Aeroporto di Firenze. La priorità è rifare il ceto politico
Paolo Baldeschi
Il progetto dell’aeroporto di Firenze è da rifare. Molto chiara in proposito la sentenza del TAR che boccia l’iter seguito ... (segue)




Il progetto dell’aeroporto di Firenze è da rifare. Molto chiara in proposito la sentenza del TAR che boccia l’iter seguito dalla Regione Toscana, da Enac e  daToscana Aeroporti nella elaborazione e valutazione del progetto del nuovo aeroporto di Firenze (nello specifico la Vasdella variante al Pit del luglio 2014 che ha dato via libera al progetto). Lasentenza è stata accolta con fastidio e dispetto, se non con vera e propriarabbia, dai diretti interessati e dallo stuolo dei loro sostenitori. “Cavilliburocratici” (Luigi Salvadori, vicepresidente di Confindustria Firenze), “giustiziaimpicciona?” (Paolo Ermini nel Corriere fiorentino), “siamo una Repubblicafondata sul Tar” (Stefano Fani, presidente Ance di Confindustria Firenze); questesono alcune delle reazioni riportate dai giornali. 

Nessuno che entri nel meritodei rilievi del Tar, tutti protesi a trovare i mezzi di aggirarne la sentenza.
In questagara il Presidente della Toscana, Enrico Rossi, e il Sindaco di Firenze, DarioNardella, si contendono il trofeo della dichiarazione più strampalata. DiceNardella che dal momento che il nuovo aeroporto vanificherebbe l’insediamentodi Castello (un milione di metri cubi, eredità di Fondiaria acquisita daUnipol), il Comune è pronto a cancellare una previsione urbanistica, giàapprovata (e su cui, presumibilmente, il proprietario ha pagato ICI e IMU). IlSindaco, come prima non si era accorto del contrasto tra i due progetti, ora nonvaluta il colossale indennizzo che il Comune dovrebbe versare a Unipol aseguito di un colpo di spugna che vanificherebbe un’operazione sciagurata, ma volutain questi anni dagli amministratori fiorentini e ormai tradotta in dirittiacquisiti.

Per nonessere da meno Rossi, fattosi giurista, ha prima dichiarato che: «La sentenzadel Tar confonde la valutazione strategica con la valutazione di impattoambientale. Per questo faremo senz'altro ricorso al Consiglio di Stato»; poi l’habuttata sulla politica: «Io mi sono presentato alle ultime elezioni, con treproposte: la riforma della Sanità, la riforma del governo del territorio e ilpotenziamento dell'aeroporto di Firenze e sono stato votato anche dai cittadinidelle città che a livello istituzionale erano contrarie, come a Sesto e Prato»;Il Presidente, a parte la boutade dei “cittadini delle città istituzionalmentecontrarie”, è evidentemente convinto che i toscani fossero ansiosi di vedererealizzato un nuovo aeroporto di Firenze e per tale impellente ragione  lo abbiano confermato nel secondo mandato. 

Conclude Rossi che «Non solo ha perso peso la politica, ma in questo caso anchelo stesso ruolo delle istituzioni entra in discussione, con tutti gli esitipolitici immaginabili». Dichiarazione incredibile, ma che adombra unaconvinzione comune a tutti gli attori coinvolti nel processo: che leistituzioni siano al servizio dei politici e non dei cittadini e che la “Politica”possa fare strame di leggi e procedure cui è soggetta la gente normale, per nondire della “Tecnica”, sentita come un fastidioso inconveniente procedurale. Inquesta linea, “burocratica” è la richiesta di piani che valutino i rischi cuisono sottoposti i cittadini, “burocratiche” sono le analisi che prevedono, unavolta realizzato il progetto, come inevitabile l’aumento della pericolositàidraulica e dell’inquinamento atmosferico. Tutto ciò che non asseconda losviluppo di Firenze, come è inteso da industriali, commercianti e politici, è etichettato– Renzi docet -  come inutile burocrazia:il nuovo aeroporto si deve realizzare, costi quel che costi. I proponenti,ENAC e Toscana Aeroporti, e una schiera di politici incompetenti, stanno giàindicando al governo la strada per superare la sentenza del Tar: unaapprovazione “romana” della Via che sanerà (a loro parere) le lacune, leinadempienze e le contraddizioni della Vas; una susseguente Conferenza diservizi che, se necessario, ratificherà una nuova variante al Pit.

La strategiaè quella brillantemente seguita nel progetto del sottoattraversamento diFirenze da parte della Tav: approvarne la Via rimandando al progetto esecutivola risoluzione delle molte criticità segnalate; e poi se tutto si ferma avendospeso 760 milioni per lo scavo di una stazione sotterranea che non sarà mairealizzata e altre opere inutili, poco importa, nessuno sarà chiamato apagare.  Ciò che Nardella e Rossi nondicono nel loro straparlare, è che i politici possono agitarsi in modo confuso e,a seconda delle convenienze del momento, premere per l’uno o l’altro progetto perchésono irresponsabili delle conseguenze delle loro improvvisazioni; nellaconvinzione che la “Politica” possa piegare a proprio piacimento non solo leleggi degli uomini, ma anche quelle della natura. L’Italia, Repubblica fondata nonsul Tar, ma sull’arbitrio e l’irresponsabilità dei potenti. Potrebbe essere un articolodella nuova Costituzione.







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