Frenare con dolcezza. Ecologica integrale
Claudia Fanti
«In un libro i testi dell’Agenda Latinoamericana curata da Adista, Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo e Sal»Comune.info, 7 ottobre 2016 (c.m.c.)


Todo cambia, cantava l’argentina Mercedes Sosa con la sua inconfondibile voce. E non fa eccezione l’edizione italiana dell’Agenda latinoamericana, opera aconfessionale, ecumenica e macroecumenica ideata da Pedro Casaldáliga e José Maria Vigil nel solco dell’educazione popolare liberatrice dell’America Latina intesa come continente spirituale (www.latinoamericana.org): dopo averla diffusa per dieci anni nel nostro Paese, i curatori italiani (Gruppo America Latina della Comunità di Sant’Angelo, Sal e Adista) hanno infatti deciso di farne un libro – Ecologia integrale. Una radicale riconversione. I testi dell’Agenda Latinoamericana – convinti, a fronte del declino irreversibile che lo strumento dell’agenda cartacea registra nell’era dell’informatica, di potere così più facilmente ed estesamente divulgarne i contenuti (il libro, il cui ricavato andrà in massima parte a sostenere un progetto ecologico in El Salvador, può essere richiesto ad Adista, tel. 06/68801924, e-mail: abbonamenti@adista.it, oppure acquistato online sul sito www.adista.it).

Contenuti mai come quest’anno imperdibili, considerando l’assoluta rilevanza del tema – non una questione tra tante, ma “la” questione, quella da cui tutto dipende -: il tema, per l’appunto, dell’ecologia integrale, un concetto che ha preso piede in particolare grazie alla Laudato si’, l’enciclica di papa Francesco sulla cura della casa comune (a cui non a caso si richiamano molti testi dell’Agenda), centrata sul riconoscimento che la natura non è appena una cornice della nostra vita, in quanto noi siamo parte di essa («noi stessi siamo terra»), di modo che, evidenzia il papa, «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale», a cui pertanto siamo chiamati a dare risposta tenendo insieme tutte le dimensioni della realtà, «per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri».

Un tema che l’Agenda, e dunque il libro da cui è tratto, esplora e approfondisce in tre sezioni distinte – secondo la tradizionale metodologia latinoamericana del vedere, giudicare a agire – introdotte da una sintetica proposta pedagogica, “Invito all’ecologia integrale”, che è un richiamo a «fare nostra questa Causa in misura tanto consapevole e coerente da trasformarla in un quadro di riferimento centrale», in maniera tale che la dimensione ecologica non sia «soltanto una tra le tante della nostra vita, quanto piuttosto il contesto più ampio nel quale si trovano integrate tutte le nostre ulteriori esperienze e preoccupazioni».

E se l’obiettivo dei testi raccolti nel libro, quello di provocare una reale conversione ecologica, non potrebbe essere più ambizioso, è evidente che non rimane più molto tempo: come evidenzia l’équipe dell’Agenda Latinoamericana, siamo ormai a un passo dal punto di non ritorno, quello in cui la temperatura del pianeta raggiungerà «un livello tale da innescare processi che si autoalimenteranno reciprocamente, senza più la possibilità di intervenire su di essi».

E, quel che è peggio, «ci troviamo su un piano inclinato» in cui è praticamente impossibile fermarsi, in quanto «non sarebbe possibile fare a meno, da domani, di colpo, dell’energia fossile, perché resteremmo anche senza elettricità, non sarebbero possibili i trasporti, le fabbriche si paralizzerebbero, comincerebbero a scarseggiare beni di ogni genere, non funzionerebbero gli ospedali… la società collasserebbe». E se frenare con dolcezza è la nostra unica possibilità, per farlo è necessario attuare, da subito, «una colossale riconversione sociopolitica, economica e produttiva della nostra società e una trasformazione radicale del nostro stile di vita».

Di fronte all’immane pericolo che ci sovrasta, non basta, allora, neppure la semplice misura concreta, pur indispensabile, a favore di questo o quell’ecosistema: serve una nuova visione in grado di superare le «smodate ed egocentriche ambizioni di una specie che si è autoproclamata diversa, superiore, padrona della creazione», anziché sentirsi imparentata con tutti gli esseri viventi, membri di un’unica famiglia, di un medesimo corpo vivo, il corpo di Gaia, tutti – dai primi batteri comparsi sulla terra passando per i dinosauri e arrivando fino a noi – fatti degli stessi elementi chimici, della stessa materia vivente. Una specie che ha finito per guardare alla Natura come a un mero deposito di risorse materiali, anziché vederla per quello che realmente è: «la placenta che ci ha generato», il nostro ambito di appartenenza, la Casa Comune da cui ci siamo autoesiliati a un certo punto del nostro passato.

Serve, insomma, un nuovo modo di intendere il mondo, la materia, la vita, e noi stessi come parte di un universo pieno di mistero e di incanto, cogliendone la sacralità – «Tutto è sacro, per chi sa vedere», diceva Teilhard de Chardin – e amandolo come noi stessi/e, giungendo a sentirci cosmo, a sapere che siamo, letteralmente, polvere di stelle. Che, come evidenzia nel suo intervento Manuel Gonzalo, in ciascuno di noi «vi sono atomi che prima sono stati presenti, chissà, nelle montagne, negli invertebrati, nei colibrì, nei dinosauri, negli uccelli che hanno sorvolato i monti, nei pesci che hanno attraversato oceani… e anche in altri umani». Che «siamo il risultato, la somma di conquiste che la Comunità della Vita su questo pianeta è andata faticosamente realizzando nel corso di vari miliardi di anni», secondo la nuova visione, il nuovo racconto sacro, che, grazie all’esplosione scientifica degli ultimi tempi, l’umanità sta ricevendo dalla natura stessa, dal cosmo, dalla sua «forza trasformatrice ed evolutiva finora sconosciuta».

Solo abbracciando questa nuova visione, assumendo la coscienza della dimensione sacra della natura e del nostro carattere pienamente e orgogliosamente naturale, sarà possibile, dopo aver addirittura dato vita a una nuova era geologica, l’Antropocene – caratterizzata proprio dall’impatto senza precedenti dell’azione umana sull’ambiente terrestre, in un sempre più drammatico stravolgimento degli equilibri naturali -, cambiare pagina e avviare una nuova era del pianeta, l’«era ecozoica» (Thomas Berry), in cui la vita umana diventerà un elemento integrante della natura di cui è parte e la dimensione ecologica apparirà come il contesto più ampio nel quale troveranno posto tutte le esperienze e le preoccupazioni degli esseri umani, finalmente «cosmocentrati, con i piedi per terra e le radici nella Vita».

Finalmente consapevoli di non essere i signori della Terra, ma, come sottolinea Roberto Malvezzi, «parte della catena della vita che essa protegge», magari, «qualche volta, la sua coscienza e il suo cuore, ma mai i suoi padroni».
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