Sudafrica. Ancora in cammino verso la libertà
Kenichi Serino
Che succede nel Sud dell'Africa, a partire dalle università e dalla prima generazione post-apartheid? Una breve cronologia, un'analisi di Kenichi Serino  da The Atlantic, Usa,  e un commento  di Andrew Ihsaan Gasnolar da Daily Maverick, SA. Internazionale, 21 ottobre 2016, (i.b.)


nota cronologica
Ottobre 2015 In varie università cominciano le protestecontro la proposta di aumentare le tasse universitarie ino a un massimodell’11,5 per centoAlla fine del mese il presidente Jacob Zuma annuncia che nonci saranno aumenti delle rette nel 2016
12 agosto 2016 Il Council on higher education, un ente indipendente cheoffre consulenza al ministero dell’istruzione, conclude che non au­ mentare lerette universitarie per il 2017 sarebbe insostenibileNei giorni seguenti ci sononuove manifestazioni in varie università
19 settembre Il ministro dell’istruzione Blade Nziman­ de annuncia chele università potranno aumentare le tasse d’iscrizione ino all’8 per cento eche ogni ateneo potrà decidere autonomamente sugli aumentiNzimande aferma ancheche il governo sta cercando il modo di fornire assistenza inanziaria aglistudenti provenienti da famiglie che hanno un reddito annuo inferiore a 600milarand (38mila euro)Dopo l’annuncio ci sono mobilitazioni degli studenti.

13 ottobre La University of the Free State annuncia che il suocampus principale, nella città di Bloemfontein, e altri campus resterannochiusi fino al 28 ottobre
15 ottobre Nove persone sono arrestate in seguito agli scontri tra lapolizia e gli studenti dell’università di Witwatersrand
17 ottobre La University of Cape Town riapre dopo la chiusura dovuta a“motivi di sicurezza”, ma la polizia inter­ viene per disperdere una manifestazionedegli studentiUn edificio dell’università viene sgomberato in seguito ad attivandalici

da Mail&Guardian, Reuters


The Atlantic, USA
ANCORA IN CAMMINO
VERSO LA LIBERTÀ
di 
Kenichi Serino,


«Le università dovrebbero essere i luoghi in cui il superamento dell’apartheid è più evidente. Invece sono ancora segnate dalle disuguaglianze tra i neri e i bianchi»
 Quando nel 2011 Nyiko Lebogang Shikwambane, che all’epoca aveva 24 anni,lasciòla sua casa alla periferia di Johannesburg per studiare legge all’università diWitwatersrand, portava con sé le aspirazioni di una famiglia di insegnanti e infermieri,le sole professioni rispettabili per gran parte dei sudafricani neri durantel’apartheid

L’università di Witwatersrand, chiamata anche Wits, è una di quelleistituzioni accademiche sudafricane che un tempo erano prevalentemente bianchee che, du­ rante l’apartheid, di tanto in tanto si scontravano con il governoper le loro politiche di ammissioneAnche se un numero mini­ mo di studenti neriera ammesso, alla Wits e in altre prestigiose università anglofone, come laUniversity of Cape Town (Uct) e la Rhodes university di Grahamstown, glistudenti erano in maggioranza bianchiDopo la ine della segregazione razziale,in pochi anni molti di questi atenei erano fre­ quentati soprattutto da neri.

Shikwambane, che aveva fatto le elementari in una scuola in passatoriservata ai bianchi, si è accorta che nei corsi che seguiva alla Wits,frequentati da molti neri, c’era una gerarchia implicita: “I ragazzi bianchi,in molti casi provenienti da scuole un tempo riservate ai bianchi, erano gliunici a ri­ spondere alle domande e a sentirsi a loro agio a parlare davanti aun’aula con 120 persone. Prendevano i voti più alti e si passava­ no gliappunti degli studenti che avevano frequentato i corsi l’anno prima”Gli stu­denti neri prendevano appunti con carta e penna, mentre i bianchi avevano quasisempre computer portatili e iPad, che Shikwambane vedeva per la prima volta
Anche se l’apartheid è finito nel 1994, in Sudafrica c’è ancoraun’enorme distanza tra l’esperienza degli studenti bianchi e quella deglistudenti neri come Shikwambane, che riescono a entrare in universitàprestigiose dopo aver frequentato scuole pubbliche scadenti e con pocherisorse. Gli istituti in passato riservati ai bianchi, invece, oltre a riceveremolti finanziamenti, possono contare sui contributi dei genitori e degli exalunni. Queste scuole mandano i loro studenti nelle migliori università delpaese, ofrendo delle opportunità ai ragazzi neri che vengono da contesti dipovertà
Ecco perché le università sono tra i luoghi che meglio rappresentano larabbia della generazione post-apartheid o dei “nati liberi”. Questa generazionesi è trovata di fronte a un triste paradosso: è più libera di quella che l’hapreceduta, ma non ha i mezzi o il sostegno per sfruttare in pieno questalibertà. Molti giovani si sentono limitati da quella che percepiscono sempre dipiù come una trasformazione sociale e politica incompleta, che ha semplicementeconsolidato le disuguaglianze di un’epoca considerata ormai passata
Questa rabbia è sfociata in una serie di proteste, le ultime delle qualialla Uct e alla Wits. Gli studenti delle due università han­ no occupato irispettivi campus dopo es­sersi scontrati con la polizia e con gli agen­ti disicurezza privati. Alla Uct la contestazione è cominciata a metà settembre,dopo che erano state prese azioni disciplinari contro alcuni studenti accusatidi aver commesso atti vandaliciAlla Witwaters­ rand, invece, migliaia distudenti hanno bloccato gli ingressi dell’università e han­ no occupato laprincipale sede amministrativa per protestare contro la decisione del governodi proporre un aumento delle tasse per alcuni iscritti
In teoria le università dovrebbero essere i luoghi in cui le grandidisparità economiche e sociali tra bianchi e neri imposte dall’apartheid siriducono.Invece è proprio qui che l’eredità del regime razzista rimane piùvisibile
Nel 1994, dopo decenni di proteste spesso violente, critiche dallacomunità internazionale e boicottaggi, il governo sudafricano guidato dalNational party, il partito nazionalista di destra, e l’African nationalcongress (Anc) di Nelson Mandela negoziarono la fine di un sistema che dal 1948istituzionalizzava la discriminazione, riconoscendo diritti diversi aicittadini a seconda che fossero bianchi o neriLe successive elezioni democratiche,le prime nella storia del paese, contribuirono a evitare la guerra civile echiusero definitivamente il capitolo del razzismo di stato. L’Anc, che prima didiventare un partito era stato un movimento di liberazione, lavorò per lariconciliazione e l’amnistia per alcuni crimini commessi durante l’apartheidattraverso la Commissione per la verità e la riconciliazioneI leader dell’Ancsapevano che mentre il potere politico sarebbe arrivato subito con le elezioni,altri cambiamenti – come la riforma agraria, le partecipazioni societarie e l’affirmativeaction (uno strumento per promuovere l’uguaglianza tra i cittadini) – sarebberostati introdotti gradualmente attraverso la cosiddetta trasformazione
Con l’avvento della democrazia, per gli studenti neri diventò piùsemplice entrare nelle scuole e nelle università prima riservate aibianchi.Queste istituzioni nominarono vicerettori e rettori neri
Ma il cambiamento è stato lento, spiega Sithembile Mbete, che insegnaall’università di Pretoria: “I problemi del Sudafrica sono stati inquadratisolo in termini etnici, come se affrontare la questione razziale potesserisolvere tutto”
Bocca chiusa
Così non è stato.  In Sudafrica ledisuguaglianze sono tra le più marcate al mondo, e la povertà è legatasoprattutto alla questione razziale. Un cittadino nero ha quattro volte piùprobabilità di trovarsi senza lavoro di un bianco. Il reddito medio di unafamiglia bianca è sei volte superiore a quello di una famiglia nera. Nelleaziende i bianchi ricoprono sempre gli incarichi più importanti. 

Nel 2015 ilquotidiano sudafricano Business Day ha scritto che il numero degliamministratori delegati neri – sono considerati neri anche i coloured (meticci)e i sudafricani indiani, anche loro discriminati durante l’apartheid – eraaddirittura calato dal 2012. Inoltre il costo dell’istruzione superiore eraaumentato a causa dell’inflazione e del taglio delle sovvenzioni pubbliche
Figlio di una madre single, Anzio Jacobs è un ragazzo snello. Ha unapettinatura afro con striature bianche e un tatuaggio del dio hindu Ganesha sulpolso. È cresciuto a Woodstock, un ex quartiere popolare di Città del Capo.Dato che l’apartheid aveva confinato le famiglie nere in periferia mentre icentri delle città erano dominati dai bianchi, Jacobs e gli altri studenti neripotevano impiegare anche ore per arrivare a scuola. Gli studenti bianchi,racconta, nel cestino del pranzo avevano la cioccolata; i neri si portavanomattoni di pane vecchio. E dovevano conformarsi“. Quando andavo a scuola,dovevo corrispondere a una particolare tipologia di coloured. La miadoveva essere un’esistenza ai margini della sfera bianca. Dovevo parlarel’inglese giusto e vestirmi nel modo giusto”, ricorda Jacobs
Jacobs racconta della pressione a cui sono sottoposti gli studenti neriche vengono ammessi nelle ex università bianche. Una volta ricevuta la “chiaved’oro”, i giovani neri devono fare i conti con l’ingiustizia sociale e ilrazzismo“. Devi tenere la bocca chiusa e non fare niente, perché ti hanno fattoun regalo, ti hanno concesso un’istruzione. E a caval donato non si guarda inbocca”, dice
Nel 1996 Jacobs aveva cominciato a frequentare una scuola privata primariservata ai bianchi, dove aveva imparato che “il razzismo è ancora unarealtà”. Lui e gli altri coloured erano vittime del bullismo deglistudenti bianchi, e al preside, bianco, non importava niente
A 25 anni è ancora iscritto al secondo anno diuniversità, perché non riuscendo a pagare le tasse d’iscrizione ha dovutoricominciare tutto da capo“- Continuo a fare gli esami ma so che quando iniròentrerò in un mondo del lavoro che non ha spazio.

Daily Maverick, Sudafrica
LE PROMESSE NON MANTENUTE di Andrew Ihsaan Gasnolar, 

«Le proteste degli studentifanno luce su altri problemi della società sudafricana. E sulla
sua identitàirrisolta»

La memoria collettiva del Sudafrica è piena di buchi. Dimentichiamo troppofacilmente, permettendo alle iene di scorrazzare indisturbate e mettendo arischio il nostro futuro. Il Sudafrica non sta semplicemente vivendo una stagionedi malcontento: la sensazione è che stiamo andando completamente alla deriva. Nonci basterà pregare o parlare di come uscire da questo disastroIl movimentochiamato #FeesMustFall ha evidenziato le fratture della società e ha attiratol’attenzione sull’atteggiamento indolente e miope delle persone che dovrebberoguidarci.

Dopo che in diverse università sono scoppiate le proteste control’aumento delle rette proposto dal governo, il 19 settembre Blade Nzimande, ilministro dell’istruzione e della formazione superiore, ha annunciato che nontornerà sui suoi passi In base alla proposta del governo, le universitàdovrebbero aumentare le tasse d’iscrizione fino all’8 per cento.Le famiglie conun reddito inferiore a 600mila rand all’anno (38mila euro) potranno chiedere uncontributo pubblico equivalente all’aumento
Questo annuncio ha fatto salire la tensione e l’incertezza in tutti icampus universitari. È importante notare che per qualcuno la proposta di Nzimandeè a vantaggio dei poveri, e in efetti va valutata considerando fattori diversi. 

Nzimande ha spiegato che il governo si sarebbe impegnato a tutelare lefasce di popolazione più deboli con una serie di interventi finanziati dal National student financial aid scheme,che offre prestiti agli studenti, Il dipartimento del tesoro ha specificato che“sta esaminando vari meccanismi per trovare i fondi necessari a garantire isussidi”Sappiamo tutti, però, che nella situazione iscale attuale non sarà facile trovare 2,5 milioni di rand. E infatti la proposta del governoè già stata bocciata dagli studenti, che hanno nuovamente chiesto un’istruzionegratuita per tutti.

Il tema dell’istruzione gratuita non va trattato come una questioneisolata, soprattutto in tempi difficili come questi. La responsabilità è in granparte di un governo tronio e frammentato e della pessima azione del presidenteJacob Zuma. I tagli suggeriti dal dipartimento del tesoro non dovrebberoriguardare solo i singoli ministeri, ma anche le dimensioni e la struttura delgoverno. La domanda che tutti i sudafricani dovrebbero farsi è come il paese puòsuperare l’impasse e realizzare il sistema scolastico promesso ai suoi giovani.

Verso il cambiamento

Non siamo a un bivio solo sul tema dell’istruzione. Stiamo mettendo indiscussione il tessuto stesso di questa unione frammentata e imperfetta, cheoggi è in grande difficoltà. La colpa non è solo di politici inetti come Zuma,ma anche della nostra incapacità di andare oltre le parole e di passare aifatti. Certo, è sconcertante che questi politici si siano dimenticati che nonagiscono per intercessione divina ma che sono dei semplici impiegati con deicompiti da svolgere. Ma non sono loro gli unici responsabili del sabotaggiodella nostra democrazia, sono solo la faccia della corruzione e dellaprevaricazione che minacciano il paese
La crisi che dobbiamo affrontare non si limita al dirittoall’istruzione, ma riguarda anche la disuguaglianza, la povertà, ladisoccupazione e l’accesso ai servizi di base. Stiamo facendo a botte con lanostra identità nazionale. Non riusciamo a costruire sull’eredità incerta dichi ci ha preceduto e allo stesso tempo siamo limitati dall’inefficienza edalle carenze di chi oggi è al timone
Il dipartimento del tesoro sottolinea che “chi può pagare lo fa perpermettere allo stato di sostenere gli studenti sempre più numerosi che nonhanno i mezzi per frequentare l’università e meritano di essere aiutati”.Parlando al Gordon Institute Of Business Science il 20 settembre, l’ex ministrodelle finanze Nhlanhla Nene ha dichiarato che “le battaglie che gli studentistanno combattendo sono le nostre battaglie. I soldi non sono solo deldipartimento del tesoro. Servono perché tutti possiamo diventare una cosasola. Tutti dobbiamo dare il nostro contributo”
Tuttavia, il rischio di lasciare la gestione al governo è che questifondi non si otterranno da un ridimensionamento dell’esecutivo, dal tagliodelle prestazioni superflue e delle retribuzioni dei politici o da un giro divite sulle appropriazioni indebite o sulla corruzione.Potrebbero esseresottratti ai fondi destinati ai servizi di base, di cui milioni di sudafricanihanno un disperato bisogno, mettendo il paese ancora più in diicoltà
Il 9 settembre, durante la cerimonia in onore dell’attivistaantiapartheid Stephen Bantu Biko, la coraggiosa attivista e scrittricestatunitense Angela Davis ci ha ricordato che i nostri leader «stannocominciando ad affrontare questioni irrisolte e alcune delle tante omissioni eostruzioni»I giovani si appoggiano a loro, ha proseguito, ma questi leader «nonhanno le spalle solide». Come ha osservato Davis, «la rivoluzione che volevamonon è quella che abbiamo prodotto», ma dobbiamo intervenire ora per risolvereil problema ancora più grande che affligge il paese: la questione della nostraidentità, che non può essere demandata all’attuale generazione di leader. Isudafricani devono andare oltre il loro orticello, cominciare a dare risposteconcrete e agire guardando al presente
È l’unico modo che abbiamo per contrastare disuguaglianza, povertà edisoccupazione, i servizi di base non garantiti e diritto allo studio nontutelato. Solo allora potremo passare alla fase successiva della rivoluzioneper la democrazia, lottare per “le promesse non mantenute del passato e dareinizio a un nuovo attivismo», più che mai necessario.



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