Governo, svolta dopo il voto 3 miliardi a Comuni e Regioni
Roberto Petrini
«Corsa a ostacoli nei prossimi quattro mesi per affrontare le emergenze. Misure per riqualificare le periferie, tagliare le tasse e ridurre la povertà». La Repubblica, 23 giugno 2016 (m.p.r.)


Roma. Prima mossa: una boccata d’ossigeno da oltre 3 miliardi ai Comuni, alle Città metropolitane e alle Regioni. Il decreto, che il governo aveva rinunciato a varare prima dei ballottaggi, approvato venerdì, arriva in Parlamento ad alimentare, con fair play, anche le affamate casse delle città ora guidate dalle sindache grilline. Così, tra aiuti agli enti locali e annunci di nuovi sgravi fiscali e interventi su periferie e povertà, il premier Matteo Renzi conta di superare la fase difficile, segnata da una ripresa fragile, tra le elezioni comunali e il referendum costituzionale di ottobre.

Il decreto contiene misure tecniche, calibrate sulla complessa contabilità che guida il rapporto tra Stato ed enti territoriali, ma è denaro sonante e spendibile. Si parte dalla cancellazione delle sanzioni per 500 milioni per le città metropolitane, tra cui Roma, Milano e Torino, si passa ai 450 milioni in tre anni per sostenere gli oltre 400 Comuni in dissesto finanziario, si arriva allo sblocco del turn over per l’assunzione di maestre degli asili nido gestiti dai Municipi.

La mano tesa dell’esecutivo si allunga anche ai governatori: le industrie farmaceutiche dovranno rimborsare alle Regioni 1,7 miliardi per compensare lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera dell’ultimo triennio, soldi dovuti per legge ma fino ad oggi bloccati da un lungo contenzioso a colpi di Tar. Denari freschi arrivano alla Sicilia (che spunta 400 milioni strutturali di aumento di compartecipazione all’Irpef) e toccano la Valle d’Aosta (70 milioni per il recupero del gettito dell’accisa sui carburanti).

Le mosse successive, per il rilancio dell’economia e per dare una risposta al disagio sociale, sono all’esame dei tecnici: l’azione entrerà nel vivo dalla prossima settimana, superate le scadenze internazionali del «Brexit» di oggi e delle elezioni spagnole di domenica e il confronto interno della direzione Pd di domani. La corsa taglierà il traguardo, tra quattro mesi, con la nuova legge di Bilancio (entro il 20 ottobre alle Camere, secondo il testo approvato ieri) una volta superata probabilmente la scadenza del referendum costituzionale.

Le tre emergenze sul tavolo potrebbero essere riassunte con tre «p»: povertà, periferie e prelievo fiscale. La questione della povertà è tra le priorità, assai sentita anche all’interno del Pd che dovrà confrontarsi sulle prossime scelte: il 44 per cento delle persone in condizioni di disagio è senza il paracadute di sostegni pubblici e lo stesso Renzi, durante la riunione di «disgelo» con Cgil-Cisl- Uil di un paio di settimane fa, ha osservato che le pensioni minime, quelle da 500 euro al mese, sono «oggettivamente troppo basse». Torna dunque l’opzione di una estensione del bonus di 80 euro ai pensionati ma si punta anche ad una accelerazione sulla legge delega sulla povertà (1 miliardo per il 2017).

L’altro tema è quello delle periferie, dove le elezioni hanno suonato per il governo un campanello d’allarme. Qui la parola d’ordine è ristrutturazione degli alloggi popolari Erp: un piano è già stato finanziato con 470 milioni per 25 mila alloggi, l’obiettivo è quello di arrivare a 70 mila alloggi. Si lavora anche all’housing sociale: progetti di recupero d’intesa con le fondazioni bancarie e con l’Ance, con idee che vanno dal «rammendo » delle periferie a sconti fiscali e prestiti per gli impianti fotovoltaici dei condomini e per le centraline per le auto elettriche.

Infine il tema del prelievo fiscale: in cantiere c’è l’intenzione di Renzi di anticipare il taglio dell’Irpef al 2017, con la limatura delle aliquote intermedie del 27 e del 38 per cento o, addirittura, incidendo sulla prima del 23 per cento. Il costo è dai 3 ai 9 miliardi, secondo le modalità del piano, e il discorso torna sulle risorse: Padoan, non è contrario e anche martedì alla Guardia di Finanza ha parlato di “alleggerimento del carico fiscale”, ma in “coerenza con gli obiettivi di stabilizzare la finanza pubblica”.

Nel frattempo, in vista di una legge di Stabilità 2017 che parte appesantita da una decina di miliardi per la sterilizzazione dell’Iva e la riduzione del deficit, si conta anche su misure una tantum per trovare risorse: dalla riedizione della voluntary disclosure alla proposta lanciata ieri dal viceministro dell’Economia Enrico Zanetti di rottamazione delle cartelle di Equitalia che potrebbe fornire un gettito valutato in 1-2 miliardi. «Si pagherebbero tutte le imposte e gli interessi legali, ma a fronte di un pagamento sull’unghia, lo sconto su sanzioni e aggi potrebbe andare da un terzo alla metà del dovuto», ha dichiarato a Repubblica Zanetti.
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«La risoluzione, sottolinea che gli insediamenti israeliani costituiscono “una flagrante violazione del diritto internazionale e stanno mettendo in pericolo la praticabilità della soluzione a due stati nonché una pace giusta, duratura e completa”». Il Fatto Quotidiano online, 27 dicembre 2016 (c.m.c.)
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