Firenze. Indietro tutta nella massima confusione
Paolo Baldeschi
Un’idea obsoleta di sviluppo, una straordinaria insipienza tecnica, un confuso balbettìo politico, dove la posta in gioco non riguarda Firenze, ma la carriera...(segue)


Un’idea obsoleta di sviluppo, una straordinaria insipienza tecnica, un confuso balbettìo politico, dove la posta in gioco non riguarda Firenze, ma la carriera dei protagonisti e i favori alle lobby. Tutto ciò avviene sotto il cielo fiorentino, dove sono in corso operazioni collegate tra loro, ma portate avanti nel massimo disordine. Le principali sono: il nuovo aeroporto fortissimamente voluto da Renzi, ENAC, Toscana Aeroporti e Confindustria; il nuovo inceneritore a Case Passerini (poco distante dall’aeroporto), anch’esso nella piana fiorentina, fortemente voluto dal PD, da Quadrifoglio (società partecipata dagli enti locali), dal suo partner privato Hera e da Confindustria. E ancora: il passaggio della TAV nel sottosuolo di Firenze, con annessa stazione sotterranea (su progetto di Norman Foster): una volta diktat del PD che ora viene messo in dubbio da Nardella e dalle Ferrovie Italiane, ma è ancora sostenuto da Confindustria e (per ripicca?) da Rossi; la linea 2 della tranvia in costruzione e la linea 3 su cui si ipotizzano soluzioni fantasiose; il nuovo stadio, con annesso mega outlet, fortemente voluto dai Della Valle. E, per quanto riguarda Firenze una pletora di nuovi parcheggi (44 tra pertinenziali e non pertinenziali per complessivi 7000 posti macchina). Parcheggi, i più importanti, messi al servizio di investitori privati che comprano o sonno invitati a comprare immobili pubblici e privati, con variante incorporata e con prospettive lungimiranti quali alberghi di lusso, appartamenti di lusso, shopping di lusso.

Tutte queste operazioni hanno alcune caratteristiche in comune: i) sono strettamente collegate l’una con le altre, ma progettate in modo autonomo e con tempi diversi; ii) sono promosse con progetti sbagliati, obsoleti, spesso non rispondenti a quanto prescritto dalla legge, ma con il tratto comune di privilegiare la soluzione più costosa e meno efficiente; iii) sono bloccate o procedono con lentezza, non per le opposizioni di comitati e cittadini (impotenti e tuttavia vituperati dal PD), ma per gli errori progettuali, la mancanza di pianificazione, la diffusa corruzione che le accompagna. Il tutto con uno spreco colossale di denaro pubblico di cui nessuno risponde in un mondo di irresponsabilità politica.

Il caso della Tav fiorentina è esemplare e vale come paradigma di tutto il resto. Progettata alla fine degli anni ’90, con una VIA approvata le cui numerose prescrizioni sono state rimandate al progetto esecutivo; bloccata per due decenni dalla mancata soluzione dello smaltimento delle terre di scavo, con una trentina di politici e tecnici rinviati a giudizio (tra cui Maria Rita Lorenzetti, ex Presidente della Regione Umbria); definita criminogena da Raffaele Cantone in un’audizione al Consiglio regionale (senza che alcun consigliere del PD battesse ciglio); con la stazione sotterranea – che doveva contenere 5 piani di esercizi commerciali - su cui non è stata effettuata la VIA, ma in compenso si è già scavato un buco che con altre opere secondarie è costato 760 milioni (contro i 270 previsti).

Quando finalmente le Ferrovie italiane sembrano ripensarci a favore della soluzione di superficie, da un decennio sostenuta da comitati e Università di Firenze, si scatena un dibattito: non tecnico ma politico: Nardella è a favore del ripensamento voluto da Renzi, suscitando le reazioni risentite di Riccardo Nencini e Enrico Giani, inaffondabili della politica, e di Rossi anch’esso fautore, finora, del tubone sotto la città. I contendenti si vedono a Roma e ne esce un sottoattraversamento dimezzato. Col nuovo tracciato, la stazione Foster non serve più, anche perché qualcuno, dopo decenni, si è accorto che i viaggiatori vogliono arrivare a Santa. Maria Novella, ma che nel frattempo è saltato il collegamento tra le due stazioni inizialmente previsto. A questo punto, entra in crisi per mancanza di utenti la linea 2, pensata per servire oltre l’aeroporto, la stazione alta velocità. Qualcuno riesuma la vecchia ipotesi di Campo di Marte, nel settore est della città, qualcun altro ripropone la lontana e periferica stazione di Castello. Come al solito, chi parlano sono politici senza alcuna cognizione e competenza tecnica. L’argomento più forte è che dopo un ventennio si deve andare avanti, costi quel che costi (e più costa, meglio è). Qualcun altro, inevitabilmente tira in ballo i posti lavoro che andrebbero persi con soluzioni meno impattanti, una sciocchezza buona a tutti gli usi che vede uniti industriali e sindacati.

I protagonisti di tutto questo caotico vociferare non si rendono conto che le opere più impattanti, aeroporto, linea 2, e stadio-outlet vanno tutte a posizionarsi sui confini ovest della città e gravano sul già congestionato nodo di Peretola, dove si dovrebbe realizzare la terza corsia autostradale (sopraelevata per consentirne il sottoattraversamento del nuovo Fosso Reale, a sua volta condizione necessaria per la realizzazione del nuovo aeroporto, onere che Autostrade Italia rifiuta di accollarsi). Una situazione insostenibile, la cui insostenibilità viene mascherata da valutazioni dei singoli progetti e non complessiva. Senza peraltro un piano finanziario, senza risorse assegnate, i privati spingendo per gli aiuti pubblici anche se non consentiti.

Questo è il desolante quadro politico, in cui i protagonisti, oltre a essere uniti nell’insipienza specifica, lo sono anche dall’ignoranza totale di come sta cambiando il mondo. Le città del nord Europa, Rotterdam e Copenaghen in testa, si stanno attrezzando e stanno realizzando importanti progetti per affrontare il cambiamento climatico. Le parole d’ordine sono “rinaturalizzazione” e l’allontanamento del le automobili dalle città. Tutti i progetti fiorentini vanno in direzione opposta, verso un aumento dell’artificialità e quindi della fragilità dei sistemi ambientali. Con le automobili portate fin dentro al centro storico. Un futuro pensato per il turismo, quello ricco negli alberghi e residenze di lusso, quello povero a trascinarsi in uno spazio pubblico ormai ridotto a suk. La ciliegina sarebbe Mac Donald in Piazza del Duomo a sfruttare l’immagine della cupola del Brunelleschi. Operazione contrattata sottobanco dall’amministrazione fiorentina che ora apparentemente fa retromarcia sotto la protesta popolare. Mac Donald: simbolo di qualità e novità. Come la politica fiorentina.
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