La palafitta nascosta nel bosco, il sogno dell'architetto Giorgini
Tomaso Montanari
«A Baratti è costruita con sei blocchi in legno secondo una pianta stellare che ricorda un alveare». La Repubblica, 30 luglio 2016 (p.d.)



«Era una notte buia e tempestosa». L’incipit tanto caro a Snoopy (ma anche a Umberto Eco) è perfetto per raccontare come nacque la Casa Esagono: un monumento moderno che sembra il futuro e la gentilezza fatti geometria abitabile nel bosco, a pochi metri dal bagnasciuga di Baratti.

In una sera dei primi anni Cinquanta due ragazzi fiorentini (Alessandro Olsckhi e Vittorio Giorgini) escono in mare, salpando da Marina di Cecina: ma improvvisamente il tempo gira, e una vera e propria tempesta impedisce loro di rientrare. Così, cercando affannosamente un’insenatura per passare la notte in barca, gettano l’ancora nel Golfo di Baratti. All’alba del giorno dopo il sole non svela solo che il pericolo è passato, ma rivela anche la bellezza mozzafiato di quel tratto incantato di Toscana: la linea di costa gentile come quella di un lago di montagna, l’acropoli di Populonia che si staglia contro il cielo, la necropoli etrusca che degrada, in un verde dolcissimo, fino al mare.

Rientrato a Firenze, Vittorio racconta la storia al suo babbo: che è nientemeno che Giovambattista Giorgini, il grande regista del lancio mondiale della moda italiana. Questi si ricorda di aver comprato molto tempo prima - destino! - dei terreni proprio lì, a Baratti. Così Vittorio, nello stesso anno in cui si laurea in architettura, decide di usarli per costruire il suo primo edificio: la casa di vacanza che ogni bambino sognerebbe.

Ed è così che nasce Casa Esagono (1957). Essa è composta da sei esagoni di legno, disposti secondo una pianta stellare che ricorda molto da vicino la geometria di un alveare. Sei pilastri di legno, che poggiano su basi di cemento armato, sorreggono la struttura: che dunque si libra nell’aria, come una palafitta o un capanno da pescatore, mangiando meno suolo possibile e integrandosi perfettamente con il paesaggio. In origine, un perlinato chiaro rendeva la casa ancora più osmotica con i valori tonali del bosco: ma questo senso di comunione organica, di compenetrazione pacifica con la natura è comunque ancora fortissimo.

Sebbene non avesse né corrente elettrica né acqua potabile la casa era il teatro di appassionanti vacanze estive, durante le quali Giorgini e la sua famiglia accoglievano ospiti anche illustri, come Robert Sebastian Matta, Emilio Villa o Isamu Noguchi, Emilio Vedova o Corrado Cagli. Quell’architettura naturale era la cornice perfetta di una vita semplice: una vita che aveva come naturale compagna di strada un’arte intesa come conoscenza pacifica della realtà.

Pochi anni dopo un industriale tessile di Como, Salvatore Saldarini, acquistò il terreno confinante, e incaricò il suo geniale vicino di costruirgli una casa non meno originale. Grazie alla tollerante fiducia di quel committente (che ormai era anche un compagno di vacanze, interlocutore di interminabili serate e generose bevute), Giorgini inventò quella che chiamò una «membrana isoelastica», cioè una rete metallica plasmata con una forma vagamente organica, che veniva poi rivestita di cemento a presa lenta, diventando autoportante. Dopo averla provata in alcune sculture ancora visibili nel giardino di Casa Esagono, Giorgini la utilizzò per creare Casa Saldarini: una architettura-scultura che sembra un incrocio tra una creatura di Gaudì, le fantasie più sperticate di Le Corbusier e la casa dei Barbapapà, fantasia bioarchitettonica cara ai bambini di ogni generazione.

Questa coppia di singolarissimi edifici daranno in qualche modo l’imprinting a tutta la ricerca che l’architetto Giorgini portò poi avanti soprattutto negli Stati Uniti, dove visse e insegnò a lungo. Quella ricerca, infatti, si può interamente ricondurre al desiderio di costruire senza lacerare il perfetto equilibrio del paesaggio: a partire proprio dal paradiso naturale che aveva incantato il giovane architetto in quella famosa alba dopo la tempesta.

Oggi l’eredità culturale di Giorgini (scomparso nel 2010) è esemplarmente custodita dall’associazione B.A.CO (Baratti Architettura e Arte Contemporanea) - Archivio Vittorio Giorgini, nata per «contribuire all’affermazione di una cultura diffusa del nuovo paradigma dello Sviluppo Sostenibile. Progettare sostenibile è il partire e il condividere una logica di sistema, in cui gli elementi fondanti del progetto sono il pensiero scientifico, la cultura del rispetto del territorio, delle sue risorse, del valore delle relazioni sociali, della sua storia».

Grazie al suo vulcanico presidente (l’architetto Marco Del Francia, collaboratore ed erede morale e culturale di Giorgini), l’associazione B.A.CO ha stretto una sinergia con il Parco Archeologico di Baratti e Populonia e con la Società Parchi della Val di Cornia, riuscendo a riscattare Casa Esagono (che appartiene al Comune di Piombino) da un lungo degrado. Così, mentre Casa Saldarini è ancora privata (e abitata), Casa Esagono è dunque oggi finalmente visitabile.

Salire la scaletta che porta nel suo ventre geometrico serve a comprendere che l’architettura può essere ancora, e nonostante tutto, la continuazione della natura con altri mezzi. Una lezione antica, mai tanto urgente quanto oggi: l’inaspettata scoperta di una stagione di bagni in Toscana.
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