In cammino con gli esiliati sulle strade d’Europa
Stefania Parmeggiani
«"Dal libro dell'esodo" di Cécile Kyenge e Paolo Rumiz. Un evento biblico, in apparenza inarrestabile, per capire il quale è più importante leggere l’Esodo o la cacciata degli ebrei da Sefarad che un testo di alta geopolitica». La Repubblica, 23 ottobre 2016 (c.m.c.)

In cammino, con i vestiti sporchi, le scarpe sfondate, quello che rimane della vecchia vita racchiuso in uno zaino. I bambini appesi alle gonne, trascinati per mano, avvolti in vestiti più grandi di loro.

Sono coperti di stracci, sono identici a noi. Luigi Ottani li ha fotografati ad agosto del 2015 sulla strada tra Idomeni in Grecia e la stazione di Gevgelija in Macedonia quando riescono a forzare il blocco e a sfondare la linea di confine.

La polizia raddoppia il filo spinato, usa i bastoni e le granate assordanti, ma loro non si fermano. Seguono i binari, salgono sui treni per la Serbia, raggiungono l’Ungheria e poi gli altri paesi europei. Noi li vediamo arrivare, riempire le stazioni, le strade, le pagine dei giornali senza sapere bene come chiamarli. Rifugiati? O forse stranieri, migranti, extracomunitari, fuggiaschi? Qual è il termine migliore per indicare chi è in fuga sulle strade d’Europa? Esiliati.

Paolo Rumiz scrive che siamo di fronte a «un evento biblico, in apparenza inarrestabile, per capire il quale è più importante leggere l’Esodo o la cacciata degli ebrei da Sefarad che un testo di alta geopolitica».

Ecco spiegato perchè il reportage per parole e immagini che la documentarista Roberta Biagiarelli ha curato per Piemme si chiama Dal libro dell’esodo. Oltre alle foto di Ottani e alle riflessioni di Rumiz, ci sono gli scritti di altri uomini e donne di “confine”: Cécile Kyenge, Michele Nardelli, Carlo Saletti e Ismail Fayad.

Ognuno cerca, secondo le proprie competenze ed esperienze, di mettere a fuoco cosa sta accadendo: «L’Europa non ha paura dell’Isis, ma delle vittime dell’Isis. Non sente i pericoli reali, ma le paranoie», scrive ancora Rumiz. Lui che ha percorso centinaia di chilometri a piedi, dice di avere compreso l’obbligo al cammino e di essere entrato più facilmente nelle scarpe degli esiliati che hanno attraversato i Balcani.

Noi, che crediamo di avere radici, guardando le foto di Ottani riscopriamo la dignità di chi è stato costretto a fuggire dalla Siria, di chi ha dovuto tagliarsi i ponti alle spalle per sopravvivere.

Dal libro dell’Esodo: «Gli esiliati sono consci di esercitare un diritto primordiale: attraversare i territori».

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