Quando la laicità è una questione di metodo
Francesco Postorino
«La laicità, quale fondamento della democrazia, accetta l’ipotesi relativista ma boccia il nichilismo di chi non sente l’urgenza di capire l’altro». Il manifesto, 17 agosto 2016 (c.m.c.)




Carlo Crosato, Dal laicismo alla laicità. La via dell’inclusione dialogica: possibilità e criticità,  Armando editore,  Roma 2016, 12,00€

Affrontare l’idea di un dialogo incentrato sul rispetto dell’uomo e del suo intimo logos, o la cura meticolosa verso le molteplici istanze sollevate da singoli e gruppi all’interno di un orizzonte democratico, sono temi disossati certo da diversa letteratura. Carlo Crosato ha tuttavia il merito scientifico di aver approfondito con chiarezza di stile e di contenuto il tema elusivo della laicità e di aver rispolverato un importante scambio epistolare avvenuto tra due filosofi di ascendenza gentiliana come Guido Calogero e Ugo Spirito.

Nel suo ultimo libro dal titolo Dal laicismo alla laicità. La via dell’inclusione dialogica: possibilità e criticità (Armando Ed., pp. 143, euro 12), Crosato prende subito di mira il laicismo di Paolo Flores d’Arcais, «colpevole» di aver estromesso «Dio» dal dibattito pubblico e di aver irrigidito i luoghi democratici a causa di una fede scambiata per ragionevolezza.

Il culto del metodo scientifico, l’evidenza dei fatti e il fazioso ateismo non divergono da una qualunque «dottrina comprensiva». Il laicismo consiglia di interiorizzare la trascendenza e custodisce i minimi principi repubblicani con una politica culturale dai toni asettici. La laicità, quale fondamento della democrazia, accetta l’ipotesi relativista ma boccia il nichilismo di chi non sente l’urgenza di capire l’altro.

Incoraggiato dalla lezione liberalsocialista di Calogero, l’autore propone di retrocedere, cioè di «sospendere» la nostra libertà affinché altri possano esplicitare la propria presenza. La combinazione tra il «bene pubblico» e il «bene comune», tra la struttura imparziale del modello costituzionale e la giustizia sostanziale a suo parere costituisce il vero traguardo degli eredi di Socrate.

La laicità si rivela l’unico metodo che consente di entrare in confidenza con le «differenze» e di denunciare il muro delle «diversità». La scuola pubblica ha il nobile compito di perfezionare questa distinzione e di normalizzare la funzione dialogica. L’«agire comunicativo» e il richiamo al «tu» promuovono l’incontro delle libere voci e rimproverano il falso cosmopolitismo manovrato dalla lex mercatoria.

La sospettosa ignoranza del laicista, che insegue la razionalità a tutti i costi, può essere sconfitta dalla pazienza e dal coraggio dell’inclusione. E la soluzione di Spirito, aggiunge Crosato, non è sufficiente in quanto richiede, ai fini di un’autentica relazione dialogica, un tasso elevato di competenza che produce l’ennesima azione dogmatica.

La democrazia, lievitata dal messaggio laico e dal ritmo dialettico, ignora l’ultima parola nelle decisioni singole o collettive e presta attenzione al paradosso dell’uomo. L’individuo oscilla infatti tra la dimensione universale e quella particolare: l’assenza dell’universale esalta lo scontro tra noiosi «monopolisti della fede» e innesca un meccanismo di autoreferenzialità; l’assenza del particolare anticipa il fenomeno della ghettizzazione e tradisce il sano pluralismo.
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