Emergenza? Bubbole
Eddyburg
E' davvero l'emergenza smog la causa di se stessa? Ha senso curarla con la speranza della pioggia e i pannicelli caldi del governo? Noi diciamo di no, ma siamo ancora troppo pochi


Tutti i giornali parlano in questi giorni dell’emergenza smog. Pochi ammettono che non si tratta di emergenza. Siamo d’accordo con il grillino Grillo e il Verde Bonelli, tra i pochissimi che hanno rotto la coltre dell’understatement. Ieri abbiamo pubblicato due articoli de la Repubblica: riassumono bene i fatti, le dichiarazioni, il clima generale. Li trovate qui sotto, ma chissà quanti altri ne avete letti. Vogliamo dire la nostra in uno spazio un pochino più ampio di una postilla. 

La colpa non è di una natura estranea e sconosciuta. Non si tratta neppure di una "emergenza". Fanno ridere i "piani del governo" proclamati dal ministro Delrio (che pure è stato sindaco e quindi qualcosa più degli altri dovrebbe saperla), così come le misure annunciate dal ministro Galletti, preposto all'ambiente. Anzi, fanno piangere perché ci convincono una volta di più che la nostra salute, il benessere nostro e dei nostri posteri è in mano a una masnada di imbecilli incapaci di comprendere di che cosa si tratta, e perciò di agire di conseguenza.

Abbiamo usato una parola tenue per definire la ir-responsabilità di chi ci governa. Qui non c'entra "la politica", non parliamo di Renzi e dei renzichenecchi, ma di un plotone molto più ampio e variegato. Parliamo degli uomini che ci hanno governato in questo secolo, e forse anche un po' prima.

Parliamo dei potenti (nella politica, nella finanza, nei massmedia) che non hanno compreso quelle poche cose elementari che i gufi da decenni ripetono: che incentivare la motorizzazione individuale è un errore madornale, che la rotaia (dotata di vettori confortevoli, frequenti e a basso prezzo) deve sostituire la gomma soprattutto nelle aree densamente popolate, dove dominano gli spostamenti pendolari; e soprattutto che il modo in cui gli oggetti (le residenze, i servizi, i supermercati, gli stadi, le fabbriche) si collocano sul territorio non può essere lasciata al caso - e che quindi il “fai da te” nel governo del territorio equivale a spararsi sui testicoli, e che la pianificazione del territorio e delle città è uno strumento essenziale perché gli abitanti di una terra densamente abitata possano sopravvivere.

L’abbandono di queste verità (che non sono necessariamente frutto di studi severi, ma il portato del semplice buon senso) è la causa principale di tutte le “emergenze” che ci minacciano.

Il fatto è che di buonsenso ce n’è sempre meno. Questo è il vero problema: anzi, la vera perdurante emergenza. Il buon senso (la capacità di riconoscere, intuitivamente, i fondamentali principi del conoscere, e dell'agire) è stato sostituito dal senso comune, quello foggiato dall’ideologia dominante, propagandato con perversa efficacia dai media e dalla propaganda commerciale: quei “persuasori occulti” (vedi Vance Packard, 1957) che hanno trasformato i cittadini in “uomini eterodiretti” (vedi Gramsci, 1929-1935). Ecco perché tanti credono nelle bubbole dei ministri e dei loro corifei, senza accorgersi di essere diventati parte di quel popolo delle teste impagliate di cui ha scrittoThomas Stearns Eliot, nelle sua preveggente poesia che trovate anche qui, su eddyburg.
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