tenuto, proprio nei giorni scorsi, la propria 15a riunione annuale a Kuching, in Malaysia. In quella occasione è stato reso noto il rapporto annuale che ha descritto lo stato dei servizi igienici nel mondo. Ogni anno oltre 300 milioni di bambini in tenera età, una strage degli innocenti, muoiono per malattie associate alla mancanza di pur elementari servizi igienici.

Le iniziative per assicurare servizi igienici per i paesi sottosviluppati non sono motivate soltanto da considerazioni etiche o dall’amore per il prossimo; la diffusione di apparecchiature igieniche per chi ne è privo rappresenta un grandissimo affare industriale e finanziario; al fianco della conferenza di Kuching c’era una grande esposizione di gabinetti e fognature in cui centinaia di imprese hanno presentato le proprie proposte di sistemi igienici, possibilmente a basso costo e efficienti, da esportare nei paesi arretrati.

Il “mercato” è sterminato: in paesi come il Sud Sudan, Madagascar, Congo e Ghana, oltre l’80 percento della popolazione non ha gabinetti. La situazione non è migliore neanche nelle abitazioni delle megalopoli di molti paesi emergenti nei quali la rapidità della crescita delle città non tiene il passo con il dovere di assicurare adeguati servizi igienici di gabinetti, fognature, depuratori.

La cui mancanza “costa” anche in soldi per l’economia di ciascun paese se si considerano le spese che la collettività deve affrontare per curare dissenteria, malaria, epidemie e malattie provocate dal contatto con acqua sporca nelle case e nei villaggi.

Le Nazioni Unite si sono poste un obiettivo globale di assicurare servizi igienici minimi per tutti nel 2030 e mancano appena 17 anni. E’ quindi evidente che le autorità sanitarie dei vari paesi chiederanno, a chi li sa produrre, apparecchiature igieniche, contando anche su finanziamenti internazionali.

La dimensione del problema appare se si considera che ogni persona, sia essa ricca e potente o povera e poverissima, ogni anno introduce, direttamente o con gli alimenti, circa 1000 chili di acqua che vengono eliminati con gli escrementi sotto forma di urina e di feci. Se una persona può utilizzare un gabinetto ad acqua corrente, “consuma”, per lo smaltimento di questi rifiuti, ogni anno da 10 a 20 mila litri di acqua che viene così sporcata e contaminata; se i gabinetti sono collegati ad una fognatura e a qualche depuratore, una parte dei rifiuti organici viene trattata o trasformata; altrimenti le acque sporche vanno a finire nei fiumi o nel mare e sono fonti di inquinamento microbiologico e di diffusione di virus. In molti paesi non ci sono gabinetti e neanche acqua sufficiente.

E’ una nuova corsa a inventare, perfezionare e fabbricare strumenti per migliorare le condizioni igieniche del mondo, specialmente dei paesi più poveri: occasioni per affari e attività industriali. Nei paesi industriali ci sono investimenti e pubblicità per servizi igienici sempre più sofisticati per una popolazione che pure ha già risolto i suoi principali problemi igienici e non c’è attenzione per un “mercato” che pure comprende centinaia di milioni di persone.

Il fatto è che nelle Università può sembrare ridicolo lavorare su problemi così “volgari” come la progettazione di “gabinetti di villaggio” e di tecniche di depurazione delle acque di fogna, benché la loro soluzione richieda spesso avanzate competenze tecnico-scientifiche.

Da noi per i paesi arretrati lavorano soltanto le associazioni di volontariato e le Famiglie missionarie, con mezzi limitati e nel disinteresse generale della politica e anche delle imprese. Alla progettazione e costruzione di gabinetti e sistemi igienici per i paesi arretrati lavorano invece intensamente proprio i paesi di nuova industrializzazione, come Cina e India; a Singapore e in India esistono dei Toilet Colleges per la ricerca tecnica e per l’educazione e l’informazione degli abitanti. Eppure queste tecnologie, umili e considerate “povere”, potrebbero dar vita anche in Europa a nuove imprese, a nuovi posti di lavoro, con prospettive di una vastissima richiesta futura. Prospettive per una ingegneria dell’amore per il prossimo e per l’ambiente.
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