Ex Scali, la giunta ha un’occasione
Giancarlo Consonni
Suggerimenti per un riuso corretto (dal punto di vista delle persone) delle grandi aree dismesse. Milano. Non averli seguiti ha comportato una perdita per la città. La Repubblica,  ed. Milano, 20 dicembre 2015


 Considerarela proprietà dei suoli come depositaria di diritti astratti (indici diedificabilità), in assenza di una guida strategica da parte della manopubblica, porta a esiti devastanti sul fronte del fare città. Tanto più per legrandi aree dimesse. Costellata com’è di straordinarie occasioni perdute,l’esperienza milanese dell’ultimo quarto di secolo è lì a dimostrarlo.

Gliindici volumetrici allora non contano? Tutt’altro; il problema è se hanno unavalenza programmatica in senso civile. Ovvero se sono sorretti da un’idea dicittà e dunque da adeguate simulazioni/prescrizioni sui possibili esiti su trefronti: coesione sociale, vitalità degli spazi pubblici, architettura deiluoghi. Decenni di sperimentazioni sul recupero delle grandi aree dismesse diMilano mi portano a dire che, se si supera la soglia dei 0,5 mq di superficielorda di pavimento su 1 mq di superficie territoriale, gli esiti sonoinevitabilmente squilibrati: verranno a mancare le dotazioni in termini diverde e servizi necessarie per infondere qualità urbana ai comparti interessati.Si obietterà che, con l’Accordo di Programma che non ha avuto il via libera dalConsiglio comunale, le volumetrie previste dalla Giunta Moratti (1mq/1mq) sonostate ridotte del 33%. Il passo avanti è apprezzabile, ma non basta. Vannoulteriormente riviste le quantità, ma soprattutto è il processo che vagovernato. Il Comune non può stare alla finestra aspettando solo di incassaregli oneri di urbanizzazione. Deve entrare nel processo come soggettoprogettante e come tutore del bene collettivo. Come? Richiedendo lacostituzione di una Società di Trasformazione Urbana (STU), sotto il propriocontrollo.

Sonoin gioco aree la cui proprietà è in capo a un soggetto pubblico come leFerrovie della Stato. Le Ferrovie hanno goduto di facilitazioni per larealizzazione dei loro impianti: le aree che si liberano sono di proprietàdella comunità civile, presente e futura. Anche per la loro posizione, questivasti spazi si prestano a essere inseriti in un disegno più ampio, volto arinsaldare parti di città in una logica di riqualificazione estesa. Sinergie econnessioni che devono andare ben aldilà delle aree direttamente investite dallatrasformazione. È l’occasione per fare qualcosa di concreto per le periferie eper dar vita a un vero policentrismo rinsaldando la città compatta. Oltre aricondurre gli indici nella misura sopra indicata, l’Accordo di Programma deve dunquecontenere prescrizioni che guidino gli investitori al conseguimento diobiettivi civili – integrazione, vivibilità, urbanità, sostenibilità e bellezza– da cui può trarre vantaggio la stessa iniziativa privata.

Con il recupero degli scali ferroviari si apre dunque unnuovo capitolo di importanza capitale per la città ambrosiana. A ben vedere,dopo quattro anni di governo, è questo il primo vero banco di prova dellaGiunta Pisapia. Si vedrà da qui se l’Amministrazione arancione è effettivamentein grado di avviare una stagione progettuale in cui il destino della cittàtutta venga finalmente posto al centro della strategia politica. Dopo l’euforiavacua che ha connotato la stagione di Expo, è tempo di scelte concrete esostanziali. Altro che schermaglie sulle primarie: è dopo le decisioni sugliscali (e sulle caserme) che si potrà fare un bilancio vero su cinque anni 
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