L'etica della ricerca e le nostre richieste: a che punto siamo
Roberta De Monticelli
Alcuni appelli in difesa della ricerca (pubblica) e dell'etica della ricerca, sempre più corrose dagli interessi affaristici del neoliberismo. Libertàgiustizia, 6 maggio 2016 (p.d.)



Più di settantaduemila sono i firmatari dell’appello lanciato dal fisico Giorgio Parisi attraverso Change.Org, “Salviamo la ricerca italiana” (vedilo qui).

Anche noi, nel nostro piccolo, di petizioni ne abbiamo lanciate due, entrambe corredate da una dozzina di primi firmatari che sono fra i migliori o più noti “umanisti” del nostro paese.

La prima (vedila qui) a sostegno delle denunce di Elena Cattaneo e Giovanni Bignami relative al metodo seguito dal Governo per il megafinanziamento decretato a favore della ricerca biomedica e destinato a creare nell’area Post Expo un polo di ricerca biomedica, Human Tehnopole: un metodo di arbitraria erogazione di denaro pubblico a un ente chiamato a sostituirsi a una tanto desiderata e ancora inesistente Agenzia Generale della Ricerca – ma nel peggior modo possibile: assegnando denari e collaborazioni col metodo dei phone calls al posto dei public calls, nella più completa assenza di trasparenza, competizione e valutazione oggettiva dei meriti. E nel silenzio del ministro che, vedendosi palesemente ignorato e aggirato, constatando anzi la sorprendente sfiducia nelle istituzioni pubbliche competenti, avrebbe dovuto come minimo dimettersi, e invece ha agito quasi di conserva con il Presidente del Consiglio, nominando lo scorso febbraio un fisico sperimentale di tutto rispetto, il Professor Massimo Inguscio (classificato solo terzo a pari merito nella top list dei candidabili) alla Presidenza del CNR. La quale, sfortunatamente per lui, è anche la Presidenza della Commissione Nazionale per l’Etica della Scienza. Una disciplina, l’etica pubblica, con la quale il prof. Inguscio non sembra intrattenere buoni rapporti, come non li intrattiene forse con ogni tipo di regole, come mostra l’ormai tristemente nota dichiarazione pubblica che abbiamo ripreso da ROARS, e che ha suscitato la nostra seconda petizione, altrettanto ben fornita di primi firmatari d’eccellenza, una richiesta di immediate dimissioni. Entrambi gli appelli hanno ottenuto migliaia di contatti e complessivamente centinaia di adesioni. Una lettera che li raccoglieva è stata inviata al Ministro Giannini.

Risultato? Silenzio dal lato delle istituzioni; ma anche un gran discutere e confrontarsi, finalmente, anche fra umanisti e scienziati, nella nostra piccola comunità. Al punto che alcuni hanno scritto, a nome della sezione italiana dell’EMBO (i biologi) una lettera al Ministro, che anche noi abbiamo ripreso (vedila qui); e a loro, a quanto pare, Il Ministro ha risposto, chiedendo di incontrarli.

Sarebbe bello se, preparandosi all’incontro, leggessero le limpide perplessità espresse ancora una volta da Elena Cattaneo su “Repubblica” (leggi qui): ma come è possibile che il ministro della Ricerca definisca l’Agognata Agenzia Nazionale della Ricerca “Un altro carrozzone” inutile, dimostrando lo stesso disprezzo che il suo Presidente del Consiglio ostenta nei confronti di tutte le istituzioni di garanzia e di controllo, quelle che, come le “soprintendenze” lo “Sblocca Italia” dovrebbe rottamare? Guai se questo incontro fosse l’anticamera di un ennesimo accordo particolare: “imbarcate anche noi”.

Del resto se si seguono gli aggiornamenti sulla pagina dell’appello di Giorgio Parisi, non sembra che le nostre ragioni, che sono assolutamente universali e in questo senso “assolute”, con buona pace del Prof. Inguscio che sui “principi assoluti” ci sputa, perché non sono “costruttivi”) siano finora state ascoltate. Ragione di più per continuare, imperterriti e pacati, a snocciolarle. L’Università, la Ricerca SIAMO NOI! Noi universitari e ricercatori, certo, ma anche e forse soprattutto noi cittadini, a beneficio dei quali, e di ogni donna e uomo capace di libertà e pensiero su questa terra, la ricerca e l’istruzione esistono. Perché forse c’è un punto che gli stessi filosofi non sottolineano mai abbastanza, un punto che ostinatamente ignorano le corporazioni, le consorterie, le baronìe residue convertite prosperando nei mestieri più rampanti dei politicanti. Anche cercare la verità è promuovere giustizia, è promuovere anzi il bisogno più alto della persona libera, pensante e capace di autonomia. Anzi: il bisogno di verità è il gradino più alto del bisogno di giustizia. E’ per questo che il linguaggio degli Inguscio tanto profondamente ci disgusta, e ci avvilisce.
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