Oltre Monsanto. Lo scenario è da incubo
Silvia Ribeiro
«La concentrazione monopolistica che investe l’agricoltura industriale comporta una vertiginosa crescita nell’impatto sul mercato, a cominciare dai prezzi al consumo, nel potere delle lobby su leggi e regolamenti nazionali e internazionali, nella corruzione politica e nel controllo delle informazioni». Comune-info, 29 settembre 2016 (p.d.)


Anche se la notizia circolava dallo scorso anno, la conferma del 14 settembre sul fatto che Monsanto accettava infine di essere acquisita dalla Bayer ha provocato allarme. Sono due delle più antiche aziende che producono veleno, con una lunga storia di crimini contro la salute, l’ambiente, i diritti umani. Questo il profilo delle imprese, ma il retroscena è più complesso.

Monsanto è probabilmente la transnazionale con più denunce a livello planetario. Non solamente per le coltivazioni transgeniche, ma anche per molti altri attentati contro le persone e l’ambiente, come l’aver creato l’agente arancio, un’arma chimica che gli Stati Uniti hanno usato contro le contadine e i contadini nella guerra in Vietnam; l’ormone transgenico della crescita dei bovini, che si suppone sia collegato al cancro al seno e alla prostata e che si vende in Messico e in altri paesi dell’América Latina senza essere dichiarato; l’aver inventato il glifosato, un erbicida ad ampio spettro e l’agrotossico più usato nella storia dell’agricoltura, affermando che non era pericoloso. Al contrario, nel 2015, il glifosato è stato dichiarato cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Bayer non è da meno. Fin dai suoi inizi, ha sviluppato l’eroina da vendere come medicina - con una storia di promozione della dipendenza per vendere di più -; ha avuto una collaborazione stretta e volontaria con i nazisti come parte del conglomerato IG Farben, che ha sviluppato il gas Zyklon B da usare nelle camere a gas di Auschwitz; diverse volte è stata portata a giudizio per danni causati dalle sue medicine e dagli agrotossici, come nel caso della morte di 24 bambini a Taucamarca, in Perù; per aver distribuito agrotossici altamente pericolosi senza avvertenze e in molti altri casi che le vittime hanno denunciato, spesso con il supporto della Coalición contra los peligros de Bayer [Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, CBG], dove si può saperne di più sulla sua storia priva di scrupoli.

La storia di ciascuna di esse, prese separatamente, è terribile e tutto indica che unite saranno peggiori. Tuttavia, questa è solo una delle mega-fusioni che si stanno verificando nell’ultimo anno tra le maggiori imprese del settore agricolo e alimentare. Le sei transnazionali che controllano le coltivazioni transgeniche in tutto il mondo, Monsanto, Syngenta, DuPont, Dow, Bayer e Basf, sono tutte originariamente fabbricanti di veleni, prodotti chimici e agrotossici; ciascuna di esse ha un percorso storico simile e tutte cercano di fondersi l’una con le altre. Da tre decenni, l’industria chimica si è avventata sull’acquisto delle imprese sementiere commerciali – che fino ad allora erano migliaia e nessuna deteneva nemmeno l’uno per cento del mercato mondiale. Lo hanno fatto per costringere gli agricoltori a comprare il pacchetto di sementi e agrotossici. Già si stavano profilando le sementi transgeniche che, lontane dalla propaganda di un aumento della produzione e di altri imbrogli mai verificati, erano, fin dalle origini, sementi resistenti agli agrotossici delle stesse imprese, perché vendere veleno è il loro affare e questo era l’obiettivo principale.

Attualmente, queste sei imprese controllano il 62 per cento del mercato delle sementi commerciali – di ogni tipo – e il 75 per cento del mercato globale degli agrotossici. Nell’ultimo anno, si sono accordate per fondersi la DuPont con la Dow e la Syngenta con ChemChina (che è proprietaria di Adama, la settima impresa di agrotossici a livello globale); quindi, in pratica, se le autorità anti-monopolio avallano, saranno solo tre le imprese che controllano queste enormi quote di mercato.

È difficile immaginare che possano continuare a fondersi per diventare ancora più grandi. Tuttavia, il valore annuo del mercato mondiale delle sementi (secondo le vendite del 2013) è di 39 miliardi di dollari e quello degli agrotossici di 54, ma quello dei macchinari agricoli è di 116 e quello dei fertilizzanti di 175. I settori delle macchine e dei fertilizzanti si stanno consolidando ancora, così come i distributori di cereali, il passo successivo della catena. Non ci vorrà molto tempo, quindi, perché questi settori comprino i primi. (Per maggiori dettagli, si veda il rapporto Campo Jurásico, La guerra de los dinosaurios del agronegocio, del Gruppo ETC). Facciamo solo un esempio, prossimo, di queste altre fusioni: quasi contestualmente all’annuncio della fusione Monsanto-Bayer, due grandi imprese di fertilizzanti (Agrium e Potash Corp) hanno deciso di fondersi per costituire l’azienda più grande al mondo e Bunge, uno dei cinque maggiori distributori mondiali di cereali, ha concordato l’acquisto di Minsa, uno dei maggiori distributori di farina di mais del Messico.

Tutte queste fusioni non si verificano solamente per controllare maggiori quote di mercato, rappresentano anche una corsa per aumentare il loro controllo/monopolio sulle nuove tecnologie di manipolazione genomica – brevetti di biologia sintetica, CRISPR-Cas9 e altre nuove biotecnologie – e soprattutto, controllare banche-dati digitali relative ai suoli, all’acqua, al clima e ad altri aspetti chiave della produzione agricola. La prospettiva è che chi si dedica all’agricoltura industriale non potrà acquistare le sementi in un luogo e gli altri prodotti per l’agricoltura in altri, ma sempre più ci sarà un unico sportello imprenditoriale che vende un pacchetto che va dalle sementi all’assicurazione agricola, passando per gli agrotossici, i macchinari e i dati che sarà costretto a pagare e ad applicare per accedere al pacchetto.

Davanti a questo scenario che sembra di fantascienza e progettato solo per i grandi agricoltori industriali, molti si chiedono in che modo questo possa colpire i contadini e le famiglie agricole e che differenza c’è se le imprese sono 3 o 6 o 10? Un elemento certo è l’aumento del potere di pressione delle imprese a livello nazionale e internazionale, che non sarà determinato solo dalle loro dimensioni e dal potere di corruzione, ma anche dal controllo degli anelli della catena agroalimentare. Potranno ottenere, ancora di più, leggi e normative a loro favore, da quelle sulle sementi all’occupazione delle terre, permessi e sovvenzioni per l’uso dell’acqua, compreso il denaro pubblico per sostenerle in quanto “settori chiave della produzione”. Cosa già iniziata con le nuovi leggi sulle sementi finalizzate a rendere illegale la circolazione delle sementi contadine, in quanto non registrate, e poi con i crediti e i sostegni legati all’acquisto di determinate sementi, agrotossici e assicurazioni. Un altro aspetto è che l’uso di droni, sensori, GPS e satelliti che rientra nel pacchetto, non serve solo a fornire dati ed elementi in questa “agricoltura di precisione” ma anche a prelevare dati, non solo sui prodotti agricoli, ma anche sull’acqua, il suolo, il sottosuolo, la vegetazione, i boschi, la fauna, ecc. Il che, a sua volta, può combinarsi con altri progetti nocivi, come quelli sul mercati di carbonio, la biopirateria, l’esplorazione delle risorse e il monitoraggio/sorveglianza delle comunità e delle popolazioni.

Malgrado l’enormità delle minacce, tuttavia, continuano a essere i più piccoli, le contadine e i contadini, gli indigeni, i pescatori artigianali, gli orti urbani, la caccia e la raccolta artigianale a fornire il cibo a più del 70 per cento dell’umanità. Lo fanno malgrado la persecuzione e le costanti minacce ai loro territori, alle risorse e ai modi di vivere. Di conseguenza, opporci a questi colossi aziendali e al loro dominio sull’alimentazione e la salute di tutte e tutti, significa appoggiare quelle comunità e quelle forme del vivere e costruire/rafforzare reti e azioni concrete di sostegno reciproco.

Questo articolo è uscito su Desinformemonos. Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo
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