Jobs Act in soffitta, spazio alla Carta dei diritti
Antonio Sciotto
«Happy birthday Cgil. Il sindacato compie 110 anni e deposita in Parlamento 1 milione e 150 mila firme a sostegno dello Statuto del lavoro 2.0.  La sfida dei tre referendum su ticket, appalti e articolo 18». Il manifesto, 30 settembre 2016 (c.m.c.)


L’antidoto al Jobs Act della Cgil è finalmente maturo: la Carta dei diritti universali del lavoro ha raccolto un milione e 150 mila firme e adesso approda in Parlamento. La segretaria Susanna Camusso ha consegnato ieri mattina gli scatoloni con le sottoscrizioni alla Presidente della Camera Laura Boldrini, proprio nel giorno del centodecimo compleanno del sindacato: la sfida, a questo punto, sarà quella di portare effettivamente alla discussione delle due Camere la proposta di legge di iniziativa popolare, evitando che come tante altre finisca in un cassetto.

La giornata della Cgil è proseguita poi in Piazza del Popolo, con la festa «Rosso vivo»: cantanti e artisti si sono esibiti per augurare happy birthday al maggior sindacato italiano. Susanna Camusso ha anche intonato «Bella ciao» insieme ai Modena City Ramblers e alla piazza, e molti si saranno chiesti se quella canzone sia in effetti in sintonia con questo governo, le sue leggi, ma anche con l’opposizione: fatta salva la sinistra, non certo con centrodestra e Lega, ma lo stesso dialogo con l’M5S è complicato se non assente. Più probabilmente avranno cantato con la Cgil i braccianti pugliesi, gli operatori dei call center, dei fast food e delle pulizie, i metalmeccanici e i lavoratori della logistica.

La Carta dei diritti universali riscrive in 97 articoli non solo il vecchio Statuto del 1970 – glorioso, ma sicuramente da ammodernare alla luce dei cambiamenti avvenuti negli ultimi 45 anni – ma soprattutto corregge le tante storture intervenute successivamente (ad esempio con la legge 30) dando spazio a due concetti fondamentali: uguaglianza e inclusione.

Il principio lo ha ricordato la stessa Camusso dal palco: «A qualsiasi categoria appartieni, qualsiasi contratto tu abbia, dovrai avere un corredo di diritti uguali per tutti in quanto lavoratore o lavoratrice». E la contrattazione, le leggi, dovranno «includere»: «Includere i tanti invisibili che un tempo avevano rapporti precari e oggi vengono impiegati in nero o con i voucher». Le parole «uguaglianza», «solidarietà», «che noi applichiamo oggi ai migranti e a chi chiede rifugio dalle guerre, dobbiamo farle vivere anche nel lavoro», spiega ancora la leader Cgil: messaggio che ormai senti pronunciato soltanto dal sindacato, perché al contrario la politica vive di distinguo, e spesso alza muri, gioca sulla disuguaglianza.

La Carta dei diritti è integrata da tre referendum – su voucher, appalti, e licenziamenti – che hanno raccolto 1,1 milioni di firme ciascuno: la consultazione potrebbe essere indetta già per la primavera 2017.

Nel suo discorso dal palco, Camusso non ha fatto gli auguri né a Silvio Berlusconi, né a Pierluigi Bersani, che come la Cgil ieri facevano il compleanno. Ha citato un’altra festeggiata: «Mafalda, la bimba dei fumetti, che ci guarda e dice No, che parla delle ferite di questo mondo. Le guerre e il bombardamento degli ospedali dove spesso ci sono bambini: dobbiamo avere il coraggio di opporci, di accogliere chi cerca rifugio in Europa, di dire no a chi vuole costruire muri».

Subito dopo la segretaria Cgil si è rivolta al governo, polemica: «Perché tra i tanti “più” che cita, dimentica il “più” registrato dai voucher? Lo vogliamo dire che è questa la nuova forma di sfruttamento, che ai giovani vengono proposti al posto di qualsiasi tipo di contratto, e che spesso vengono accoppiati al lavoro nero? E perché – ha proseguito, parlando idealmente al premier Renzi, al ministro Poletti – si dimenticano un altro “più”: l’aumento dei licenziamenti che è iniziato dal passato trimestre?».

Dall’altro lato la Cgil in questi giorni è al tavolo delle pensioni, è stata invitata di nuovo a concertare dopo circa due anni di black out: Camusso ha difeso il verbale sottoscritto con il governo e ha rilanciato, chiedendo che venga riconosciuto «il principio che i lavori non sono tutti uguali».

Tornando alla Carta dei diritti universali, la segretaria ha aggiunto di aver chiesto alla Presidente della Camera Boldrini «che la proposta di legge non rimanga chiusa in un cassetto». «È assurdo – ha spiegato – che in un paese democratico il Parlamento non discuta una proposta di legge sottoscritta da più di un milione e centomila persone».

La Cgil, dal canto suo, «quella proposta comincerà a farla vivere subito, nell’azione quotidiana e nella contrattazione». Equo compenso, tutele come la maternità, la malattia, i riposi, la salute e sicurezza sul lavoro. Ma anche la formazione permanente, il diritto di espressione e di partecipazione al sindacato. L’esigenza di una legge sulla rappresentanza e la democrazia, l’efficacia della contrattazione. Questi gli obiettivi della Carta, la materia dei suoi 97 articoli.

Senza dimenticare ovviamente i tre referendum, sfida ancora più complessa visto che ovviamente necessiteranno del quorum. «Dobbiamo convincere milioni di italiani a votare per il referendum – dice Camusso alla piazza – E potremo farlo se useremo una parola che sembra essere stata abolita: solidarietà».

«Il primo quesito – ricorda la segretaria della Cgil – riguarda i voucher». Il sindacato chiede di abolirli completamente, perché «sono la nuova grande malattia della precarietà del nostro Paese». Il secondo vuole riordinare gli appalti, «assegnando la responsabilità in capo alla committenza: perché non si può essere sempre sospesi, aspettando la nuova gara al massimo ribasso, sperando che ti assegnino le stesse ore e che magari i tuoi contributi e la tua retribuzione non spariscano insieme a qualche imprenditore truffaldino».

Infine, il terzo quesito, quello sui licenziamenti, e che più direttamente va a impattare con (anzi sarebbe meglio dire: contro) il Jobs Act di Renzi. «Ci dicono che siamo vecchi, e in effetti abbiamo 110 anni, ma non credo che sia vecchio voler ridare dignità e tutela a chi lavora. Puntiamo a un nuovo articolo 18 e a reintrodurre le garanzie per i licenziamenti collettivi».
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